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mercoledì 22 agosto 2012

ALABARDA

L'alabarda è l'arma inastata per antonomasia, a punta, tagliente da entrambi i lati. Si compone di una lama di scure sormontata da una cuspide o da una lama di picca e sviluppante, posteriormente, in un uncino o in una seconda cuspide. Per forma ed utilizzo ricorda molto la voulge, della quale si costituisce come una sorta di evoluzione più raffinata. Diffusa massicciamente in Europa dai successi militari dei mercenari svizzeri a partire dal XIV secolo, restò in uso alle forze di fanteria sino alle prime decadi del XVII secolo. Nel XVIII secolo era ormai divenuta arma di rappresentanza per le guardie di palazzo ed a tal fine è ancora in uso alle Guardia Svizzera Pontificia ed alla Guardia Real di Spagna. In Cina l'uso di un'arma molto simile all'alabarda occidentale, il Ji (戟) è testimoniato sin dal VIII secolo a.C.
Non è però ad oggi chiaro se lo sviluppo nell'areale del Sacro Romano Impero Germanico dell'alabarda durante il Basso Medioevo sia da mettere in relazione con i contatti sempre più serrati tra l'Europa ed il Celeste Impero o se si tratti di una evoluzione delle grandi scuri da guerra diffuse sin dal IX secolo dai vichinghi. In araldica l'alabarda è simbolo di buona guardia e virtù guerriere. L'origine del vocabolo "alabarda" è ancora oggetto di contese. In lingua tedesca, "hellebarde" dovrebbe derivare da Halm-Barte (bastone-ascia). Una simile analisi all'etimologia del nome concorrerebbe ad avvalorare l'ipotesi che l'alabarda, come un'altra arma inastata diffusasi in Europa a partire dall'Anno Mille, la berdica, derivi dalle grandi scuri da guerra in uso alle popolazioni germaniche del Nord Europa. La presenza però di un'arma molto simile all'alabarda nella Cina del VIII secolo a.C., il Ji, porta però alcuni studiosi a considerare l'arma occidentale una evoluzione di quella orientale dovuta forse ai sempre più massicci contatti tra l'Europa ed il Celeste Impero a partire dal XIII secolo. Bisogna inoltre considerare che in quei paesi dove forte fu l'influenza dei vichinghi, come il Regno di Scozia ed il Principato di Kiev, ancora in epoca rinascimentale erano in uso grandi scuri da guerra assurte al rango di armi inastate per occupare quella nicchia tattica riempita, in Europa Occidentale dall'alabarda: la berdica polacco-russa e l'ascia Lochaber scozzese. Sviluppata dai guerrieri elvetici, l'alabarda doveva inizialmente sortire a due requisiti:
Permettere di impegnare efficacemente il cavaliere corazzato trascinandolo giù di sella, con un colpo di lama o agganciandolo tramite l'uncino, e liquidandolo, tramite un affondo della cuspide o, nuovamente, con un colpo della lama portato alle parti deboli dell'armatura a piastre;
Difendere la linea dei picchieri dalle lame delle picche nemiche, deviandole o tranciandone le aste lignee.
Nel corso del XV secolo, quando ormai tutti gli eserciti dei regni europei si erano muniti di numerosi quadrati di fanteria pesante (quasi sempre svizzeri o lanzichenecchi), l'alabarda si reinquadrò sempre più come un "tranciapicche". Si assistette nel contempo ad un allungamento della cuspide superiore o ad una sua sostituzione con lama di lancia vera e propria, onde permettere si impalare gli avversari nella mischia. La medesima evoluzione occorse, in buona sostanza, anche all'altra arma i uso agli svizzeri ed ai tedeschi che, seppur radicalmente diversa nella linea, occupava la stessa nicchia tattica dell'alabarda: la spada a due mani, trasformata nel corso del Rinascimento nello Zweihänder. Abbandonati i campi di battaglia, l'alabarda, rimasta in uso alle forze di sicurezza di regnanti e pontefici, alleggerì e ridusse sempre più di dimensioni la sua lama di scure privilegiando una lama di lancia superiore. La scherma tradizionale della lancia, raffinata lungo tutto il corso del Tardo Medioevo e del Rinascimento era perfettamente praticabile con questa tipologia di arma. Oltre all'affondo ed al colpo di ritorno con la parte interiore dell'asta, l'alabarda, con i suoi uncini, anelli e ganci, poteva agganciare l'arma, la corazza o le vesti dell'avversario impacciandone i movimenti nell'attesa del colpo risolutivo.

Fonte: Wikipedia

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