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martedì 7 ottobre 2014

A TAVOLA CON I TEMPLARI: LA REGOLA E IL CIBO


Numerose norme contenute nella Regola dell’Ordine del Tempio sono ispirate al cibo e alle buone maniere, ossia al cosiddetto galateo. La numero XIII che esorta di mangiare in silenzio: “In un palazzo, ma sarebbe meglio dire refettorio, comunitariamente riteniamo che voi assumiate il cibo, dove, quando ci fosse una necessità, a causa della non conoscenza dei segni, sottovoce e privatamente è opportuno chiedere. Così in ogni momento le cose che vi sono necessario con ogni umiltà e soggezione di reverenza chiedete durante la mensa, poiché dice l'apostolo: Mangia il tuo pane in silenzio”. 
La numero X, sull'uso moderato della carne: “Tre volte per settimana vi sia sufficiente di rifocillarvi di carne, a meno che non cada il giorno di Natale, di Pasqua, la festa di Santa Maria, di Tutti i Santi, perché il troppo mangiar carne guasta la salute del corpo”.

La numero XV che prescrive l'elemosina: “Sebbene il premio della povertà, che è il Regno dei Cieli, si debba senza dubbio ai poveri, a voi tuttavia, ordiniamo di dare ogni giorno al vostro elemosiniere la decima parte del pane”.

La XVI che prescrive un uso molto parco del vino a tavola, e non tutti i giorni, e per di più annacquato: “Quando il sole abbandona la regione orientale e discende nel sonno, udito il segnale, come è consuetudine di quella regione, è necessario che tutti voi vi rechiate a Compieta, ma prima desideriamo che assumiate un convivio generale. Questo convivio poniamo nella disposizione e nella discrezione del maestro, perché quando voglia sia composto di acqua; quando con benevolenza comanderà, di vino opportunamente diluito”.

La regola XLVI che proibisce la caccia col falcone, assai in voga ai tempi: 

“Noi giudichiamo con sentenza comune che nessuno osi catturare un uccello con un uccello. Non conviene infatti aderire alla religione conservando i piaceri mondani, ma ascoltare volentieri i comandamenti del Signore, frequentemente applicarsi alle preghiere, confessare a Dio i propri peccati con lacrime e gemito quotidianamente nella preghiera. Nessun fratello professo per questa causa principale presuma di accompagnarsi con un uomo che opera con il falco o con qualche altro uccello”.

XLVII che proibisce di andare a caccia: “Specialmente imponiamo e comandiamo ad ogni fratello professo di non osare entrare in un bosco con arco o balestra o lanciare dardi: non vada con colui che fece tali cose se non per poterlo salvare da uno sciagurato pagano: né osi gridare con un cane né garrire; né spinga il suo cavallo per la bramosia di catturare la fiera”.

Disposizioni inoltre su come alimentare e prendersi cura degli ammalati a cui poteva venir somministrata carne anche di volatili e riferimenti ai legumi, altamente considerati nella dieta dei Templari.

Nella regola LXV si prescrive che: “A tutti sia distribuito in modo uguale il vitto. Riteniamo anche che questo in modo congruo e ragionevole sia rispettato, che a tutti i fratelli professi sia dato cibo in eguale misura secondo la possibilità del luogo: non è infatti utile l'accezione delle persone, ma è necessario considerare le indisposizioni”.

In merito alle colpe la regola LXVII prescrive che il colpevole mangiasse da solo, separato dal refettorio e dai fratelli templari diciamo: “Se la colpa sarà grave, si allontani dalla familiarità dei fratelli, né mangi con loro alla stessa mensa, ma da solo assuma il pasto. Il tutto dipenda dalla decisione e dall'indicazione del maestro, affinché sia salvo nel giorno del giudizio”.

Articolo di Alessandra Guigoni. Tutti i diritti riservati.

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