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giovedì 23 ottobre 2014

ENTE PALIO SAN FLORIANO


L’Associazione Ente Palio San Floriano contribuisce a riscoprire, rievocare, valorizzare e diffondere la storia e le tradizione della città di Jesi e dei Comuni della Vallesina, con particolare riferimento alla commemorazione di San Floriano, compatrono e Santo prottettore della città e della Valle. L’evento principale organizzato e promosso dall’associazione  è il “Palio di San Floriano”, che giungerà nel 2014 alla sua XIX edizione.

IN FESTO SANCTI FLORIANI

Mille anni dopo la morte di San Floriano, avvenuta nel 304 d.C. sotto l’imperatore Diocleziano, era ancora vivo il culto del martire cristiano, compatrono di Jesi insieme a S. Settimio. La prima attestazione della presentazione del Pallio nel giorno della Festa di S. Floriano, è del 14 settembre 1227, quando Jesi impose al Castello di Apiro, nella diocesi di Camerino, di sottomettersi. Il culto di S. Floriano veniva celebrato con una festa che era caratterizzata da tre avvenimenti principali: la cerimonia religiosa di presentazione del Pallio (dal latino pallium, mantello) il 4 maggio, da parte dei Comuni assoggettati a Jesi; i giochi, svolti in onore del Santo, e infine la fiera, a cui partecipavano non solo i cittadini di Jesi, ma anche individui provenienti dal Contado e dalle regioni confinanti. Il pallio era uno stendardo di seta e di vari colori: rosso, nero, verde, giallo, d’oro, a tinta unita o decorato di rose, fiori ecc. Su di esso era ricamata o disegnata la figura di S. Floriano o il leone rampante, simbolo di Jesi e di molti castelli del contado. Alla vigilia della festa ogni castello eleggeva un proprio rappresentante che aveva il compito di recarsi alla cerimonia a cavallo, portando con sé il pallio sospeso ad un’asta o lancia e della cera per la chiesa del Santo, offerta poi sostituita con del denaro. I partecipanti, scortati dall’ “Armata pro Festa Sancti Floriani”, e accompagnati da una folla numerosa, attraversavano le principali vie di Jesi, al suono di trombe e flauti, fino a giungere alla piazza S. Floriano, odierna piazza Federico II. Arrivati all’ingresso della chiesa di S. Floriano, dove aspettavano le maggiori autorità cittadine, Gonfaloniere, Podestà e tutte le massime cariche istituzionali, veniva eseguito l’appello nominale dei Castelli assoggettati in ordine decrescente di importanza e di grandezza, facendo ad uno ad uno il nome delle città che dovevano presentare lo stendardo e, allo stesso tempo, giurare fedeltà e ubbidienza alla città di Jesi. All’appello rispondeva il portatore del pallio, il quale, agitandolo, affermava la propria presenza, protendendo il braccio con il vessillo verso il Gonfaloniere o Podestà di Jesi. Questi, nel prenderlo in consegna, verificava la fedeltà del Castello rappresentato, dopodiché, dagli stessi portatori, gli stendardi venivano introdotti in chiesa ed appesi alle finestre. Terminata la cerimonia religiosa, la festa continuava in piazza, dove avevano luogo danze, banchetti e gare. Ad allietare gli spettatori vi erano anche dei giochi: il più atteso era la gara dell’anello che si disputava o di pomeriggio o di sera. Era la gara di abilità più importante e popolare ed era aperta a Jesini e forestieri. La fiera di S. Floriano durava otto giorni, dal 30 aprile all’8 maggio, quattro prima e quattro dopo la festa vera e propria.


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