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giovedì 27 febbraio 2014

LA SINDONE E' DEL I SECOLO!

File:Shroudofturin-hands.jpg

Un nuovo studio del Politecnico di Torino ha tentato di fare luce sul millenario mistero della Sacra Sindone, il telo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù Cristo dopo la crocifissione. Il professore associato di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova Giulio Fanti ha affermato che grazie ad alcuni metodi alternativi di datazione del Sacro Telo si può ragionevolmente affermare che la Sindone sia davvero del 33 d.C. anche se viene mantenuta un range di incertezza di 250 anni. Il risultato della ricerca è illustrata in un libro: “La Sindone: primo secolo dopo Cristo!”, scritto insieme a Pierandrea Malfi con approfondimento di Marco Conca (Edizioni Segno, 2014, pagg. 415, 20 euro). Fanti parte dal presupposto che la radiodatazione effettuata nel 1988 è completamente errata, errore indotto dal timolo, un battericida molto forte a cui è stato esposto il telo tra il 1978 e il 1988 con il risultato di alterare enormemente la percentuale di C14. Lo stesso professore ha chiesto anche consulenze all'americano Ray Rogers che aveva trattato la Sindone da un punto di vista strettamnete chimico il quale affermò con certezza che era impossibile datare il Telo nel Medioevo retrodatandolo al I secolo. Dato per certa, o comunque molto vicina, la datazione c'è una domanda che più di ogni altra merita una risposta: è davvero di Gesù l'immagine impressa sul telo di lino? Prove lampanti non ce ne sono ma esistono numerosi indizi che ristringono notevolmetne il campo. Se è vero che i romani crocifiggevano migliaia di persone è altrettanto vero che la crocifissione di Gesù ha un qualcosa di profondamente diverso dalle altre; la stessa corona di spine ad esempio o le terribili frustate rendono "unica" questa crocifissione (generalmente la crocifissione era una pena a se stante, quindi non si infieriva prima sul corpo del condannato) dato che Pilato tortura Gesù per poi liberarlo, poi interviene il popolo che obbliga lo stesso a procedere con la seconda punizione.  Come si può essere stampata l'immagine? Anche questa è una domanda cardine per comprendere al meglio il mistero della Sacra Sindone. Sempre Fanti, in un'intervista a VaticanIsider, afferma che allo stato delle conoscenze attuali l'immagine sia il risultato di una notevole esplosione di energia che proveniva proprio dal corpo creando il cosidetto "Effetto Corona" che consiste in una serie di scariche con emissione di elettroni ma è difficile per la scienza, ora, trovare la causa di tali emissioni di energia (anche se in un articolo precedente abbiam oparlato di terremoto). Vi sono indizi secondo cui il sangue sciolto nella Sindone ha lasciato decalchi sul tessuto senza alcuna sbavatura che, di contro, rimarrebbe visibile in caso di rimozione fisica del cadavere. Esistono, infine, due configurazioni della Sindone: una "appiattita" dovuta all'esplosione di energia che ha creato la radiografia, e una "avvolgente" durante la trasposizione del sangue.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Se la Sindone è autentica reliquia della morte-risurrezione di nostro Signore, allora il volto raffigurato è veritiero per definizione. Ne consegue che paragonato con l’autoritratto di Leonardo, Gesù e Leonardo da Vinci verso il termine della loro vita erano simili nel volto. Mentre se è opera umana, esiste un limite temporale per la sua creazione. L’incendio della cappella francese di Chambéry del 1532, dove era custodita e fu danneggiata, rappresenta l’orizzonte degli eventi, la data limite della sua origine. E’ quindi possibile l’attribuzione a Leonardo, per i seguenti motivi:
Il volto sindonico rimanda all’immagine di Leonardo.
Le proporzioni del corpo sarebbero corrispondenti all’Uomo Universale di Leonardo, riprodotto sul retro della moneta da un EURO italiana. Nella figura della Sindone,
una mano sembra avere le dita più lunghe dell’altra, come nel ritratto di Cecilia Gallerani. L’immagine della ferita al costato ricorda l’urlo di uno dei guerrieri al centro della Battaglia di Anghiari, come appaiono da alcuni disegni originali dei combattenti della Battaglia conservati al museo delle Belle Arti di Budapest, e nella probabile parte del cartone raffigurante la testa di guerriero conservata a Oxford, Ashmolean Museum.
La figura individuabile nella zona plantare destra sarebbe l’autoritratto di profilo dell’autore.
La Sindone e l’Autoritratto sono custoditi a poche decine di metri l’uno
dall’altro, essendosi ritrovati dopo secoli tutti e due nel centro storico di Torino. L’Autoritratto è conservato nella Biblioteca Reale e la Sindone nell’attiguo Duomo. Entrambi gli oggetti esposti, con grandi precauzioni, al pubblico solo in eventi particolari. Se è autentica reliquia-miracolo, non si può escludere a priori,
l’intenzione dell’Autore di farne un’opera d’arte paragonabile ai maestri del Rinascimento.
Nell’ipotesi che l’autore sia Leonardo, il volto di Gesù impresso sulla Sindone, sarebbe “vero” per la “magia” realizzata dall’artista. Il volto sarebbe simile a quello di Leonardo, che ne sarebbe il modello. Avrebbe realizzato l’ennesimo viaggio temporale. Un genio, consapevolmente o meno, ne avrebbe ritratto un Altro trasfigurandosi, realizzando una straordinaria icona. Tramite gli artisti la materia si farebbe verbo. Un concetto caro a Papa Paolo VI. Inoltre, se il professor Alinei ha potuto sostenere, che la Gioconda è una donna morta, ritratta come viva, un “non vivo”, nella Sindone, invece, avremmo un
Uomo vivo, ritratto come morto, un “non morto”. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.
Solleva la pietra, e là mi troverai, taglia il legno ed io sono là. Proclama Gesù, secondo il Vangelo apocrifo di Tommaso.

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