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venerdì 21 febbraio 2014

LA LEGGENDA DEL CASTEL DORIA A CASTELSARDO - LA MISTERIOSA LEGGENDA DI ANDREA DORIA

File:Andrea Doria.jpg

Attorno a Castel Doria aleggia una leggenda dalle antiche origini. Il maniero dell'influente famiglia genovese fu costruito nel 1102 quando i genovesi usavano fortificare i propri possedimenti nel nord della Sardegna. Esiste, ed è ancora visibile, una torre con cinque angoli proprio in prossimità del castello che, la leggenda narra, abbia dei cunicoli sotterranei che collegavano l'intera struttura alla chiesa di San Giovanni di Viddacuia utilizzato dai Doria per andare a messa i giorni di festa. Inoltre, un marciapiede conduce alla Conca di la muneta dove sembra che i Doria battessero la moneta. Questa conca è una grande cisterna nel cui fondo vi era una enorme campana d'orata che suonava ogni qual volta un passante lanciava una pietra. Un giorno, un uomo scese la cisterna e trovò una porta che conduceva ad altre cavità ipogee molto grandi. In una stanza trovò un bastone d'oro e in un altra vide una porte di ferro che non riuscii ad aprire e che, probabilmente, conduceva nella sala dove riposavano i tesori dei Doria. Tutto questo fa da contorno alla incredibile storia di Andrea Doria, valoroso ammiraglio genovese, una storia avvolta nella leggenda. Durante uno dei tanti inverni
che Doria amava passare nel suo castello, una dama imparentata con un cavaliere al servizio della famiglia si innamorò follemente del bell'ammiraglio: ma il suo amore era talmente viscerale che era anche estremamente oppressivo tanto da indurre il principe a respingerla più e più volte. Irata tremendamente, la dama decise di recarsi da una nota maga per avere una pozione, un incantesimo che gli avrebbe permesso di prendersi Andrea ma la risposta fu quella che di certo si aspettava: 
«Madonna, il cavaliere è devoto a San Giovanni, e San Giovanni lo preserva dagli incantesimi d'amore. Nessun filtro e nessuna magia può influire nel suo cuore... però, Madonna, io posso mettervi in comunicazione con qualcuno che ne può più di me!...»
E quel qualcuno era il diavolo che in cambio della sua anima concesse alla dama tutti i poteri tipici di una strega. Sentendosi oltraggiata dai continui rifiuti del principe, decise di trasformarsi in strega e di andare incontro ad Andrea che, attraverso il cunicolo, stava recandosi in chiesa. La strega esclamò 
«Nobile Messere, mi ha mandato a te San Giovanni di Viddacuia, per dirti; bada, ti sovrasta una grande disgrazia! Il giorno che vedrai i campi del Coghinas ricoperti di cavalli e cavalieri verdi, quel giorno il tuo castello sarà espugnato e tu con la tua corte sarete ap­piccati per la gola su gli spalti di Castel Doria!...».
Andrea Doria, rimase letteralmente scioccato dalla profezia tanto che decise di rafforzare il castello e di spedire le chiavi del tesoro di famiglia ad una sorella che viveva a Genova. Nel mese di maggio si compì la vendetta della strega: si recò nei campi di Coghinas ricchi di fiori e di asfodelo e con un incantesimo trasformò tutta quella meraviglia in cavalli verdi, cavalieri, verdi e armature verdi. Il giorno dopo Doria impallidì temendo un assalto al suo castello e ai suoi tesori tanto più che non aveva ricevuto dispacci dalle cancellerie per un eventuale invasione. Temendo di non poter difendere il castello, decise di suicidarsi gettandosi dal bastione dove soleva passeggiare. In quel momento il campo tornò a come era il giorno
primo e nell'aria una risata isterica e raccapricciante riecheggiava in tutta la sua gioia isterica: era la strega che dal suo balcone aveva assistito alla scena, la vendetta era compiuta. Saputa la morte di Andrea, la sorella perse i bagagli, le chiavi, coperte e salpò per la sardegna ma poco dopo la partenza morì: pochi istanti prima del suo ultimo respirò gettò in mare le chiavi rendendo inaccessibile per sempre la stanza ipogea che conteneva i tesori dei Doria. Molti anni dopo, un pastore passò dinanzi al castello e fu attratto da una luce che veniva da una porta posta sulla muraglia del bastione: vi entrò e con stupore si trovò in una stanza piena di oro, stoffe preziose, biancheria, tele...insomma una vera e propria ricchezza. La bellissima donna candidamente vestita si rivolse al pastore dicendo «Piddani e lassarnni». Il pastore non sapendo cosa fare si ricordò che la sua numerosa famiglia aveva bisogno di biancheria, pertanto prese solo le stoffe lasciando tutto il resto dove era. Tornato a casa e raccontato il fatto, tornò poco dopo con tutta la sua famiglia al castello questa volta con ben altre intenzioni. La luce all'improvviso si spense appena il pastore si stava avvicinando facendo ricadere la muraglia nel buio di una notte malinconica.

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