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lunedì 3 febbraio 2014

IL TORRIONE DI AVETRANA

Il “Torrione” è certamente il monumento- simbolo di Avetrana. Abbandonato per decenni al suo destino, come incontrollata discarica e “parco giochi” per adolescenti che al suo interno si avventuravano, finalmente sul finire degli anni ’80 si diede l’avvio ad un progetto di recupero/restauro lungo e laborioso i cui lavori sono terminati solo di recente nel 2008. Sebbene se ne possa agevolmente attribuire l'epoca al XIII-XIV sec., non chiare appaiono le sue origini. Verosimilmente nasce come torre di avvistamento più che come struttura di difesa attiva. La dislocazione del torrione e la sua altezza, circa 17 metri, permetteva (e permette) la visibilità su quello specchio di mare compreso tra Porto Cesàreo e Gallipoli mentre verso l'entroterra guarda le colline di Oria, laddove sorge il castello, elevato in epoca federiciana. Il primo documento certo ci informa che un tal  Pietro Tocco, feudatario di Avetrana, nel 1350 comandava detta torre con una piccola guarnigione militare. Nel 1378 il possesso passa al figlio Guglielmo. Varie famiglie si succedono nel possesso del mastio: De Raho, Dentice, Orsini del Balzo, Hugot, Montefusco, Pagano, Albrizi, Imperiale. Seppure rimaneggiato in epoche successive, il mastio conserva ben evidente il suo antico impianto. A base quadrangolare esso internamente, appare suddiviso in tre piani raccordati fra loro da una angusta scaletta, ricavata nella intercapedine muraria, la quale  conduce  fino in cima al terrazzo. Evidenti, all'interno, i segni di alcuni  rimaneggiamenti successivi per cui, sebbene attualmente la torre appaia suddivisa in tre ripiani, alcuni incavi mostrano come in realtà l'interposizione di solai lignei dividesse l'intera struttura in cinque piani. Un’imponente rampa di scale esterna, che si sviluppa alle spalle della Cappella del Ponte, permetteva attraverso un ponte levatoio di legno l’accesso diretto al secondo piano. Detto ponticello fu di poi sostituito con uno in muratura crollato negli anni ’50. Gli ultimi lavori di restauro hanno ripristinato ex novo l’antico ponte ligneo. La parte superiore della struttura è decorata da bugne piane distribuite a quiconce su tredici linee. Originarie le finestrelle dell'ultimo piano, quelle dei piani inferiori appaiono invece modificate in epoca cinquecentesca. Notevole sulla facciata che guarda mezzogiorno, verso l'alto, una pietra quadrata estremamente corrosa dal tempo sulla quale l'Albanese dice esservi stata una l’effige di un minotauro (figura mitologica metà uomo [il corpo] e metà toro[testa]. Tale immagine era anche effigiata su alcune monete coniate in Oria di qui l’ipotesi che il Torrione di Avetrana sia stato costruito dagli oritani.  
Tra la fine del XV  e l’inizio del XVI secolo quando cioè Avetrana passa dalla signoria dei Montefusco a quella dei Pagano al Torrione vengono aggiunti altri elementi: le mura, le torrette e la torre circolare detta “Il Cavaliere” e tutto il complesso si connota come una vera e propria fortezza. Con l’avvento degli Imperiale (metà del ‘600)  infine il castello tende a perdere le sue funzioni di presidio e parte del fossato viene adattato a frantoio oloeario.  Solo nel 1913 il Comune ne acquisisce la proprietà.  

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