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mercoledì 18 settembre 2013

LOUIS CHARPENTIER "I MISTERI DELLA CATTEDRALE DI CHARTRES"

All'interno della cattedrale di Chartres, nella navata laterale ovest del transetto sud, c'è una pietra rettangolare, incastrata di sbieco nelle altre lastre, la cui bianchezza risalta nettamente sulla generale tinta grigia del lastricato. Questa pietra è contrassegnata da un risalto di metallo brillante, leggermente dorato. Ogni anno, il 21 giugno, quando il sole splende, cosa che generalmente avviene in quell'epoca, un raggio, proprio a mezzogiorno, viene a colpire questa pietra bianca; un raggio che penetra da uno spazio praticato nella vetrata detta di Saint-Apollinaire, la prima del muro ovest di questo transetto. Questa particolarità è segnalata da tutte le guide ed accettata come una bizzarrìa, un divertimento del lastricatore, del vetraio o del costruttore...Trovandomi per caso a Chartres un 21 giugno, ho voluto «vedere il fatto» come una curiosità del luogo. Secondo il mio parere il mezzogiorno locale doveva situarsi tra l'una meno un quarto e l'una meno cinque dei nostri orologi... E fu effettivamente in quel momento che il punto luminoso venne a colpire la lastra. Un raggio di sole che, filtrato nella penombra, produce una macchia sull'impiantito: che c'è di così sorprendente? Sono cose che si vedono tutti i giorni... Tuttavia non potevo liberarmi da uno strano senso di incertezza. Qualcuno una volta si era preso la pena di lasciare uno spazio vuoto, un piccolissimo spazio vuoto, nella vetrata... Qualcun altro, contemporaneamente, si era preso la pena di scegliere una lastra speciale, una lastra diversa da quelle che costituiscono il pavimento di Chartres, più bianca, affinché fosse notata. Si era preso la pena di tagliare di sbieco, nella pavimentazione, un posto pari alla sua dimensione, dove poterla inserire; si era preso la pena di forarla per fissarvi quel risalto di metallo di tinta leggermente dorata: un risalto che non indicava né il centro della lastra né uno dei suoi assi. Era qualcosa di più di un divertimento di lastricatore: un lastricatore non fa un buco in una vetrata per illuminare, qualche giorno all'anno, una pietra...Nemmeno un vetraio trasforma un lastricato per mettere in evidenza la dimenticanza di una particella di vetro nella vetrata che ha appena posto... Una volontà concertata aveva ordinato questo insieme. Lastricatore e vetraio avevano obbedito ad un ordine. E quest'ordine era stato dato in funzione di un tempo determinato: il solo periodo dell'anno in cui il raggio del sole può colpire la lastra è il solstizio d'estate, quando il sole raggiunge l'apice della sua corsa verso il Nord. L'ordine era stato dato, perciò, da un astronomo. E quest'ordine era stato dato in funzione di un luogo specifico: la pietra è situata nel prolungamento del muro sud della nava- ta in mezzo alla navata laterale del transetto - ma non esattamente in centro - e l'inclinazione della pietra, evidentemente, era stata voluta; il luogo era stato scelto da un geometra.
Quando questo giochetto del «sole sulla lastra» nel solstizio d'estate si produce in una delle cattedrali più celebri dell'Occidente, in uno dei luoghi più rinomati di Francia, l'idea dell'enigma subentra nell'animo di chiunque. Subentrò anche in me. Che cos'era questo fatto che s'allontanava dalla «giusta dottrina» del catechismo, dalla teologia o dalla Leggenda dorata? Qual era questo avvertimento? E improvvisamente tutto mi sembrò pieno di mistero. La cattedrale assumeva un aspetto che le era personale e che mi sfuggiva senza tuttavia essermi estraneo. Tutto mi fu contemporaneamente, improvvisamente, estraneo e familiare. Questa volta che io, in un certo qual modo, sentivo strutturata sulla mia persona, si innalzava più alta di una casa di dodici piani; questo monumento, all'apparenza così rapidamente esplorabile avrebbe potuto contenere uno stadio; per cingere questi pilastri così ben proporzionati da essere familiari, sarebbero stati necessari quattro uomini con le braccia aperte... E niente, in tutto questo, che sia oltre le possibilità umane, niente che non sia in grado di fare l'uomo... Che cosa strana! Tutto diventava mistero ma com'era lontana ormai quell'impressione di disagio che mi aveva invaso sulla soglia del tempio di Edfou i cui piloni colossali respingono, come per allontanarvi da un mondo in cui l'uomo non ha posto. Qui, invece... persino la penombra era incantata da luci splendenti. Ogni cosa portava in sé il suo contrario: l'immensità era ospitale; l'altezza invece di schiacciare, ingrandiva. Sebbene il sole volgesse verso il mezzogiorno, era la rosa del Nord che risplendeva di mille luci. Le alte figure di Sant'Anna dal viso nero, con il Giglio e la Vergine, di Salomone e di Davide, di Melchisedech e di Aronne, sebbene immobili, vivevano di luce; sebbene ieratici, erano familiari come immagini dell'infanzia... e tuttavia la scienza delle linee e quella dei colori allontanavano ogni idea di ingenuità. Qual era dunque questa magia che mi sentivo così vicino a capire? Questo incantesimo il cui segreto stava per essermi rivelato, immediatamente, là, vicino a quella pietra, dove il sole aveva per un istante posato la sua immagine rotonda? Ci fu un attimo, lo spazio di un baleno, in cui credetti di «afferrare» Chartres e i suoi misteri, quello delle sue pietre e quello delle sue gemme splendenti...Solo Chartres era riuscita ad attrarmi. Le porte non si aprono senza chiave, né senza sesamo. Bisognava cercare le chiavi.
È difficile precisare a partire da quale momento la ricerca diventa un vizio, come accade agli amatori delle parole incrociate; ma il fatto è che io avevo messo il dito nell'ingranaggio e tutto fu una conseguenza; dallo studio di opere specializzate in rilevamenti di piani, alla formulazione di tesi presto destituite di fondamento nella comparazione delle date, da momenti d'entusiasmo a quelli di scoraggiamento, mi sono trovato immerso, a volte sino a soffocare, in un'inchiesta che risaliva dal tempo passato agli spazi presenti... Sarebbe tedioso descrivere i tortuosi cammini che ho percorso durante questa ricerca; tedioso come le ore passate sulla tavola dei logaritmi che pensavo di aver definitivamente chiuso al tempo dei miei studi liceali. Consegno oggi il risultato di questa ricerca con la speranza che possa interessare qualcuno dei miei contemporanei.
Per la maggior parte delle persone, il mistero non consiste che nell'inconsueto. Chi potrebbe meravigliarsi di ciò che vede ogni giorno? Gli abitanti delle rive del Nilo non trovano alcun mistero nelle centinaia di piramidi che costeggiano il loro fiume. Hanno detto loro che si trattava di tombe e questa spiegazione è per loro sufficiente. La cattedrale di Chartres non è per i visitatori che un monumento gotico in mezzo ad altri monumenti gotici... Meno misterioso di tanti altri perché non contiene nessuno di quei medaglioni o immagini di cui l'Adepto Fulcanelli ha così dottamente rivelato i segreti alchimistici. Tuttavia quanti misteri! Tanto più difficili da chiarire in quanto tra gli uomini di quei tempi e noi c'è stata una rottura che ha fatto precipitare tutta una forma di civiltà; che ha fatto scoppiare quella che era una civiltà in pulviscoli, in particelle di individualità.
Malgrado gli ingannevoli spazi di tempo, la distanza tra i costruttori di cattedrali e gli uomini del Rinascimento è maggiore che tra questi ultimi e noi. La maggior parte dei misteri della cattedrale di Chartres, sono misteri solo per noi, uomini del XX secolo, che abbiamo. riguardo agli uomini di un tempo, solo delle opinioni scolasticamente prefabbricate. Prendendo in considerazione anche solo l'arte gotica, questa pone un enigma al quale non è mai stata data nessuna risposta. Sappiamo tutto delle origini del romanico; se ne segue lo svolgimento di monumento in monumento e di periodo in periodo. Ma il gotico è sempre sfuggito ai tentativi di fissarne l'origine. Il problema della sua periodizzazione storica rimane irrisolto. Esso si presenta improvvisamente, senza elementi premonitori, verso il 1130, e nel giro di qualche anno, raggiunge il suo apogeo, completo e totale, senza prove né tradizioni...E lo straordinario è che si trovano, improvvisamente, maestri di bottega, artigiani, costruttori, in numero sufficiente, per intraprendere, in meno di cento anni, più di ottanta immensi monumenti. Gli storici sono persone sorprendenti. A volte si ha l'impressione che non si pongano domande. Forse è perché la loro formazione è romantica. Vi sono pochissime persone, infatti capaci di sbarazzarsi dall'idea romantica che l'«Arte» è una cosa a sé oppure che l'Arte debba essere l'espressione della personalità di un uomo, ed unicamente l'espressione di questa personalità... Questo dà un certo piacere ai fabbricanti di opere d'arte, e più ancora ai trafficanti di opere d'arte. A questa stregua il gotico è ricondotto al rango di una semplice moda... Si faceva del gotico perché era di moda, come si era fatto del romanico perché era di moda. Tuttavia, coloro che costruirono Chartres non pensavano certamente ad animare con uno slancio verticale, il paesaggio orizzontale della Beauce. Non avevano, nel modo più assoluto, il nostro attuale concetto di «Arte». Non avrebbero certo iniziato a costruire una cattedrale se non l'avessero giudicata «utile» e sarebbe strano che non l'avessero concepita in maniera decisamente «razionale» ... Tutto ciò che noi non comprendiamo, che ci sembra misterioso, o che prendiamo per estro di un architetto o di un fabbricante di immagini, tutto ciò ha una sua ragione d'essere; una ragione d'essere eminentemente utilitaria, anche se non riusciamo a renderci conto con precisione quale fosse questa utilità. Non è certamente per un motivo casuale, anche se artistico, che la chiesa è situata là dove si trova, non è certo un caso se ha un'orientazione inconsueta alle chiese cattoliche: la forma della sua ogiva, la sua larghezza, la sua lunghezza, la sua altezza non sono il risultato delle riflessioni di un esteta...In altre parole, i rapporti di lunghezza, larghezza, altezza, della cattedrale, non sono stati scelti per «renderla graziosa», ma perché sono il risultato di una necessità alla quale i costruttori non potevano sottrarsi; necessità, potremo dire, oggettiva. Parimenti, l'ogiva deriva da una necessità che è l'altra parte più fisiologica che architettonica e queste famose vetrate che non si è mai potuto né analizzare né riprodurre, e che hanno, inondate di luce, proprietà così straordinarie, sono state concepite in questo modo per necessità... Tutto è stato collocato per agire sull'uomo, sugli uomini; tutto, sino al minimo particolare; sino a questo labirinto attualmente invaso di sedie; sino a questa lastra illuminata dal sole di mezzogiorno del solstizio di Saint-Jean-d'Eté...E poi c'è un altro aspetto della questione al quale generalmente non si pensa. Ed è che tutte queste cose, dalle fondamenta ai minimi particolari, sono state realizzate da persone che sapevano quel che facevano... E mistero si aggiunge a mistero perché si ignora chi fossero queste persone, e donde provenisse la loro scienza...E questa scienza era molto grande. Notre-Dame ha settecento anni; essa ha subito, con gli ineluttabili danni provocati dal tempo, almeno un gravissimo incendio e, tuttavia, non ha mai avuto bisogno di essere consolidata, puntellata, restaurata, tranne in qualche piccolo dettaglio... E questi straordinari architetti che la progettarono, questi costruttori che la edificarono, noi in realtà non li conosciamo. Li conosciamo così poco che a volte ci si può chiedere se il mistero non sia stato creato attorno ad essi per qualche ragione d'interesse politico o per qualche altro motivo; se questo mistero non sia stato voluto fin dall'origine, come per sottrarli ad ogni inchiesta o... inquisizione. Tralascio, per il valore che ha, la spiegazione semplicistica che tutto ciò non ha altra fonte che la Fede. La Fede solleva, forse, le montagne, e queste persone, indubbiamente avevano la fede, ma ci vuole altro per equilibrare la più larga volta gotica conosciuta (ed anche una delle più alte): è necessario avere anche delle conoscenze scientifiche. Allora sorge un nuovo mistero. Donde proveniva questa scienza? Ci rappresentano sempre il Medio Evo come un'epoca oscurantista, ma c'è molto di falso in questa affermazione... È l'epoca della crociata contro gli Albigesi, è l'epoca della nascita dell'inquisizione domenicana, è l'epoca dei roghi...Come conciliare tutto questo? Cluny si spiega con i suoi monaci saggi... Ma non Chartres, Amiens, o Sens, o Reims, che non hanno nulla di monacale, che sono templi popolari, costruiti per il popolo, e da laici, cioè da persone appartenenti a questo popolo «ignorante»...Ma in che modo questo popolo ignorante è riuscito a fornire la quantità di carpentieri, di muratori, di tagliapietre, di «fabbricanti di immagini» - così sapienti - necessari per costruire questi immensi «vasi di pietra»? Bisogna ricordare che, solo nella Francia del Nord, al tempo in cui si costruiva Chartres, vi erano quasi venti cattedrali in costruzione, della stessa importanza... E quante chiese minori! Tutte fatte a mano, oserei dire, aventi come solo motore il muscolo umano che mette in azione la mano umana... E bisogna anche pensare che tutta la Francia non doveva avere più di quindici milioni di abitanti... Allora sorge un altro mistero, quello del finanziamento. Nonostante tutta la loro fede, gli operai non lavoravano senza essere pagati... E tutti gli storici sono concordi nel dire che il popolo era povero; cosa che certamente è vera. Allora. donde viene il denaro? Donatori? I loro nomi sono scritti sui registri. Essi donano chi un altare, chi una pala, chi una vetrata. Bazzecole, in confronto all'opera nel suo complesso. Vi sono le questue, ben inteso; a volte delle imposte sui mercati; per Chartres: i pellegrini. Ma i pellegrini non hanno con sé gran quantità di denaro. E ancora il mercato di una piccola borgata non doveva avere una grandissima importanza...Allora bisogna cercare di ragionare logicamente, almeno nelle cose che sono accessibili alla logica umana. Che questa fioritura di cattedrali sia stata voluta e che sia stata voluta da un «organismo» che aveva la scienza necessaria per costruirle, che aveva a disposizione costruttori competenti, che aveva i mezzi per finanziare questi costruttori. Infine, ultima evidente condizione, essi dovevano essere religiosi... Ma il clero secolare, vescovi, canonici, preti, non avevano né la sufficiente esperienza né, ad eccezione delle grandi metropoli, i mezzi per attuare ciò. Solo i grandi Ordini monacali, soprattutto quello benedettino e cistercense, possedevano insieme i mezzi e costruttori; ma riservavano queste forze per le loro abbazie. Né i monaci di Cluny né quelli di Citêaux hanno costruito Chartres... Da un mistero ricadiamo in un altro. E un altro ancora: perché questa chiesa magnifica, immensa, fu costruita in quella borgata che era Chartres? Una chiesa per la cui costruzione furono mobilitati, non possiamo dubitarne, i migliori tra i più abili maestri di bottega, muratori, tagliatori di pietra, scultori, carpentieri.
Chartres sarebbe dunque un luogo privilegiato?

Immagine tratta da Wikipedia, Autore Andreas F. Borchert


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