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venerdì 20 settembre 2013

20 SETTEMBRE 1870 - 20 SETTEMBRE 2013: 143 ANNI DALLA PRESA DI ROMA

XX Settembre 1870 e Medioevo...cosa li accomuna? Sembrerebbe nulla dato che c'è uno scarto di 378 anni (1492-1870) ma non possiamo non parlarne dato che proprio il potere della chiesa conosciuto durante il medioevo cessa all'improvviso di esistere in una mattina di un secolo e mezzo fa. In seguito all'annessione di Roma al Regno d'Italia nato nel 1861, lo Stato Pontificio crolla e così il potere dei papi. Stato e Chiesa si ricongiungeranno in due fasi distinte: 1929 con la firma dei patti Lateranensi tra Chiesa e Stato Fascista e con il Concordato del 1984 firmato in unione con il socialista Bettino Craxi a Villa Madama. Ma veniamo a quei particolari giorni di grandissimo trambusto. Cavour aveva come obbiettivo quello di porre Roma a capitale del Regno e tentò una via diplomatica coinvolgendo Diomede Pantaleoni che aveva molte conoscenze alle più alte schiere vaticane per trovare un accordo che avrebbe garantito la "libertà assoluta della Chiesa" ossia libertà di coscienza assicurando ai cattolici l'indipendenza del papa dal potere secolare. Ma le trattative non ebbero l'esito positivo sperato: nonostante un iniziale accoglimento (seppur molto timido) del Papa Pio IX (che sappiamo essere stato un papa dalla testa volubile), le trattative si arenarono quasi immediatamente. A questo punto Cavour punta gli occhi su Parigi dicendo che Roma doveva essere Capitale solo col consenso di Parigi riaffermando il suo principio cardine di "Libera Chiesa in libero Stato". Cavour scrisse a Giuseppe Carlo Bonaparte chiedendo di togliere il presidio francese di stanza a Roma. Il principe, di tutta risposta, inviò quello che sarà un abbozzo di accordo diplomatico:
« Fra l'Italia e la Francia, senza l'intervento della corte di Roma, si verrebbe a stipulare quanto segue:
1º La Francia, avendo messo il Santo Padre al coperto d'ogni intervento straniero, ritirerebbe da Roma le sue truppe, in uno spazio di tempo determinato, di 15 giorni o al più di un mese.
2º L'Italia prenderebbe impegno di non assalire ed eziandio di impedire in ogni modo a chicchessia, ogni aggressione contro il territorio rimasto in possesso del Santo Padre.
3º Il governo italiano s'interdirebbe qualunque reclamo contro l'organamento di un esercito pontificio, anche costituito di volontari cattolici stranieri, purché non oltrepassasse l'effettivo di 10 mila soldati, e non degenerasse in un mezzo di offesa a danno del regno d'Italia.
4° L'Italia si dichiarerebbe pronta ad entrare in trattative dirette con il governo romano, per prendere a suo carico la parte proporzionale che le spetterebbe nella passività degli antichi stati della chiesa »
Cavour acconsentì anche se con qualche distinguo perchè credeva che gli stessi cittadini romani si fossero impegnati a risolvere i propri problemi senza l'intervento di governi stranieri e che il papa avrebbe ceduto alle spinte unitarie. Cavour muore nel 1861 e il suo successore Bettino Ricasoli riprese i contatti con Antonelli (segretario di Pio XII) il 10 settembre 1861 con una nota indirizzata al Papa chiedendo un accordo che avesse annesso Roma all'Italia e la Chiesa libera di esercitare liberamente il proprio culto. La risposta fu negativa e l'ambasciatore fancese a Roma scrisse al suo ministro la frase riportata da Antonelli
«Quanto a fare accordi con gli espropriatori, noi non lo faremo mai».
Le trattative si arenarono: nel frattempo l'azione era portata da Mazzini e Garibaldi il quale fu ferito all'Aspromonte mentre dalla Sicilia stava risalendo a Roma. Le trattatrive ripresero nel 1863 tra Napoleone III e il Presidente del Consiglio Minghetti arrivando alla Convenzione di Settembre che prevedeva il ritiro delle truppe francesi da Roma in cambio di un impegno che obbligava l'Italia a non invadere lo Stato della Chiesa e come garanzia fu richiesto lo spostamento della capitale a Firenze. Molto importante è la clausola che prevedeva l'intervento immediato dell'Italia a Roma in caso di rivoluzione. Nel 1867 Garibaldi arrivò nel Lazio e fu sconfitto a Mentana, il 3 novembre i francesi arrivarono a Civitavecchia e, unendosi alle truppe del papa, si scontrarono con Garibaldi. Le truppe italiane che in barba alla convenzione superarono i confini dello stato pontificio, lo abbandonarono e i soldati francesi rimasero a Roma. Alla fine del 1869, Lanza (presidente della Camera dei Deputati. Nel corso del suo discorso di insediamento disse: «siamo unanimi a volere il compimento dell'unità nazionale; e Roma, tardi o tosto, per la necessità delle cose e per la ragione dei tempi, dovrà essere capitale d'Italia») divenne capo del Governo. Mazzini intanto partì per la sicilia e fu arrestato il 13 agosto del 1870 ma le sue idee rivoluzionarie arrivarono fino a Pavia dove Pietro Barsanti, in servizio in una caserma colpita dai rivoluzionari e mazziniano, decise di non reprimere il popolo. Fu giustiziato il 2 agosto. L'occupazione di Roma fu una delle cause che impedì l'alleanza tra Francia e Italia e i 2 agosto la Francia avvertì il governo che era pronta per ripristinare la convenzione del 1864 e ritirare le truppe da Roma. Un mese prima dell'assalto a Porta Pia i deputati Cairoli e Nicotera chiesero di denunciare il concordato e muovere su Roma. Intanto il 4 settembre fu proclamata la Terza Repubblica...

Il 29 agosto 1870 il ministro degli esteri Visconti Venosta inviò al Re e a Parigi una lettera con una serie di punti che miravano a sottolineare come le condizioni che avevano portato alla convenzione erano inesorabilmente cadute. Nel contempo Visconti Venosta inviò a tutti gli ambasciatori esteri una circolare che sancivano le garanzie offerte al papa che miravano a preservarne la libertà. L'8 settembre il ministro del Re Giovanni Antonio Migliorati, risponde a Visconti Venosta illustrando i risultati del colloquio con il conte di Bray: «Il Ministro degli Affari Esteri mi disse che le basi che porrebbe l'Italia alla Santa Sede ... gli sembrerebbero tali da dover essere accettate da Roma...».

Ormai l'attacco era imminente. E per la costituzione di un Corpo d'Osservazione dell'Italia Centrale furono chiamati i soldati delle classi 1842-1845. Il Generale Cadorna fu convocato dal ministro della Guerra Govone che gli affidò i seguenti compiti
« 1° Mantenere inviolata la frontiera degli stati pontifici da qualunque tentativo d'irruzione di bande armate che tentassero di penetrarvi;
2° Mantenere l'ordine e reprimere ogni moto insurrezionale che fosse per manifestarsi nelle provincie occupate dalle divisioni poste sotto a' di Lei ordini;
3° Nel caso in cui moti insurrezionali avessero luogo negli stati pontifici, impedire che si estendano al di qua del confine. ». « 1° Mantenere inviolata la frontiera degli stati pontifici da qualunque tentativo d'irruzione di bande armate che tentassero di penetrarvi;
2° Mantenere l'ordine e reprimere ogni moto insurrezionale che fosse per manifestarsi nelle provincie occupate dalle divisioni poste sotto a' di Lei ordini;
3° Nel caso in cui moti insurrezionali avessero luogo negli stati pontifici, impedire che si estendano al di qua del confine. »
L'8 settembre il re Vittorio Emanuele II inviò una lettera al Papa in cui esplicitava 
«l'indeclinabile necessità per la sicurezza dell'Italia e della Santa Sede, che le mie truppe, già poste a guardia del confine, inoltrinsi per occupare le posizioni indispensabili per la sicurezza di Vostra Santità e pel mantenimento dell'ordine»
Il 10 settembre il Conte di San Martino che faceva da intermediario tra Re e Papa scrisse, circa i suoi incontri con il papa e il cardinale Antonelli:
« … che sono stato dal Santo Padre, che gli ho consegnato la lettera di Sua Maestà e la nota rimessami da V. Eccellenza.... Il Papa era profondamente addolorato, ma non mi parve disconoscere che gli ultimi avvenimenti rendono inevitabile per l'Italia l'azione su Roma… Esso [il Papa] non la riconoscerà legittima, protesterà in faccia al mondo, ma espresse troppo raccapriccio per le carneficine francesi e prussiane, per non darmi a sperare che non siano i modelli che vuol prendere … fui fermo nel dirgli che l'Italia trova il suo proposito di avere Roma, buono e morale… Il Papa mi disse, leggendo la lettera, che erano inutili tante parole, che avrebbe amato di meglio gli si dicesse a dirittura che il governo era costretto di entrare nel suo Stato »
La risposta del papa fu terribilmente fredda:
« Maestà, Il conte Ponza di San Martino mi ha consegnato una lettera, che a V.M. piacque dirigermi; ma essa non è degna di un figlio affettuoso che si vanta di professare la fede cattolica, e si gloria di regia lealtà. Io non entrerò nei particolari della lettera, per non rinnovellare il dolore che una prima scorsa mi ha cagionato. Io benedico Iddio, il quale ha sofferto che V.M. empia di amarezza l'ultimo periodo della mia vita. Quanto al resto, io non posso ammettere le domande espresse nella sua lettera, né aderire ai principii che contiene. Faccio di nuovo ricorso a Dio, e pongo nelle mani di Lui la mia causa, che è interamente la Sua. Lo prego a concedere abbondanti grazie a V.M. per liberarla da ogni pericolo, renderla partecipe delle misericordie onde Ella ha bisogno. Dal Vaticano, 11 settembre 1870 »
Quello stesso giorno un contingente in Umbria entrò nello Stato Pontificio. Erano circa 50 mila uomini agli ordini di Cadorna contro i 13 mila soldati del papa comandate da Kanzler. Il compito di Cadorna era di arrivare ad un passo dalle mura della città e attendere fino a quando il papa non si fosse arreso definitamente. In caso di "fumata nera" era permesso l'uso della forza. Dopo giorni di attesa, la mattina del 20 Settembre del 1870 alle ore 5:15 di mattina l'artiglieria italiana aprì una breccia a Porta Pia consentendo a un battaglione di fanteria e uno di bersaglieri (misti a carabinieri) di occupare la città. La resa fu inevitabile e fu lo stesso Kanzler a chiederla consegnando i soldati pontifici ai vincitori. Anche  Edmondo De Amicis, all'epoca ufficiale dell'esercito italiano che ha lasciato una particolareggiata descrizione dell'evento nel libro Le tre capitali:
« [...] La porta Pia era tutta sfracellata; la sola immagine della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa; il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materasse fumanti, di berretti di Zuavi, d'armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti. [...] »
Pio IX condannò ferocemente il fatto imponendo ai cattolici il Non Expedit ossia il divieto di partecipare alla vita politica italiana. Nel 1871 il Governo promulgò la Legge delle Guarentigie senza che il papa accettasse la riappacificazione unilaterale imposta dal governo. La Questione Romana terminò solo nel 1929.  Nonostante l'importanza storica, l'impresa militare non fu così di grande rilievo anche a causa della scarsa forza dei soldati pontifici. Ancora non sappiamo perchè Pio IX decise di non resistere ad oltranza: forse perchè era convinto che se l'esercito italiano si fosse mosso non avrebbe avuto difficoltà a conquistare Roma e proprio per questo Antonelli fu incaricato di ordinare a Kanzler di ritirare le truppe e limitarsi ad una resistenza formale.


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