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domenica 12 maggio 2013

THOMAS BECKET

Tommaso Becket (ingl. Thomas Becket; Londra, 21 dicembre 1118 – Canterbury, 29 dicembre 1170) è stato un arcivescovo cattolico inglese. Lord Cancelliere del Regno d'Inghilterra dal 1154, venne eletto arcivescovo di Canterbury e primate d'Inghilterra nel 1162: ostile ai propositi di Enrico II di ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici, venne ucciso (forse per ordine del sovrano) nel 1170. Nel febbraio 1173 venne proclamato santo e martire da papa Alessandro III durante un soggiorno dello stesso a Segni nei pressi di Anagni. Nato a Londra dal mercante Gilbert Becket di Thierville e Matilda di Mondeville, stabilitisi in Inghilterra sotto Guglielmo il Conquistatore, venne avviato sin dall'infanzia alla carriera ecclesiastica: dopo la prima formazione ricevuta presso l'abbazia di Merton, approfondì gli studi a Parigi e, tornato in patria, entrò a servizio dell'arcivescovo di Canterbury Teobaldo di Bec. Teobaldo, riconosciutene le capacità, ne fece uno dei suoi più stretti collaboratori: lo inviò ad approfondire lo studio del diritto canonico a Bologna e ad Auxerre; Tommaso accompagnò l'arcivescovo al concilio tenutosi a Reims nel 1148 e, nel 1154, venne ordinato diacono e nominato prevosto di Beverley ed Arcidiacono della Cattedrale. Enrico II, succeduto nel 1154 a Stefano di Blois come re d'Inghilterra, consigliato dal clero, lo nominò Cancelliere del Regno, subito dopo l'incoronazione. Divenuto cancelliere di Enrico II, era la persona più vicina al re, e, custode del sigillo reale, era la persona di maggior fiducia (Pietro, abate di Troyes, in una lettera gli scrisse: Chi non sa che voi siete secondo al re in quattro regni?) che aveva più potere di Riccardo de Lucy, detto il Leale (1089 – Lesnes Abbey, 14 luglio 1179), Gran Giustiziere d'Inghilterra dal 1154 al 1179. Tommaso venne persino accusato di trascurare i suoi doveri di arcidiacono di Canterbury. Contro le aspettative dell'episcopato e dei baroni che ne avevano assecondato la nomina, il nuovo cancelliere assecondò la grande opera riformatrice del sovrano, tesa a limitare l'indipendenza dei feudatari ed a ristabilire l'ordine e l'autorità monarchica: Enrico si servì della buona conoscenza che Tommaso aveva del diritto romano per creare un'amministrazione centralizzata, controllata dalla Curia regis. L'amicizia di Enrico II gli consentì di essere nominato, pare riluttante, nel 1162 (il predecessore Teobaldo di Bec era morto, nell'aprile del 1161), proprio perché il re voleva evitare conflitti, arcivescovo di Canterbury e primate d'Inghilterra: il nuovo ufficio determinò un mutamento nell'atteggiamento di Tommaso Becket, che da allora difese soltanto gli interessi del clero, incurante dei progetti politici del sovrano. Il conflitto con Enrico II iniziò per una disputa sul caso in cui una corte secolare avrebbe potuto processare un ecclesiastico che avesse commesso un reato. Enrico tentò di assoggettare Becket e gli altri prelati facendogli giurare di obbedire ai "costumi del reame", ma la controversia si sviluppò attorno a cosa costituisse tali costumi, e la Chiesa, nel concilio di Westminster (ottobre 1163) si mostrò riluttante a sottomettersi. Prima della fine di quell'anno, Enrico ottenne che diversi vescovi rivedessero le loro posizioni e, alla fine, intervenne anche Papa Alessandro III, a convincere lo stesso Becket, che promise il suo assenso alle consuetudini (le approvò con la riserva salvo ordine nostro et jure Ecclesiae). Al concilio di Clarendon, vicino a Salisbury, (gennaio 1164), Becket approvò le consuetudini, ma quando dovette porre la firma sullo scritto che le codificava si rifiutò di firmarle, non condividendo alcuni dei 16 articoli delle Costituzioni di Clarendon. Con quest'ultimo documento, Enrico II cercava di diminuire i poteri della Chiesa in Inghilterra. Tra le varie clausole delle Costituzioni di Clarendon, imponeva infatti che gli uomini di chiesa dovessero essere processati, oltre che da un tribunale ecclesiastico, anche da un tribunale laico, e che le nomine più importanti della Chiesa (vescovi, arcivescovi, etc.) dovessero essere approvate dal re. La resistenza dell'arcivescovo suscitò l'ira del re. A seguito di un acceso scambio alla corte di Enrico, sentendosi minacciato, Tommaso Becket cercò rifugio in Francia anche per sollecitare di persona l'appoggio di Papa Alessandro III, che si trovava in esilio in Francia a causa di dissensi tra il collegio dei cardinali: partì dal porto di Sandwich il 2 novembre 1164 e venne accolto benevolmente da Luigi VII (interessato ad indebolire Enrico II, che controllava già un terzo della Francia e mirava ad espandere i suoi domini alla contea di Tolosa). A causa della sua posizione precaria, Alessandro rimase neutrale nel dibattito, anche se profuse molte energie nel sostenere Becket, che soggiornò dapprima nel monastero cistercense di Pontigny, in Borgogna, poi nell'abbazia benedettina di Sens. Anche dal suo esilio Becket continuò a contrastare i tentativi di Enrico II di trovare un accordo con papa Alessandro III sui privilegi del clero: la sua opposizione alle Costituzioni di Clarendon impedì la conclusione degli accordi. Dovettero trascorrere alcuni anni prima che vi fossero segni di distensione tra il primate e il re. Il 6 gennaio 1169 Enrico venne in Francia per un incontro con Luigi VII: Tommaso lo incontrò a Montmirail, ma non riuscì ad avere garanzie sulla propria incolumità in caso di rientro in patria, né diede segno di volersi sottomettere alle decisioni del re. Nel 1170, a Fréteval in Normandia, il 22 luglio si giunse ad una sorta di riconciliazione tra il primate ed il re (la risoluzione delle questioni dibattute venne rimessa alle decisioni di un futuro concilio). Becket fece ritorno in Inghilterra, il 1º dicembre di quell'anno. Becket si confrontò di nuovo con Enrico, questa volta circa l'incoronazione di Enrico il Giovane, celebrata da Ruggero, suo avversario e vescovo di York. Enrico promise di riparare all'offesa, ma rifiutò di dargli il bacio della pace; Becket chiese di sospendere tutti i prelati che avevano preso parte all'incoronazione e il giorno di Natale, nella chiesa di Canterbury denunciò tutti i suoi nemici, specialmente quelli che avevano approfittato della sua assenza. La molto citata, ma probabilmente apocrifa frase di Enrico II riecheggia nei secoli: "Chi mi libererà da questi preti turbolenti?" Anche se i violenti attacchi di Enrico contro Becket nel corso degli anni sono ben documentati, questa volta quattro dei suoi cavalieri presero il re alla lettera (in quanto egli avrebbe voluto ciò, anche se in seguito negò) e si recarono immediatamente in Inghilterra, dove assassinarono Becket nella Cattedrale di Canterbury, durante gli uffici divini, il 29 dicembre 1170. L'arcivescovo di Sens, il 25 gennaio 1171, pubblicò l'interdetto contro gli stati di Enrico II, a cui fu proibito l'ingresso in chiesa, ed inoltre i vescovi che si erano ribellati a Tommaso Becket, vennero scomunicati. Papa Alessandro, in aprile, confermò le condanne. Il 21 maggio 1172, ad Avranches, Enrico II ricevette l'assoluzione dai legati papali. L'emozione suscitata dall'evento, fece sì che intorno alla sua figura si sviluppasse rapidamente un culto, tanto che papa Alessandro III fu indotto a canonizzarlo il 21 febbraio 1173 nella chiesa di Santa Lucia a Segni, a poco più di due anni dalla morte: la cattedrale di Canterbury divenne meta di numerosi pellegrinaggi (descritti anche nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer) che spinsero Enrico II a sottoporsi ad una pubblica penitenza il 12 luglio 1174. Ben presto Tommaso divenne simbolo della resistenza cattolica all'assolutismo politico.
La parrocchia del Duomo di Forlì è intitolata a San Tommaso di Canterbury. Esisteva nelle vicinanze della Cattedrale, infatti, una chiesa, ora scomparsa, che nel medioevo era punto di ritrovo dei pellegrini inglesi diretti a Roma. Il duomo di Marsala, in Sicilia, è dedicato a san Tommaso di Canterbury: secondo la leggenda una nave che trasportava colonne corinzie per la costruzione di una chiesa dedicata al santo in Inghilterra, in seguito a una tempesta, arenò a Marsala. Interpretato l'evento come un segno divino, i marsalesi fecero erigere la chiesa nel 1177 circa; in realtà il culto del santo in Sicilia fu diffuso da Giovanna, figlia di Enrico II d'Inghilterra e moglie di Guglielmo II d'Altavilla il buono, re di Sicilia, per espiare le colpe del padre, accusato di aver fatto uccidere il santo nella cattedrale: nella serie delle immagini a mosaico dell'abside del costruendo Duomo di Monreale, Guglielmo II volle comprendere anche l'effigie di Tommaso di Canterbury, a pochissimi anni dalla morte, inserita tra i martiri sacrificatisi in difesa della Chiesa. Nel periodo di vescovato di Roberto (1170-1179), venne riconvertita a chiesa una moschea del quartiere Civita di Catania in chiesa dedicata al culto di Tommaso Cantuariense. Nella Cattedrale di Anagni si trova il cosiddetto Oratorio di San Tommaso Becket (un antico mitreo trasformato in oratorio cristiano) situato accanto alla famosa Cripta (la Cappella Sistina del Medioevo). In esso è conservato un prezioso ciclo pittorico datato all'ultimo quarto del XII secolo, in cui il santo arcivescovo è rappresentato in piedi accanto al Cristo benedicente sulla parete di fondo e in quattro scene, tra cui quella col suo martirio, nei pressi dell'altare sulla parete sinistra. Nella chiesa bolognese di San Salvatore si conserva uno splendido polittico ligneo di Vitale da Bologna in cui è effigiato San Tommaso Becket. Quest'opera proviene da una cappella, abbattuta all'inizio del Seicento per fare posto alla chiesa attuale, dedicata al santo dagli studenti inglesi dell'Università di Bologna, che volevano preservare anche all'estero il culto del martire medievale. Nel 2008, proprio all'interno dell'Abbazia di San Salvatore è stata rappresentata, di fronte all'altare maggiore, una versione teatrale di “Assassinio nella Cattedrale” a cura della Compagnia Amici di Louis, in collaborazione con il Coro Arcanto di Bologna, per la regia di Eugenio Maria Bortolini. Nel museo diocesano della città di Fermo è custodita la Casula di San Tommaso Becket, frutto dell’arte tessile di origine araba datata al 1116, dono alla Chiesa fermana della Madre del Santo in ricordo dell’amicizia tra San Tommaso e il vescovo fermano, Presbitero. Nel museo diocesano di Treviso è conservato un grande e preziosissimo affresco risalente al XII secolo, nel quale è raffigurata l'uccisione di san Tommaso Becket.

Fonte: Wikipedia

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