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lunedì 4 giugno 2012

DURANTE UN TERREMOTO NEL MEDIOEVO, DISTRUTTA LA CATTEDRALE DI CREMONA

Nelle cronache antiche cremonesi i terremoti sono una costante. Antonio Campi nella sua ‘Cremona Fedelissima’ ne parla spessissimo, soprattutto nel ‘Libro Terzo’, l’età a lui contemporanea. Molto probabilmente sono i famosi sisma del Ferrarese. Il Cremonese per tutto il Medioevo ebbe a che fare con forti terremoti, che almeno in un paio di occasioni misero Cremona in ginocchio, compresa la distruzione della cattedrale. E’ il 1117, la costruzione era iniziata circa dieci anni prima. Il duomo, simbolo di fede, ma anche esteriore segno della potenza di Cremona e dei suoi laboriosi abitanti, prende forma: è una delle più grandi della cristianità, i lavori vanno avanti spediti. In una delle sue navate è già stato sepolto il santo protettore della città: sant’Imerio. Ma è il tramonto del 3 gennaio del 1117, scalpellini, muratori, falegnami smettono di lavorare, tornano alle loro case. E’ già buio, le chiese hanno suonato il Vespro, quando all’improvviso si sente un rombo cupo: è il terremoto. Le case iniziano a tremare, gli animali fuggono, la gente in un attimo è in strada. Alcuni tetti crollano, i muri vengono squassati, calcinacci cadono nelle vie. La scossa è molto lunga e un boato e una grande nuvola di polvere non lasciano dubbi: la cattedrale, orgoglio della città, è crollata, rovinata su se stessa. Tutto il lavoro è perso, sotto le macerie rimangono anche le spoglie del patrono, che verranno recuperate 12 anni dopo. Il movimento tellurico del 1117 è forse quello più famoso, riportato dalle cronache perchè fece crollare la cattedrale, ma la città da sempre convive con i terremoti. Le cronache riportano con dovizia di particolari scosse di terremoti. Forte fu quello del 1280,ma la cattedrale questa volta resiste (i lavori furono ripresi nel 1129, dopo il rinvenimento del corpo di sant’Imerio). Si racconta che la notte successiva una pioggia torrenziale si abbatte su Cremona, ma l’acqua è di colore rosso, in città si scatena il panico. Antonio Campi racconta di un’altra scossa, quella del 1300. Lo storico cremonese la sottolinea, mettendola in relazione, forse un po’ maliziosamente, con il giubileo indetto da papa Bonifacio VIII (questo grande papa non fu mai simpatico a nessuno, grazie alle invettive di Iacopone da Todi e di Dante Alighieri). Campi riporta anche altri terremoti: quello del giugno del 1434, ma in questo caso non fa grandi danni, e quello del 1536. Una data tristemente cara allo storico: nel raccontare la scossa Antonio afferma che in quell’anno muore suo padre, Galeazzo Campi. Le cronache più recenti poi parlano del terremoto del 1740 (pochi danni, tranne alla chiesa di San Tommaso) e poi quello del 1802. E’ il 12 maggio, la terra trema forte, a Cremona i danni sono lievi, ma a Casalbuttano, Soncino, Romanengo, e in altri paesi molte case crollano e altre devono essere riparate, si registrano anche feriti. Un secolo dopo (1901) il sisma che squassa il Bresciano, con epicentro proprio sul lago di Garda, viene avvertito anche a Cremona. La terra trema forte, lo spavento è grande.Delle forti e belle mura di Cremona, descritte dalle fonti, non è rimasta traccia. Dopo la distruzione del 69 dopo Cristo e quella di Agilulfo nel 603 due scosse tremende di terremoto, nel 1113 e nel 1117, distrussero gli ultimi resti delle mura romane. Le fortificazioni, molto probabilmente, erano realizzate con mattoni legati con argilla limosa. La prima città romana si estendeva da via Cesare Battisti a Via Goito a via Milazzo e in centro. Qualche ritrovamento è stato fatto anche in via Magenta e via Garibotti (ma non sono utili a indicare un’eventuale sviluppo cittadino). Importante, per gli insediamenti nella zona est il rinvenimento della strada di via Solferino. Ruolo di rilievo la casa signorile scavata nella cripta di Sant’Omobono, che costeggiava una strada che sfociava in piazza della Pace. Altri resti sono stati trovati sotto la cattedrale e di fianco (nel camposanto dei Canonici). La pianta di Cremona, la cosiddetta ‘forma urbis’ era quadrata, derivata sicuramente dagli accampamenti militari.


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