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sabato 13 settembre 2014

PER CHI SUONA LA CAMPANA...

Qualche anno addietro era apparsa su molti quotidiani la notizia di una denuncia fatta a un parroco per il disturbo arrecato dal suono delle campane della sua chiesa. Si parla spesso di corsi e ricorsi storici ma in questo caso bisogna constatare come al riguardo siamo molto distanti dalla disposizione d’animo dell’uomo medievale, che nel familiare suono della campana sentiva echeggiare il suono di tromba della chiesa militante. Ma andiamo con ordine. Sebbene già esistente in epoche anteriori, risale all’alto medioevo l’idea di collocarla in cima ad una torre, inventando così il campanile, e se a lungo si è pensato che fosse la Lombardia la sua zona d’origine, in seguito sono state avanzate ragionevoli ipotesi che i primi campanili in occidente sorsero in Romagna, in particolare nella zona di Ravenna. Secondo un’altra ipotesi la campana dovrebbe il suo nome alla sua forma, che ricorda quello dei vasa campana, anfore prodotte nella zona del napoletano. A un santo, Paolino da Nola, la tradizione attribuisce invece l’invenzione del batacchio interno. Per tutto il Medioevo, ma anche oltre, alla campana è riservata una funzione particolare: comunicare con il suo rintocco delle informazioni. Se è ormai cosa nota ai più l’uso delle campane per scandire le ore, forse non tutti sanno che essa veniva suonata anche in occasione della morte di personaggi importanti e il numero di rintocchi informava le persone sul sesso e sul rango del deceduto: due rintocchi se era una donna, tre se era un uomo. In caso di morte di un uomo di chiesa i rintocchi erano tanti quanti erano stati gli ordini in vita. Oltre alle campane religiose esistevano le campane “laiche”, quelle cioè collocate sulle torri civiche che venivano suonate per avvisare i cittadini di un pericolo incombente come un incendio o l’entrata in città di un nemico, chiamando così a raccolta le persone, funzione questa che poteva però ritorcesi contro. Quando scoppiava infatti una lotta tra famiglie o fazioni rivali si poteva arrivare a demolire i campanili che potevano essere utilizzati dall’avversario, come avvenne per quello della Badia di Firenze nel 1307, in modo da impedirgli utilizzarne i rintocchi per radunare uomini. Quello della campana era per l’uomo medievale un suono familiare, tutt’altro che molesto, che anzi lo confortava nelle ore notturne. È Guglielmo Durante a spiegarne il perché: “Si suonano e si benedicono le campane affinché scaccino lontano gli eserciti ostili e tutte le insidie del nemico, per allontanare il fragore della grandine, il turbine delle procelle, l’impeto delle tempeste e dei fulmini, i tuoni minacciosi, perché siano sospesi i turbini del vento, siano debellati e vinti gli spiriti delle tempeste e le Potestà dell’aria”. Come si può ben intuire da queste parole l’uomo medievale mai e poi mai avrebbe considerato il suono della campana come un disturbo della sua quiete! Per poter essere ascoltate alla maggior distanza possibile venivano fuse campane di grandi dimensioni, molto pesanti. Non era quindi affatto facile suonarle, quella del campanaro era una vera e propria arte, e non di rado bisognava far venire gente da fuori città che si era specializzata in questa attività. Da quanto detto finora si può vedere come i tempi, purtroppo o per fortuna (al lettore l’ardua sentenza!) siano cambiati. Le campane ormai tacciono del tutto, o si limitano semplicemente a rimarcare un orario che ci è già stato fornito dal nostro orologio al polso. Eppure qualcosa oggigiorno della passata importanza della campana resta, di un tempo in cui il suo rintocco era così importante da ammonire il suo suonatore a non distrarsi, neppure durante le ore della notte: alzi la mano chi non conosce la canzone “Fra’ Martino, campanaro/ dormi tu?, dormi tu?/ Suona le campane, suona le campane/ Din don dan”.    

Articolo di Mario La Piano. Tutti i diritti riservati.

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Taty2007

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