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martedì 3 dicembre 2013

"IL TREDICESIMO APOSTOLO", ARTICOLO DELL'ARTISTA PAOLO BORGONOVO

Paolo Borgonovo, laureato cum laude in lettere antiche, aveva intrapreso una promettente carriera di grecista, ma, accortosi che il poeta ellenistico di cui stava per diventare il massimo esperto al mondo era mortalmente noioso, decise di coltivare meglio il proprio hobby (nel frattempo si era diplomato in flauto al conservatorio di Piacenza). Dopo studi di canto (dal tenore in su e sempre più in alto all'occorrenza), debutta come protagonista nella prima e forse ultima esecuzione moderna dell'opera Erminia sul Giordano (1634) di Michelangelo Rossi al Teatro "Manzoni" di Pistoia (settembre 2000)......

IL TREDICESIMO APOSTOLO
  
In un cella del monastero di Saint Cybarde, in Aquitania, intorno all’anno 1030.
[…]
ADEMARO: Allora, come cominciamo?
GUZBERTO: Vediamo... Ci sono: San Marziale era figlio di Gesù Cristo e di Maria Maddalena.
ADEMARO: Sì, e poi? Gli preparavano la pappina nel Santo Graal?
GUZBERTO: Dai, è forte. Il figlio di Gesù e della Maddalena, il nipotino del Padre Eterno!
ADEMARO: Guzberto, va bene che siamo nel Medioevo e la gente crede a qualsiasi cosa, ma questa è davvero troppo grossa. Vediamo di rimanere un po’ più coi piedi per terra. Al massimo scriviamo che San Marziale era suo parente.
GUZBERTO: Parente di Gesù?
ADEMARO: Mmm... magari di san Pietro. Bene, scrivi, questa: San Marziale era ebreo, della tribù di Beniamino - la tribù dei prediletti, ed era parente di San Pietro.
GUZBERTO: Molto logico. (scrive) “S. Marziale era figlio di nobilissima famiglia ebrea, della tribù di Beniamino, ed era imparentato con San Pietro.”
ADEMARO: Suo padre come si chiamava?
GUZBERTO: Ci vorrebbe un nome simile, Marziale, Marzullo, Marsèl, ecco: Marcello! (scrive)
ADEMARO: Un nome romano? Vabbè... Mettiamo almeno un nome ebreo alla madre... Elisabeth.
GUZBERTO: Ed Elisabetta sia!
ADEMARO: Allora, Marcello ed Elisabetta si fecero battezzare da San Pietro, loro parente, con il piccolo Marziale.
GUZBERTO: E Marziale rimase con Pietro e divenne seguace di Gesù.
ADEMARO: Ma non era ancora un bambino?
GUZBERTO: Beh... facciamo che aveva... quindici anni.
ADEMARO: Ottima idea. Scrivi. Dunque, Marziale seguì sempre Pietro come aiutante. E quando Gesù, durante l’Ultima Cena, affidò ai suoi discepoli i misteri del corpo e del sangue nel sacramento del pane e del vino...
GUZBERTO: Marziale era lì!
ADEMARO: E come?
GUZBERTO: Ovvio! Serviva a cena, portava il cibo, le pezze di lino per i piedi degli apostoli. Qualcuno
ci sarà pur stato a far da cameriere, no? Ti ci vedi il Redentore che sul più bello si alza e
dice: “scusate un attimo, devo andare a mescolare il sugo”?! […]

 


            Dubito che si sia mai svolto un dialogo di questo tenore tra Ademaro e un suo aiutante o complice – il personaggio di Guzberto peraltro è una mia pura invenzione, nata per un progetto di teatro musicale di cui fa parte il testo sopra citato. Ademaro, invece, è un personaggio reale, di cui mi sono ampiamente occupato anche in occasione di un altro progetto di musica e teatro sulle vite dei santi (gli interessati potranno trovarne notizia sul sito www.iltrio.eu ).
            Ademaro di Chabannes (circa 989 – 1034), fu tra l'altro un importante storico, per noi fonte principale riguardo la storia dei Franchi, ma qui ci interessa ricordare un episodio che forse, in un certo senso, avrebbe influenzato la direzione piuttosto bizzarra e imprevedibile che avrebbe preso la sua carriera di promettente monaco. Nel 1016 i monaci di San Giovanni d'Angély trovarono nel loro terreno un teschio che subito attribuirono a San Giovanni in persona – casualmente il patrono del loro monastero! Ademaro fu testimone della solenne cerimonia in cui i monaci riuscirono a convincere vari potenti d'Europa, tra cui il Duca Guglielmo d'Aquitania, il re dei Franchi, e il re di Navarra, invitati per l'occasione, dell'autenticità della reliquia. Nel suo resoconto Ademaro si dimostra al contempo scettico riguardo tale autenticità e ammirato dell'abilità con cui i monaci tentavano di dimostrarla.
            Pochi anni dopo, Ademaro si rese
protagonista di un movimento di opinione che dal Limosino tentò nientemeno che di promuovere la figura di San Marziale al rango di apostolo – il tredicesimo apostolo, per l'appunto. Se l’operazione avesse avuto pieno successo, l'abbazia che ne conservava le spoglie, ossia quella di San Marziale in Limoges, all’epoca notissimo centro di pellegrinaggio e sede in cui operava lo stesso Ademaro, avrebbe eguagliato Santiago di Compostela per prestigio, e il suo vescovo sarebbe stato secondo per importanza soltanto al papa.
Rispetto alla portata di tale innovazione, l'innocente trovata dei monaci di San Giovanni d'Angély finiva per sembrare una bazzecola.
            Ma fu così importante San Marziale nella storia della Chiesa? La prima fonte su di lui è Gregorio di Tours, che nell’Historia Francorum[1] ci
racconta che Marziale giunse dall’Oriente per evangelizzare la Gallia intorno all’anno 250. Peraltro, il suo primo miracolo si sarebbe svolto in Italia, a Gracciano Val d'Elsa, ove a tutt'oggi San Marziale è particolarmente venerato: avrebbe riportato in vita il compagno morto, adagiando sul suo corpo il pastorale affidatogli da San Pietro a Roma. Ma ai tempi di Ademaro circolava anche una Vita di San Marziale che si riteneva scritta dal vescovo Aureliano suo successore, la cui versione antica era andata perduta – così pare – in un incendio. Intorno agli anni ‘20 dell’XI secolo, probabilmente sotto la direzione di Ademaro stesso, le copie della Vita vengono contraffatte ed ampliate per dar forza alla nuova tesi, secondo cui San Marziale sarebbe stato parente di san Pietro, seguace di Cristo fin dalla fanciullezza, presente all’Ultima Cena come cameriere ("serviva a cena, portava il cibo, le pezze di lino per i piedi degli apostoli", dalla Vita Sancti Martialis) e sempre vicino a Cristo, anche nel giorno della Pentecoste in cui ricevette con gli altri
apostoli il dono delle lingue, e anche all’Ascensione, e infine da Pietro stesso inviato in Gallia – dove le sue miracolose conoscenze linguistiche gli sarebbero state utili al fine di evangelizzare i barbari Aquitani, come nota sottilmente Ademaro. Insomma, si vede bene che nel dialogo fittizio anteposto a questo articolo c'è ben poco di inventato – d'accordo, Ademaro non è Dan Brown e difficilmente avrebbe immaginato una liaison tra Gesù e la Maddalena...
            Forte del sostegno del vescovo Giordano, dell'abate Odolrico e dei monaci più giovani dell'abbazia, Ademaro nell’agosto del 1029 organizza una cerimonia solenne e sontuosa, per presentare al popolo il nuovo culto di San Marziale Apostolo e la nuova liturgia. Ma all'inizio della solenne messa apostolica, mentre il vescovo sta per entrare in chiesa, irrompe il monaco Benedetto di Chiusa, che sbugiarda Ademaro dinanzi al clero e al popolo, parlando addirittura in volgare (“barbare”) per farsi meglio intendere da tutti: dove sono le fonti che comproverebbero una presenza di cui i Vangeli tacciono? Dove sono le copie antiche della Vita, visto che quelle recenti sono ovviamente inattendibili? E infine, non è l’autorità papale e sinodale che deve permettere tali innovazioni nella pastorale e nella liturgia? Umiliato, Ademaro lascia Limoges quasi di nascosto, si ritira ad Angoulème nel monastero di san Cibardo e prepara la risposta per i posteri. Tale risposta si riassume in varie falsificazioni storiche:

1. Resoconti falsi e trionfalistici dei fatti del 1029, in una lettera aperta indirizzata ai capi temporali e spirituali della Cristianità.
2. Falsa lettera di papa Giovanni XIX (!) al vescovo aquitano Giordano, in cui si proclama
ufficialmente che San Marziale è apostolo e si condanna chi lo nega.
3. Tavola dei cicli pasquali, con dati sugli eventi principali di ogni anno, arricchita con riferimenti tendenziosi a San Marziale apostolo spacciati per assodati.
4. Raccolta di sermoni che fingono di essere stati pronunciati in occasioni ufficiali di concili o
sinodi dei vescovi, con citazioni di varie fonti falsificate, tra cui una copia interpolata dei decretali dello Pseudo-Isidoro e un falso resoconto del concilio di Limoges del 1031 che contiene anche i (non meno falsi) canoni del concilio di Bourges sempre del 1031! In questi atti compare il vescovo Giordano che cita la lettera ricevuta dal papa (quella falsa, scritta da Ademaro...), dando perfino ad intendere che in Aquitania San Marziale sarebbe considerato apostolo già da secoli.

            Insomma, il metodo di Ademaro, nel complesso, è quello di stilare falsi resoconti e di citare fonti terze manomettendole. Quanto al problema della veridicità storica, a chi gli obiettasse che le fonti antiche della Vita son ben diverse, Ademaro risponde che è un errore preferire antiche testimonianze mendaci ad altre recenti e veritiere. E a chi osasse mettere in dubbio la verità delle sue affermazioni, Ademaro, invocando San Marziale in persona, rivolge una minacciosa invettiva, in cui non si fa scrupolo di porsi al di sopra del papa: “E se per caso i giudizi umani discordassero da quelli divini, e se per caso si darà credito ai nemici della verità piuttosto che agli amici, forse che un papa – corruttibile – potrà trascendere Pietro, su cui suggerimento seguisti i precetti di Cristo? Forse che un papa, morituro, potrà scomunicare te, che Cristo, nel salire al Padre, si degnò di benedire con la propria mano? Forse che un papa, destinato ai vermi, potrà scomunicare il Figlio di Dio, che a te con gli altri apostoli conferì la potestà di sciogliere e legare? Forse che un papa, umano, potrà scomunicare lo spirito santo, che a te con gli altri discepoli conferì la conoscenza di tutte le lingue? Forse che un papa, fragile, potrà scomunicare la tua Aquitania, che hai reso coerede di Cristo nella vita eterna? Forse che un papa, polvere e cenere, potrà scomunicare la Chiesa di Cristo, che tu mondasti dagli idoli, e che conservasti illesa da ogni eresia? Forse che un papa, futuro cadavere, potrà impedire che i tuoi vescovi, quelli che insieme con tutta la Gallia presenterai a Cristo nel giorno del Giudizio, siano conservati nel granaio celeste[2]?”. Non si può negare allo sfacciato Ademaro un piglio quasi da profeta.
            Nell’anno 1033 Ademaro parte per un pellegrinaggio senza ritorno. Muore in Terra Santa, l’anno successivo. Ma i monaci di San Marziale in Limoges conservano tutto il corpus dei suoi
scritti, considerandoli attendibili. E così San Marziale diventa più o meno ufficialmente l'apostolo Marziale per molti cristiani, e questo con il consenso di parecchi studiosi anche di valore, almeno fino alla metà del XIX secolo. A questo punto interviene Papa Pio IX, il quale, sulla scorta delle ricerche storiche più recenti, nel 1854 dichiara ufficialmente che San Marziale fu sì un grande santo e il principale evangelizzatore della Gallia, ma visse nel III secolo e dunque non poté mai essere
discepolo di Gesù. Nel frattempo l’Abbazia di San Marziale di Limoges aveva subito un pesante declino, e nel 1791, negli avvenimenti seguiti alla Rivoluzione Francese, era stata rasa al suolo.
Oggi al suo posto sorge un parcheggio: negli scavi per i piani sotterranei è stata scoperta e recuperata una parte dell'antica cripta.
            Fin qui le basi storiche per un racconto della vicenda di Ademaro. Ma perché essa dovrebbe interessare a un musicista, perché dovrebbe in qualche modo legarsi ad un progetto di teatro musicale? In verità, Ademaro di Chabannes è anche una delle figure in tutto il Medioevo la cui
attività musicale ci è meglio documentata. I suoi zii paterni Adalbertus e Roger erano stati il primo
diacono, il secondo cantore a Saint Martial de Limoges: fu Roger a seguire gli studi musicali avanzati di Ademaro, che fu cantore e musicista di primo piano. La spettacolare dedicazione della nuova abbazia nel 1029 fu accompagnata da un’elaborata liturgia creata da Ademaro stesso, arricchita da tropi che si riferivano a Marziale come apostolo: ci sono vari manoscritti di Limoges in cui si trovano abrasioni e correzioni della parola confessore in apostolo – d'accordo, Ademaro non viene mai meno al suo stile... I monaci conservarono tutti i documenti musicali dell’abbazia dal decimo secolo almeno fino alla fine dell’undicesimo, includendo dunque quelli ai quali Ademaro aveva contribuito: tale immenso
corpus, facendo parte della biblioteca acquistata da re Luigi XV nel 1730, si salvò dalla distruzione dell’abbazia avvenuta nel 1791. E così, per varie ragioni più o meno fortuite, possediamo oggi ben 451 fogli manoscritti con musica vergati dalla mano stessa di Ademaro. Il cuore di questo lascito è costituito da Pa 1121 e 909, in cui Ademaro ebbe la funzione di copista musicale in subordinazione
al copista principale del manoscritto. Ma per almeno 77 fogli Ademaro risulta sia copista principale, sia copista musicale, e tali documenti ci illuminano sulla sua eredità di editore e probabilmente cantore e compositore – il primo nella storia della musica di cui ci sia pervenuto un autografo. La maggioranza di questi fogli comprende, manco a dirlo, la straordinaria liturgia apostolica di San Marziale, in cui si nota la grande abilità di Ademaro come compilatore e interpolatore dei testi tradizionali e come compositore innovativo.
            D’altro canto, la biblioteca di San Marziale in Limoges è per noi anche inestimabile fonte dei primi organa polifonici a due voci, scritti in neumi diastematici e quindi chiaramente leggibili, nei manoscritti di San Marziale e nelle fonti affini: a San Marziale si trovano dunque le radici stesse della musica moderna occidentale. Mi piace l'idea che tanta gloria nasconda tra le sue pieghe un inganno non privo di comicità, e mi piace ricordare forse il primo compositore attestabile nella storia della musica come un falsario impenitente. Ma è ben vero che, nella concezione medievale della storia, la verità viene prima della sua dimostrazione, e non possiamo escludere che Ademaro si fosse intimamente convinto della verità della propria tesi, come forse lo erano coloro che compilarono la falsa Donazione di Costantino – tanto convinto da fabbricarne le prove documentarie che la dimostrassero agli increduli. Se così però non fosse, ci sia concesso di salutare in lui, oltre che un fine letterato, un importante copista, un grande musicista, anche un geniale e sfacciato burlone.

Paolo Borgonovo
www.paoloborgonovo.eu


[1]    Historia Francorum, Mon. Germaniae historica: scriptores rerum merovingiarum vol 1, pt 1. 1.30 pp. 22-3
[2]    Epistola 106 A-B

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