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giovedì 5 dicembre 2013

"I RACCONTI DI CANTERBURY" DI GEOFFREY CHAUCER: CAPOLAVORO DEL MEDIOEVO INGLESE

Testimone di una cruciale e magmatica fase della storia del popolo inglese, in cui si stava per dissolversi definitivamente il Feudalesimo, Geoffrey Chaucer, il più grande poeta medievale inglese, operando attraverso una lingua che ha avuto il pregio di riflettere, con originale profondità, i diversi modi con cui gli uomini hanno vissuto il loro tempo, colse quello che possiamo definire la trasformazione epocale, necessaria ma dolorosa, di una vecchia società in sfacelo. È sul piano della lingua e dello stile che la Storia, nell’opera di Chaucer, si fa protagonista. Egli non ha descritto la guerra, le pestilenze o le rivolte che attanagliavano l’Inghilterra del ‘300, né lo “scisma” che avrebbe messo fine al Cristianesimo medievale, né eventi storici determinanti. La sua Poesia, come un punteruolo, è riuscita, invece, a penetrare nel cuore della società stessa, si è fatta voce di un popolo e di un’intera generazione, mettendo fine al Medioevo e anticipando, come in Italia col Petrarca, la grande stagione del Rinascimento e dell’Umanesimo. Scritta sia in prosa che in versi, I racconti di Canterbury rappresenta l’opera della piena maturità, summa delle sue precedenti esperienze artistiche. Tutta la sua attività poetica culmina in questo grande classico della letteratura inglese. Si tratta di un’opera incompiuta, ma che nella sua frammentarietà sembra stabilire dei ponti e tracciare un suggestivo e sfaccettato itinerario morale: il viaggio dell’Uomo verso la Vita. Nonostante siano molto diverse le pretese di Dante, la mutevolezza stilistica e linguistica ricorda quella della Divina Commedia, mentre la struttura generale dell’opera ha molto da condividere col Decameron del Boccaccio (entrambe antecedenti al capolavoro di Chaucer). Il grande merito del poeta inglese sta nel suo tentativo d’infrangere continuamente il proprio stile, a manipolarlo attraverso la parodia e una ricca contaminazione di suoni e significati, rifacendosi a linguaggi diversi. La voce del narratore, poi del Poeta, dello storico o del ciarlatano, si tramuta nelle voci dei suoi personaggi, raccogliendo tutte le figure, dalle più autorevoli alle più bistrattate, della società feudale inglese del ’300. Di conseguenza, la narrazione diventa straordinariamente poliedrica, si spezza e si riallaccia, trasformandosi in un’enciclopedia di racconti paradossali, ed in una sfilata dei più celebri stili narrativi del Medioevo: leggenda, allegoria, favola, novella, sermone, romanzo. I toni apologetici ad ogni racconto racchiudono il principio estetico per eccellenza dell’opera, quello dell’impersonalità, ovvero scomparire nell’opera per farsi opera. L’Autore adotta il linguaggio dei suoi protagonisti, da narratore distaccato e lucido diventa un tutt’uno con la sua creazione, si fa carico di essa, rinuncia alla propria personalità immergendosi nella realtà concreta del suo tempo, nell’oggettività del mondo e degli uomini. Una realtà ricca perché libera di lasciarsi esprimere mediante una propria sintassi e un personale codice linguistico. Non esistono censure in quest’opera, né quelle esigenze personali che ogni Artista esige dalla propria esecuzione, e che rischiano di occultare la realtà:  opera per il mondo e mondo che si fa opera. Tuttavia, questa forma di rinuncia risulta essere un’illusione, o un limite che ha l’obbiettivo di arginare le pretese dell’autore. Il Poeta sa molto bene che ogni invenzione linguistica, situazione o personaggio non è altro che una sua evocazione, ed è conscio del fatto che ogni sua creazione è abitante di un fiume in piena che non conosce freni, e che ha come sola fonte la propria ispirazione, così come è altrettanto inequivocabile che tale condizione, necessaria e funzionale non solo all’Artista ma a ogni memorabile parto dell’intelletto umano, abbia il grande merito di rappresentare immediatamente la totalità del reale con un’intuizione naturale e imprevedibile: una Verità per la quale la Bellezza si fa dono alla Natura e all’Umanità, consegnandosi alla Storia nella forma di un classico intramontabile del canone letterario d’Occidente.

Fonte: www.letteratu.it

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