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lunedì 31 marzo 2014

IL PROCESSO AI TEMPLARI - 5


Mentre ascoltava le deposizioni dei Templari comparsi al suo cospetto in Poitiers, alla fine del mese di giugno 1308, papa Clemente V si rese conto che le colpe da loro effettivamente confessate, cioè il rinnegamento verbale di Cristo e lo sputo verso la croce, non nascevano da una scelta volontaria bensì da uno strano, indegno rituale d’ingresso che veniva imposto tassativamente a tutti i nuovi membri. La ricerca storica ha permesso di appurare che si trattava di una messinscena fatta apposta per imitare le violenze cui andavano incontro i Templari caduti prigionieri dei saraceni in Terrasanta, i quali dovevano abiurare il cristianesimo proprio rinnegando il Cristo e sputando sulla croce; se si rifiutavano, venivano decapitati. Il rito era violento e scioccante, fatto anche di percosse per chi si rifiutava di obbedire: aveva la funzione di una prova per testare la tempra delle nuove leve, il loro carattere e le attitudini militari. Ad esso si erano poi aggiunti altri elementi di tipo goliardico, come l’obbligo di baciare le terga del superiore anziano per infliggere una cocente umiliazione al novellino e dargli un’idea dell’obbedienza totale che vigeva all’interno dell’ordine. Il papa si rese conto che questi atti, pure indegni e scandalosi per uomini impegnati da voti religiosi, non comportavano alcuna adesione intima: se non vi era libera volontà non vi poteva essere vero peccato, e l’unica grande colpa andava addossata alle gerarchie dell’ordine che aveva tollerato l’esistenza di queste vergognose tradizioni da caserma. Clemente V però non poté mai incontrare il capo dell’ordine, il Gran Maestro Jacques de Molay, e gli altri gerarchi maggiori, che pure stava aspettando: infatti a metà circa del viaggio da Parigi a Poitiers essi erano stati isolati dal resto del convoglio e rinchiusi nelle segrete del castello reale di Chinon, sulla Loira. Lo scopo di questa manovra era decapitare l’importanza del procedimento giudiziario del papa privandolo proprio dei membri più rappresentativi. Se l’inchiesta condotta a Parigi dall’Inquisitore fosse rimasta l’unica a contenere l’interrogatorio del Gran Maestro, poteva sempre essere presentata come il solo procedimento completo e autorevole.

Articolo della dott.ssa Barbara Frale

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