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mercoledì 5 marzo 2014

LA TRADIZIONE DEL MERCOLEDI' DELLE CENERI

File:Pieter Bruegel the Elder - The Fight between Carnival and Lent (detail) - WGA3375.jpg

Il Mercoledì delle Ceneri è il mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima e rappresenta il giorno in cui tutti i cristiani devono far di penitenza digiunando ed astenersi dal mangiare carne. Proprio in riferimento a questo precetto sono rimaste alcune parole come "carnevale" (carnem levare, "eliminare la carne") o martedì grasso, ossia l'ultimo giorno in cui si può mangiare "grasso". Ceneri, invece fa riferimento alla funziona caratteristica del primo giorno di Quaresima, quando il celebrante sparge della cenere benedetta sul capo dei fedeli per ricordare che la vita sulla terra è solo di passaggio. Il rito dell'imposizione delle ceneri prevede la pronuncia di una formula scelta fra «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» o la più recente «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15), introdotta dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II con riferimento all'inizio della predicazione di Gesù. L'imposizione delle ceneri sul capo del papa, che avveniva a Sant'Anastasia al Palatino per mano del caridnale protovescovo per circa 500 anni si è svolta in silenzio. Il rito era molto antica, addirittura prima del pontificato di Papa Gregorio I (VI secolo) e si svolgeva «dicendo sacra illa verba: Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris» [1] fino al pontificato di Celestino III (dal 1191 al 1198) e l'assenza di formula rituale («nihil dicendo») è attestata con Urbano VI (dal 1378 al 1389) ma probabilmente ne abbiamo qualche traccia risalente all'inizio del Trecento. Da Sant'Anastasia iniziava una processione solenne che, fino al XII secolo, portava alla prima stazione di Basilica di Santa Sabina, sul colle Aventino dove i papi celebravano la messa stazionale [2] e pronunciavano l'imelia. La tradizione è proseguita nei secoli; interrotta inizialmente nel settecento fu ripresa da papa Roncalli nel 1962 facendola iniziare da Sant'Anselmo a pochissimi metri da Santa Sabina nei pressi di piazza dei Cavalieri di Malta. Solo nel 2013, Benedetto XVI decise di riportare "a casa" la processione, nella Basilica .

[1] La frase significa letteralmente: "Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai". Queste parole compaiono nella Genesi (3,19) quando Dio, dopo aver cacciato Adamo dal giardino dell'Eden lo condannò alla fatica, al lavoro e alla morte: "Con il sudore della fronte mangerai il pane finché non tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere sei e polvere ritornerai!". La locuzione è considerata anche un Memento Mori (Ricordati che devi morire) e Memento Novissimi (Ricordati dei novissimi, ossia delle ultime cose, morte compresa). Se ne hanno efficaci rappresentazioni, talora cupe ma anche ironiche, nei temi iconografici della danza macabra, dell'Incontro dei tre morti e dei tre vivi e del Trionfo della morte, poi ripresi e diffusi anche dal Cinquecento barocco della Controriforma fino alla metà del Settecento.

[2] La messa stazionale era l'unica festiva che era celebrata dal papa; nel IV secolo l'incremento notevole di fedeli cristiani obbligò Miliziade a far celebrare messa a tutti i sacerdoti di ogni ordine nella propria basilica, dopo quella stazionale ricevendo una parte dell'eucarestia consacrata. Questo ebbe termine tra il X e XI secolo pur rimanendo traccia nella messa tridentina. Dagli Ordines Romani si apprende anche che, quando il Papa doveva pontificare in un certo quartiere, tutti gli accoliti di quella regione si recavano al Palazzo del Laterano per riceverlo ed accompagnarlo. Nel VI o VII secolo, forse un poco prima, il capo accolito della chiesa stazionale precedeva a piedi il cavallo su cui montava il Papa portando il sacro crisma coperto con un velo e guidando la processione. Gli altri accoliti lo seguivano, portando il libro dei Vangeli, la borsa del corporale, e gli altri oggetti utilizzati per la messa. Essi accompagnavano il Papa fino al secretarium o sagrestia. Uno di loro solennemente poneva il libro dei Vangeli sull'altare, poi precedevano il pontefice al suo ingresso nel santuario portando 7 candele accese. Con le candele accese, due accoliti accompagnavano il diacono all'ambone per il canto del Vangelo. Dopo il Vangelo, un altro accolito riceveva il libro che, posto in un contenitore e sigillato, veniva poi riportato in Laterano dal capo accolito. Un accolito portava al diacono all'altare, il calice; gli accoliti ricevevano e curavano le offerte raccolte dal Papa; un accolito teneva la patena coperta con un velo dall'inizio a metà del canone. Al momento giusto, gli accoliti portavano, in sacchetti di lino, il pane consacrato dall'altare ai vescovi ed ai sacerdoti presenti nel santuario affinché potessero spezzare le sacre specie.

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