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venerdì 28 marzo 2014

LA BATTAGLIA DI AD DECIMUM

Il Basso medioevo ha visto la riconquista dei territori occidentali da parte dell'esercito Romano d'Oriente. Se  la guerra gotica è citata da numerosissime fonti, la riconquista dell'Africa è meno nota. Voglio ricordare il momento finale della guerra quando la potenza dei Vandali fu spezzata. Una premessa i Vandali urna una popolazione germanica fortemente cristianizzata con una visione integralista della religione, in particolare seguivano la corrente ariana. tale corrente era oramai vista dai cattolici come eretici e per tanto da estirpare.
Ci tengo a sottolineare questo contesto in quanto le guerre di Giustiniano avevano il sottofondo (mai troppo enfatizzato) della guerra di religione. In effetti la chiave di interpretazione della guerra gotica (ad esempio) è proprio la religione, i goti governavano si autonomamente la penisola, ma nella forma lo facevano nel nome dell'Imperatore unico che sedeva a Costantinopoli. Fu il loro rifiuto ad abbandonare l'eresia ariana una delle molle formali per intraprendere la guerra. Così come fu in Africa la completa intolleranza religiosa imposta dai vandali alle popolazioni autoctone che se non divenivano ariane erano perseguitate, con deportazioni, eccidi e distruzioni della vegetazione (furono i costanti disboscamenti operati dai vandali a innescare la desertificazione dei territori nord africani). Il momento finale della guerra romano-vandalica fu la Battaglia di Ad Decimum. L'esito di questo scontro segnò l'inizio del declino dei Vandali e il primo passo della riconquista dei territori occidentali da parte dell'Imperatore Giustiniano. La battaglia  fu combattuta il 13 settembre 533 tra l'esercito dei Vandali, comandato dal Re Gelimero, e quello Romano sotto il comando del Generale Belisario. Ad Decimum  (dal latino a dieci miglia), è la semplice indicazione topografica del punto in cui fu combattuta la battaglia, posta appunto dieci miglia a sud di Cartagine. Le forze Vandale erano inferiori di numero, ma la tattica militare che utilizzavano era più efficace di quella romana e la cosa avrà un peso nell'evolversi del combattimento. La tattica di Gelimero è quanto mai semplice avanzare sino al punto più favorevole della strada di comunicazione per Cartagine un luogo stretto ove è necessario procedere incolonnati, e li attendere l'arrivo dei 15000 romani. A questo punto il re divide le sue truppe in tre tronconi 7000 uomini restano sul posto sotto il suo comando; 2000 uomini  marciano, al comando del nipote Gibamondo, per attaccare la lunga colonna romana sul fianco sinistro; altri 2000 effettivi al comando del fratello del Re: Ammata avevano il compito di contenere in questa gola le truppe romane di Belisario. Se il piano fosse riuscito i romani si sarebbero trovati in trappola attaccati da tre lati e senza la possibilità di manovrare per la conformazione del terreno. Gimabondo fallì tuttavia nel porre a termine la sua missione: una forza di Romani e di mercenari Unni respinse i suoi 2.000 uomini disperdendoli; lo stesso Gibamondo fu ucciso nel combattimento. Contemporaneamente le truppe di Gelimero si scontrarono frontalmente con l’esercito romano, le truppe di Belisario videro i contingenti mercenari messi in rotta dai Vandali che, anche se inferiori sul piano numerico, combattevano in maniera più efficace, tanto che il centro composto dalle truppe romane subiva incessanti perdite. Tutto faceva propendere per una vittoria vandala. Ma ecco l’imprevisto; quando le truppe di Ammata e Gelimero si ricongiunsero il Re  e iniziarono il combattimento per annientare le spossate forze romane il fratello del Re venne ucciso. Gelimero si perse d’animo e abbandonò il combattimento per cercare le spoglie del nipote, sottrarle alla furia del luogo e dargli sepoltura. La relativa pausa fi immediatamente recepita e sfruttata da Belisario che raggruppando il suo esercito approfittò della strada libera per porsi in nuovo schieramento più a sud. Effettuate queste manovre Belisario lanciò un  contrattacco respinse i Vandali e li mise in fuga. Tanto inaspettato il contrattacco che  Gelimero fu costretto addirittura ad abbandonare Cartagine. Belisario si accampò vicino al campo di battaglia, non volendo avvicinarsi troppo alla città durante la notte. Il mattino dopo marciò su Cartagine, ordinando ai propri uomini di non uccidere o ridurre in schiavitù la sua popolazione (com'era normale pratica di quel periodo) poiché abitata prevalentemente da cittadini romani sottoposti al giogo vandalo. Trovando le porte della città aperte e la popolazione che lo acclamava, il generale bizantino si diresse immediatamente al palazzo reale sedendosi sul trono dei Re Vandali. Decise inoltre di ricostruire le fortificazioni intorno a Cartagine.  Da quel momento furono scaramucce che portarono al disfacimento della forza militare vandala e della loro scomparsa dalla storia.

Articolo di Luigi Caliendo. Tutti i diritti riservati. 

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