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martedì 30 agosto 2011

INCASTELLAMENTO

L'incastellamento medievale è il fenomeno riconducibile al processo della cosiddetta mutazione feudale avvenuta tra il X e il XII secolo e collocabile tra la fine del IX e il X secolo, a seguito della rinata insicurezza per la nuova ondata di invasioni e la progressiva dissoluzione dell’impero carolingio con la conseguente degenerazione del sistema feudale fondato da Carlo Magno. Il termine incastellamento venne coniato dallo storico Pierre Toubert durante i suoi studi sul Lazio medievale. Egli capì che questo processo fu il risultato di una lenta trasformazione dagli insediamenti sparsi dei secoli antecedenti al X sino a concepire una nuova forma di habitat più compatta e organizzata attraverso i castra o villaggi fortificati. È il concetto stesso di incastellamento che ha raggiunto il rilievo di tipo ideale, in gergo idealtypus, grazie a Toubert. Nello specifico, il processo avvenuto nel Lazio, è mutato gradualmente fra il 920 e 1150: prima come insediamento sparso, poi in villaggio fortificato per opera dei signori locali. Sono questi ultimi che promuovono i castra (villaggi fortificati) concentrando gli insediamenti (amassamentum hominum) ed i prodotti (congregatio fundorum).
Gli effetti sono simili ai successivi borghi nuovi del Nord Italia in cui si pongono le basi per un funzionamento agricolo da villaggio medievale classico, con spazi agrari concentrici e coerenti entro e attorno alle mura, orto e vigna, poi cereali e pascoli. Inoltre sono evidenti altri aspetti dell'incastellamento, come la circolazione del denaro d'argento e diffusione di chiese con fonti battesimali. Tra il IX ed il X secolo, l'Europa fu travolta dagli attacchi di tre diverse popolazioni: i saraceni, ovvero dei pirati che, partendo dai porti controllati dagli arabi, compivano scorrerie nelle terre costiere; i normanni (o, impropriamente, vichinghi), un feroce popolo marinaro del Nord; e gli ungari. Il potere carolingio del periodo era ormai in piena crisi ed i sovrani si dimostrarono del tutto incapaci di fronteggiare questi nemici. I feudatari, così, cominciarono a fortificare i propri possedimenti e ad organizzare una difesa indipendente. Tra il IX e il X secolo si erano creati un po' in tutta Europa dei vuoti di potere, che vennero riempiti "spontaneamente" da nuovi organismi e centri di potere. In Francia, in Italia, in Spagna e in Germania erano di solito i vescovi o dei personaggi di spicco che riorganizzavano la vita la difesa della vita politica ed economica locale, creando piccoli eserciti e facendosi coadiuvare, progressivamente, da un consiglio di cittadini più stimati e facoltosi. Alcuni esempi esplicativi si possono trovare nella Francia settentrionale:
a) a Le Mans i cittadini nel IX secolo, per proteggersi dalle incursioni dei Normanni, costrinsero il vescovo a cedere il potere a una banda di avventurieri armati capeggiati da Ruggero, che in seguito sarebbe diventato il conte del Maine;
b) a Langres fu invece lo stesso vescovo che fece cingere la città di mura e prese il potere tanto che il re non poté che riconoscerlo come signore cittadino sul profilo anche politico.
In questo senso, le minacciose incursioni e la necessità di protezione furono alla base della nascita embrionale dei futuri comuni.
Nella generale crisi dei poteri centrali, le signorie locali cominciarono a rafforzare la propria autorità, ad assorbire i deboli allodi confinanti e a strappare numerose concessioni ai vari re e imperatori. La prima conseguenza evidente del fenomeno dell’incastellamento è la diffusione nel contado dei castelli, che lentamente si sostituiranno alla tipologia di insediamento che era stata tipica dell'Alto Medioevo, la curtis. Il termine deriva dal latino castellum o castrum (fortezza, accampamento militare), ma nel Medioevo viene ad indicare una fortificazione permanente, che i grandi signori fondiari, sia laici che ecclesiastici, iniziano ad erigere per proteggere e delineare i propri possedimenti. È probabile che l’incastellamento di certi insediamenti abbia talvolta incontrato il consenso del sovrano, ma è altrettanto probabile che molti di questi castelli siano stati edificati su iniziativa dei signori del luogo senza alcuna preventiva autorizzazione. Inizialmente i castelli si presentano come veri e propri villaggi fortificati dalla struttura ancora abbastanza primitiva: collocati su un'altura, recintati da palizzate in legno e circondati da fossati. Queste fortificazioni erano del resto relativamente semplici da abbattere e dal XII secolo infatti, la pietra sostituì il legno nelle fortificazioni, con la comparsa delle mura di cinta, il ponte levatoio ed il cancello ad inferriate all’ingresso, fiancheggiato da due torri; all’interno la struttura del castello divenne più complessa ed il signore spesso viveva proprio all’interno della grande torre centrale detta mastio (o Donjon). L’altra conseguenza del fenomeno dell’incastellamento nell'XI secolo è la nascita delle cosiddette signorie territoriali o di banno, che progressivamente si sovrappongono e si sostituiscono alle precedenti signorie fondiarie. Una volta fortificati i propri possedimenti infatti, i signori iniziano ad esercitare la loro autorità su tutti coloro che abitano nelle vicinanze del castello, sia che si trattasse di uomini liberi, servi, piccoli proprietari o affittuari. È in questa degenerazione delle vecchie clientele vassallatiche che si manifesta con più evidenza la disgregazione del potere regio centrale, le cui prerogative vengono completamente usurpate dai signori territoriali.

Bibliografia:

Aldo A. Settia. Castelli e villaggi dell'Italia padana, Napoli, 1984
Gabriella Piccinni. I mille anni del medioevo, Milano, Bruno Mondadori, 1999. ISBN 88-424-9355-4.
Paolo Cammarosano. Nobili e re: l'Italia politica dell'altomedievo, Roma-Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5542-5.
Pierre Toubert. Dalla terra ai castelli. Paesaggi, agricoltura e poteri nell'Italia medievale, Torino, Einaudi, 1997
Sauro Gelichi, Introduzione all'archeologia medievale, Roma, Carocci Editore, 1997

Fonte: Wikipedia

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