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sabato 20 agosto 2011

LA RETE PARROCCHIALE E IL RAGGRUPPAMENTO INTORNO AI MORTI

Tra il X e l'XI secolo si verifica il fenomeno del raggruppamento di uomini presso la torre o il castello signorile. Questo processo si chiama incellulamento che ingloba gli uomini nelle strutture nuove della signoria, dà vita ai villaggi la cui rete ricopre le campagne occidentali. Ma bisogna far posto anche alla Chiesa e alla rete di parrocchie che accompagnano la formazione delle signorie. Durante l'Alto Medioevo la parola parrocchia indicava edifici di culto e non estensioni territoriali anche se esistevano suddivisioni delle diocesi ma si trattava di un debole inquadramento delle popolazioni rurali. La rete parrocchiale si forma insieme al raggruppamento delle popolazioni in villaggio: il processo fu più rapido in Italia già divisa a causa della presenza secolare del cristianesimo.
La formazione della rete parrocchiale presuppone un doppio processo: da una parte lo smembramento delle antiche strutture e la costruzione di edifici culturali associati ai nuovi centri culturali, dall'altra la restituzione delle chiese e delle decime detenute dai laici; il risultato è la formazione di territori parrocchiali controllati dall'autorità diocesana ed imperniati sulla chiesa che costituisce il cuore del nuovo villaggio. Così la rete parrocchiale appare come elemento dell'incellulamento che contribuisce alla stabilità delle popolazioni rurali e quindi alla solidità del legame tra gli uomini e il loro luogo. La trasformazione delle pratiche funerarie è il segno più evidente del mutamento che colpisce l'organizzazione del mondo rurale. Nella Roma antica i morti giudicati impuri erano sepolti fuori dalle città e lontano dai centri  abitati. Il culto delle reliquie e la sepoltura dei santi nelle chiese urbane, aveva costituito una infrazione suscitando il biasimo dei pagani. Ma essendo morti ordinari, i cristiani hanno seguito inizialmente l'antica usanza anche se alcuni fedeli ricercavano un seppellimento ad sanctos (presso i santi) ossia in prossimità delle reliquie. Secondo Agostino, le pratiche funerarie costituiscono dei costumi sociali utili alla consolazione dei vivi ma senza effetto per la salvezza dell'anima e quindi inutili dal punto di vista della Chiesa. L'epoca carolingi è caratterizzata dall'affermazione dell'estrema unzione, dalla liturgia dei defunti e dalla realizzazione dei primi luoghi di sepoltura collettivi a contatto con le zone abitate. La prima rottura avviene nell'XI secolo con la costruzione del cimitero parrocchiale situato attorno alla chiesa: si assiste così ad un raggruppamento dei morti in un luogo unico e ad una installazione dei morti al centro dell'habitat rurale ed urbano. La Chiesa d'ora in poi si assume la gestione dei defunti assicurando loro un posto centrale: testimonianza è la consacrazione del cimitero che lo fa diventare un luogo sacro alla stregua della chiesa e in stretta associazione con essa. Il cimitero è anche il cuore del nuovo villaggio giocando un ruolo decisivo nell'incellulamento. In Catalogna ad esempio il raggruppamento degli uomini avviene intorno alla chiesa e alla segrera uno spazio grande trenta passi attorno all'edificio che favorisce il raggruppamento di uomini favorendo protezione delle persone e dei beni. La sergrera non è solo una zona funeraria ma il cimitero è importante. La riunione dei morti nel cimitero parrocchiale propone un'immagine forte della congregatio hominum: le tombe sono poco contrassegnate e quando manca lo spazio la terra è rivoltata e le ossa riunite su un lato del cimitero senza rispetto per le identità personali e per le famiglie. Il cimitero è considerato come il "grembo della Chiesa" ma è anche la controparte visibile dell'invisibile aldilà. Riproduce nella morte la comunità dei vivi costituendo una rappresentazione ideale dell'assemblamento e dell'unità del villaggio. Ma questo valore di fondamento comunitario ha come rovescio l'esclusione degli scomunicati, eretici, infedeli bambini non battezzati e suicidi. Il cimitero è importante quanto per i morti per i vivi ed è un luogo molto animato, lo si attraversa per andare a messa, serve da rifugio, serve da luogo per festeggiamenti e danze, vi si pratica la giustizia e vi si allestisce il mercato o addirittura è luogo per concludere affari. I morti sono considerati garanti della tradizione e la chiesa promuove il raggruppamento di morti permettendo la costruzione di questo spazio privilegiato. Nel complesso, tre elementi costituiscono la parrocchia: le fonti battesimali, riscossione della decima e il  cimitero.

La chiesa parrocchiale costituisce il luogo in cui si riceve il battesimo per entrare nella comunità dei cristiani, pagare il tributo che sigilla il riconoscimento del potere sacerdotale ed essere sepolto per raggiungere nell'altra vita la comunità dei defunti. Ne consegue che lo spazio è molto ridotto ma omogeneo. Al centro del centro ci sono la Chiesa ed il cimitero, poi lo spazio costituito dalle case del villaggio circondato da mura o associate al castello. Intorno si estendono le terre coltivate (ager) e le zone boschive con terreni non organizzati e spesso coltivati in modo temporaneto. Più in là c'è l'area delle zone incolte (saltus) piena di pericoli ma indispensabile per l'economia agraria visto che costituisce un luogo di raccolta. La foresta è il luogo marginale, rifugio di essere marginali, briganti ed eremiti proprio come il deserto di sabbia in cui i Padri cercavano Dio con la solitudine e l'ascesi, essa permette di entrare in contatto nonostante le insidie e i pericoli cl sovrannaturale. La foresta è uno spazio periferico, esterno il cui termine prima era utilizzato per designare le zone esterne nelle quali i re si riservavano un diritto di caccia, grande rituale di dominazione aristocratica che avveniva col cane o col falcone: quest'ultima si caratterizzava per la staticità del cacciatore e si pratica in un luogo aperto anche vicino alle zone centrale. La caccia col cane presuppone un lungo inseguimento creando movimento attraverso spazi esterni. L'incellulamento, quindi, non è una struttura che si impone ai dominati, ma una logica condivisa da tutti. 
Superando i limiti della parrocchia, tutti coloro che provengono dall'esterno di essa sono percepiti come intrusi ed estranei ma sono utili per portare i segni della differenza per creare una migliore identità sociale. Per quasi tutta la popolazione, tuttavia, la vita sociale avviene in circa quindici chilometri, perchè solo la fiera locale può portare a spostamenti più importanti. I chierici si spostano di più così come i nobili. Ma coloro che si spostano sono rari e per la grande maggioranza dei dominati, l'universo sociale si estende oltre la parrocchia solo nella misura in cui ingloba i villaggi vicini con i quali i rapporti sono tesi malgrado continui legami individuali e familiari. La parrocchia, quindi, forma il paese amico al di là del quale inizia l'ignoto. Qui gli individui sono battezzati, lavorano e pagano le tasse che segnano la loro dipendenza con la possibilità di riposare nella terra dei loro avi. La colonizzazione di nuove terre determina spostamenti di popolazione: l'immigrazione si iscrivono nel raggio di dieci chilometri tranne alcune grandi città come Parigi, Londra, Siviglia, Firenze attirano gente anche da quaranta chilometri. Naturalmente aumentando la concorrenza tra città vicine, spesso il raggio di attrazione urbana si innalza anche a venticinque/trenta chilometri.

Fonte: La Cività Feudale, Gerome Baschet, Newton & Compton



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