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sabato 20 agosto 2011

LA CRISTIANITA' E I PELLEGRINAGGI NEL MEDIOEVO

Il pellegrinaggio è una avventura a rischio: se la destinazione è lontana si redige un verbale o comunque si mette ordine ai propri affari. Esso può essere deciso individualmente in seguito ad un voto o ad una speraznza di guarigione, ma può anche essere imposto dal clero a titolo di penitenza a partire tra l'XI e XII secolo essere imposto dal clero o dal XIII secolo da un tribunale come sanzione penale. Comunque è un viaggio penitenziale che rappresenta una rottura con il mondo quotidiano, e la vita normale. Il pellegrino sceglie di divenire uno straniero ed è così che viene percepito nei luoghi (peregrinus significa straniero, esiliato). Il pellegrinaggio è una partenza verso l'altrove e nei primi secoli del Medioevo la partenza penitenziale è più importante delle destinazione del viaggio ed è in epoca carolingia che il girare penitenziale si eclissa a vantaggio del pellegrinaggio verso un luogo fissato in anticipo. I pellegrini locali ricoprono una grande importanza perchè permettono di strutturare una contrada o di sviluppare le solidarietà tra villaggi vicini.
Questi pellegrinaggi possono avere per meta una chiesa o una cappella isolata e si svolgono sia in una data prefissata determinando importanti raggruppamenti, sia senza periodicità divenendo individuali rivolgendosi comunque verso l'esterno. I pellegrinaggi mettono in gioco le reliquie dei santi prestigiosi ospitate in santuari: tale è il caso della testa di Giovanni Battista nella cattedrale di Amiens, o della tomba di San Martino a Torus che attira pellegrini dall'intera Gallia. Anche se il pellegrinaggio rappresenta un atto cristiano, le città che li attraggono vi si trovano al di fuori di essa. E' evidente il caso di Gerusalemme pellegrinaggio per eccellenza sia per la lunghezza e difficoltà, sia per la possibilità di entrare in diretto contatto con Cristo attraverso i luoghi della sua vita terrestre e della Passione. A partire dal IV secolo, quando Costantino fece costruire il Santo Sepolcro, il pellegrinaggio è ben attestato grazie ad alcune descrizione dei luoghi santi e ad alcuni racconti di viaggio. Anche dopo la ripresa di Gerusalemme da parte di Saladino nel 1187 alcuni trattati tra cristiani e musulmani regolano l'accesso dei viaggiatori, mediante tasse, mentre il loro accoglimento è organizzato sotto la tutela di due consoli occidentali che assicurano protezione e alloggio. E' durante il IX secolo che va collocato il pellegrinaggio in Terra Santa che va di pari passo con le crocia che possiamo definire "pellegrinaggi armati". Anche Roma è un luogo periferico in una cristianità che ha il centro importante tra la Loira e il Reno. La Città non è lontana dalla frontiera che separa i cristiani dal mondo musulmano e per molto tempo tiene testa alla Sicilia araba. La posizione di Roma è ambigua rispetto a Gerusalemme e Compostela in quanto se Roma è un confine geografico è anche un centro istituzionale caratterizzato dalla centralizzazione pontificia. Il pellegrinaggio a Roma non ha rivali nel Medioevo, rendendo visita a San Pietro e San Paolo così coma ad un alto numero di martiri sepolti nelle catacombe e poi tra l'VIII e il IX secolo nelle chiese urbane. Il pellegrinaggio a Roma è intenso e solo Roma ha i corpo degli apostoli, ma entra in concorrenza con Venezia dopo il furto delle reliquie di San Marco e poi con Compostela e Cluny che acquista alcune reliquie di Pietro e Paolo atteggiandosi a sostituto del pellegrinaggio a Roma. Roma si difende bene in quanto con lo sviluppo dell'istituzione pontificia si accompagna la promozione della figura di San Pietro di cui viene messo in risalto il ruolo di fondatore della Chiesa conferendogli una netta preminenza sugli altri e rafforza il significato del pellegrinaggio sulla sua tomba. Il pellegrinaggio romano ebbe momenti di declino, durante l'esilio avignonese e durante il Grande Sciesma: nel frattempo Bonifacio VIII aveva dato lustro al pellegrinaggio a Roma proclamando una grande indulgenza dal 25 dicembre 1299 al 24 dicembre 1300 concedendo la piena remissione dei peccati a chi si sarebbe trasferito a Roma. L'afflusso è considerevole, tanto che gli anni giubilari si moltiplicarono (1390, 1400, 1423 e 1450 prima che Sisto IV nel 1475 li volle ogni 25 anni). La grande invenzione del medioevo è il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Appare allora il racconto dell'invenzione delle reliquie identificate come quelle di Giacomo. Il primo visitatore fu segnalato nel 951 ma la presenza dei saraceni limita l'accesso alla tomba e nel 997  Compostela è presa e la Chiesa distrutta. Con la morte di Al Mansur nel 1002 e la successiva Reconquista nell'XI secolo il pellegrinaggio conosce un forte sviluppo: è favorito dai re della Spagna cristiana che costruirono basiliche, edifici di culto e dagli ordini religiosi come quello di Cluny. La costruzione della cattedrale iniziata nel 1976 e terminata nel 1188 con in portico della Gloria dimostra la piena espansione del pellegrinaggio proprio come il Codex Calixtinus verso il 1150 che fornisce la versione canonica della leggenda di San Giacomo e la Guida del pellegrino di Santiago redatta tra il 1130 e 1140 che fornisce ai viaggiatori tutte le informazioni utili sulle strade da imboccare e sui santuari da visitare durante la via. Esistono alcune strade che vengono menzionate nella guida avendo uno status privilegiato e gli itinerari sono tracciati in funzione di quei punti di alta concentrazione di sacralità che sono i grandi santuari. Questi itinerari sono come rosari di luoghi santi ed hanno permesso importanti scambi nell'ambito della cristianità, specialmente in campo artistico, giocando un ruolo importante nella diffusione delle forme e dei temi romantici. Si giunge a Santiago da tutta Europa e addirittura alcuni viaggiatori indiani, etiopi o cinesi vi arrivavano. Quello di Santiago è uno dei più grandi pellegrinaggitrasformarsi in un pellegrinaggio armato come nel caso delle crociate, si sviluppa in relazione con il fronte armato che oppone i cristiani ai nemici esterni, divenendo ispiratore spirituale della Reconquista.

Occorre quindi sottolineare l'importanza dei santi e delle reliquie come marcatori dello spazio cristiano: sono i corpo di santi che permettono di costruire una rete di luoghi sacri che suscitano pellegrinaggi più o meno importanti. Nasce così una geografia sacra attraverso l'istituzione delle sante tombe e diffusione delle reliquie: una. Una delle ragioni che spingono ecclesiastici e sovrani verso Roma è quella di approfittare del tesoro dei martiri e di riportare alcune reliquie per dare maggiore dignità a chiese e monasteri di cui essi desiderano assicurare la promozione. Si stabilisce una gradazione di sacralità a partire dal luogo degli apostoli Pietro e Paolo, ai grandi santuari dedicati agli evangelizzatori e santuari locali. Dal XII secolo lo sviluppo del culto della Vergine scombina questa tendenza: tuttavia le immagini miracolose e le rare reliquie possedute (cintura a Prato,  il latte) permettono di gerarchizzare i molti santuari mariani. Il pellegrinaggio attiva la dualità interno/esterno: sebbene il pellegrino sia uno straniero in tutti i luoghi che visita può constatare che si trova in una terra cristiana, ottenendo asilo presso le chiese. A Gerusalemme, Roma o Santiago può avvertire che la fede lo ha messo su una strada condivisa da popoli dalle lingue incomprensibili. Il pelelgrinaggio è una esperienza pratica che mette in rapporto le entità cellulari che costituiscono la base dell'organizzazione sociale. Non tutti i fedeli intraprendono un pellegrinaggio lontano ed è stata messa in discussione l'idea secondo la quale l'affluenza a Santiago sia stato tanto considerevole quanto la leggenda voglia farci credere. Ogni fedele doveva aver incontrato almeno una vola un pellegrino di ritorno da Compostela che grazie al racconto del viaggio e alla descrizione dei luoghi visitati e gli oggetti riportati è testimone della realtà. Il pellegrinaggio divenne quindi uno strumento verso l'esterno che mira ad una unità interna e il confrontarsi con il mondo degli infedeli contribuisce a riaffermare l'unità della cristianità. Nel medioevo il pellegrinaggio non è solo uno spostamento materiale, ma anche una metafora fondamentale: l'intera vita terrena è considerata un pelelgrinaggio. L'uomo sulla terra è un pellegrino che che cammina in mezzo alle prove del secolo e che aspira a raggiungere la sua patria celeste. La vita terrena è una valle di lacrime, un passaggio transitorio ed esterno, oggetto di tutte le speranze che è l'aldilà celeste. Ci sono nella cristianità alcuni gruppi che si spostano molto, mercanti che viaggiano in posti lontani ed ecclesiastici che per poter studiare in città prestigiose compiono lunghi viaggi. Spesso i protagonisti di questi viaggi sono vagabondi che sono inclusi da Bertoldo da Ratisbona nella "famiglia del diavolo" e sono vittime di una repressione sempre più rigorosa a partire dal XIV secolo.

Fonte: La Cività Feudale, Gerome Baschet, Newton & Compton

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