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venerdì 4 ottobre 2013

ELEMENTI DI STORIA MEDIEVALE 4: IL MONACHESIMO

Il Monachesimo è il simbolo della vitalità della Chiesa e assume caratteristiche diverse a seconda che si studi il fenomeno in Oriente o in Occidente. Nel III secolo in oriente è diffusa la pratica dell'ascetismo da parte di alcuni eremiti che decidono di abbandonare la vita mondana per una dedita all'isolamento totale e alla preghiera. Particolarmente interessanti sono le vicende dei Pascolanti (che si nutrono di erba), i Acemeti che pregano continuamente dormendo pochissimo e i Reclusi che vivono chiusi in celle. Da queste forme estreme di isolamento vi è l' Anacoretismo ossia isolamento totale dal mondo. L'Anacoretismo è una via di mezzo tra l'eremitismo e il cenobitismo che rappresenta una forma di monachesimo in cui i religiosi vivevano assieme secondo rigidissime regole (benedettini, francescani...). Oltre alla preghiera i monaci erano dediti al lavoro della terra, all'artigianato sia per soddisfare l''esigenze della loro comunità sia per beneficenza nei confronti dei poveri. Solo con San Benedetto da Norcia il monachesimo si afferma in Occidente e secondo il santo umbro la preghiera non poteva essere separata da un concreto impegno sociale. Tutti i monasteri benedettini ricordano l'Abazia di Montecassino del 528, anno in cui la Regola iniziò ad essere diffusa seguendo il precetto dell'"ora et labora": infatti oltre la preghiera, i benedettini si dedicavano anche al lavoro dei campi, bonifiche ambientali, costruzioni di fattorie, ospizi, ospedali ridando vigore al lavoro manuale che presso i greci e romani era visto come una "diminutio" della dignità dell'uomo. 

Il monachesimo assicura alla Chiesa un vero e proprio strumento di affermazione. La Chiesa tiene in vita la cultura romana e sono proprio i monasteri che riescono a salvare codici, opere letterarie dalla furia barbarica trascritte da abilissimi monaci amanuensi. Le abazie anche erano rifugi per le popolazioni circostanti in quanto sotto Giustiniano l'Italia era una provincia ed era contesa dagli ostrogoti e dai longobardi e inoltre le pesanti tasse imperiali portavano i contadini a chiedere protezione proprio ai monasteri che divennero cittadelle autonome ed indipendenti dove non vi erano controlli nè da parte della Chiesa nè dallo stato: avevano autonomia giudiziari, possibilità di battere moneta, esenzioni fiscali e milizie private. I monasteri sovente ricevevano donazioni ed eredità da sovrani e grandi proprietari terrieri che spesso si aggiungevano all'edificio monastico. I monasteri diventano importantissimi centri economici e religiosi difesi da mura e rette da abati. Particolarmente interessante è il monachesimo irlandese che evangelizzò le tribune germaniche pagane. Alla base di questo nuovo tipo di monachesimo vi è la Regola di San Colombano vissuto tra il VI e VII secolo.

L'Incastellamento

*articolo di Giovanna Barbieri. Tutti i diritti riservati

A causa della dissoluzione dell’Impero Romano e incursioni di cavalieri normanni, saraceni e austro-ungarici, la costruzione di fortezze e castelli si rese necessaria da parte dei principi feudali che desideravano dare riparo ai propri uomini. Questi borghi si componevano di un bastione di pietra circondato da un fossato, sul quale si apriva una porta (spesso dotata di ponte levatoio), un Mastio, dove risiedeva il signore locale, una chiesa per i bisogni di culto, la cucina (si cuocevano interi cinghiali, cervi, oche, paioli di minestroni e serviva molto spazio), le stalle e altri edifici dove alloggiavano i cavalieri, armigeri e la servitù, un granaio e magazzini per stivale le derrate alimentari (cereali e carne affumicata), che servivano per il sostentamento di chi abitava all’interno del borgo e di chi, in caso di pericolo, vi si rifugiava con famiglia e animali. Alcune volte i castelli e fortezze erano così grandi che gli armigeri potevano essere ospitati nei pressi dell’armeria. I prigionieri politici che venivano catturati durante le battaglie di un esercito contro un altro, erano gettati nelle segrete (nel piano inferiore del castello spesso erano costruite delle prigioni) e liberati solo tramite riscatto. Naturalmente i contadini locali venivano obbligati a sostenere la manutenzione e costruzione delle opere. Inoltre la maggior parte di loro divengono servi della gleba, cioè il signore locale li legava alla propria terra da coltivare, a lui dovevano pagare ovviamente un fitto (in derrate alimentari), in cambio il nobile aveva l’obbligo di tutelarli giuridicamente e militarmente. Inoltre la povera gente doveva offrire alla chiesa la decima. Pochissimo cibo rimaneva quindi per loro. Nasce così l’incastellamento dell’Europa Occidentale. Verso il X secolo il commercio cominciò a svilupparsi soprattutto verso il Medio-Oriente, Asia e grandi città, tuttavia in un’epoca in cui imperava la rapina come mezzo della piccola nobiltà di procurarsi ricchezza (merce da vendere e denari), i mercanti non videro altra soluzione se non rifugiarsi in tali borghi, comprensibilmente ben presto lo spazio divenne insufficiente e i venditori si videro costretti a creare dei sobborghi, vale a dire dei borghi esterni nei quali svernare o sostare con la merce (spesso nei pressi di fiumi navigabili o estuari).


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