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venerdì 22 febbraio 2013

L'ARCISPEDALE SANTO SPIRITO A ROMA

L'Arcispedale di Santo Spirito è un antico ospedale (ora centro congressi) nei pressi di Città del Vaticano, a Roma, adiacente al moderno Ospedale di Santo Spirito, che ne prosegue la tradizione. L'ospedale fu istituito nel sito dove in antichità risiedeva la "Schola dei Sassoni". L'edificio originario dell’ospedale Santo Spirito in Saxia fu la Schola, eretta anticamente con l'indirizzo di Nosocomio per volontà del re del Wessex, Ina (689-726). All'inizio del VIII secolo la Schola era stata concepita per ospitare il grande numero di pellegrini anglo-sassoni che visitavano annualmente Roma ed in particolare i suoi innumerevoli luoghi santi, come la tomba del Principe degli Apostoli. Lo stesso Beda ricorda che "Dalla Britannia venivano nobili e plebei, uomini e donne, guerrireri e artigiani, giovani e vecchi". Fu un pelligrinaggio che durò per secoli; in quel periodo Roma ebbe una tale notorietà che si contano non meno di dieci sovrani in pellegrinaggio ad limina Apostolorum": ad esempio, il primo celebre ospite romano fu Cedwalla, Re dei Sassoni occidentali (685-688). A seguito della fondazione della Schola, l’intero quartiere assunse una fisionomia esotica tanto da essere rinominata “città dei Sassoni”; ancora oggi, infatti, la riva destra del Tevere è chiamata “Borgo”. Sul principio del Pontificato di Leone IV un violento incendio, reso celebre dalla pittura di Raffaello, L'incendio di Borgo, invase la contrada dei Sassoni, danneggiando anche le Scholae dei Frisoni, dei Longobardi, dei Franchi e degli stessi Sassoni, fino a toccare la Basilica di San Pietro. Un così vasto incendio non poteva non essere doloso; difatti risulta che fosse stato appiccato dai Saraceni, penetrati per via fluviale. Fu lo stesso Papa Leone IV che curò la ricostruzione della chiesa di Santa Maria in Saxia e della Schola dei Sassoni e in questo ritrovo di pellegrini molti Re dell'Europa del nord come Burgredo dei Merci, Boerredo o il principe Alfredo il Grande trovarono riposo dopo un viaggio stancante. Seguì un periodo di florida vita; ma a causa di avvenimenti storici come l'invasione dei Normanni in Inghilterra nel 1066 e l'inizio delle crociate, che convogliarono le masse di pellegrini ad altre mete, l'istituzione decadde e di essa non rimase che il nome. Fu proprio Papa Innocenzo III a riportarla in auge, rielaborandola e rendendola uno dei più celebri ospedali del mondo. Il 25 novembre 1198, inoltre, egli approvò e raccomandò l’ordine degli Ospitalieri, attraverso la bolla “Religiosam vitam”, in cui accoglieva Guido di Montpellier e l’istituto da lui fondato sotto la protezione e i privilegi del Vaticano. Rilevante fu pure la vicenda riguardante i bambini orfani: per proteggerli e tutelarli, Innocenzo III dedicò a loro una nuova istituzione, la celebre "ruota degli esposti" dove venivano lasciati i bambini abbandonati.  Poco più tardi il vescovo di Chartres, Reginaldo, donerà una prebenda della sua chiesa all’ospedale di Santo Spirito, ancora chiamato di S. Maria in Saxia. Con la consacrazione di questa nuova istituzione, Innocenzo III creò uno statuto di regole per l’ordine degli Ospitalieri che ricevettero l’incarico di gestire e salvaguardare l’ospedale, sempre sotto la guida di Guido da Montpelier. Nel 1201 lo stesso Papa diede in dote all’ospedale di Santa Maria la chiesa omonima e le sue rendite. Sarà proprio questo l’atto che sancì la nascita del Venerando ospedale romano di Santo Spirito in Saxia; la chiesa limitrofa diventò invece un luogo di ospitalità. All'inizio della sua monumentale esistenza però la nuova struttura era costituita solo da una corsia rettangolare, illuminata da piccole finestre e in grado di assistere 300 infermi e 600 poveri. L’ospedale ricevette cospicue donazioni, come quelle di Giovanni senza terra, Re d’Inghilterra, che concesse "La donazione della chiesa di Wirtel e delle sue rendite quale dote all'Ospedale", oppure quelle dello stesso Papa Innocenzo, che promosse edifici da affiancare al nuovo istituto e che dal gennaio 1208 concesse alla nuova struttura il privilegio della Stazione Sacra nella domenica dopo l’ottava Epifania, accrescendo in questo modo lo zelo dei fedeli. La celebrazione era accompagnata da una processione ed una cerimonia solenne, dopo la quale il Papa elargiva 3 denari ai membri dell’ospedale e a 1000 poveri accorsi. Fu un evento importantissimo che fece radunare la popolazione nel nascente istituto. Particolarmente significativa fu l'omelia pronunciata dal Papa, che esordì con le parole: "Nel terzo giorno si fecero nozze in Cana, e v'intervenne la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli [...]". Sull'Ospedale romano posero le mani i Papi più illustri, e di secolo in secolo esso ottenne grandezza e splendore, grazie soprattutto alle offerte e alle donazioni di benefattori di tutto il Mondo Cattolico, tanto che il pontefice Pio VI lo poté proclamare "Il trono della Carità Cattolica".Conosciuto come cavaliere templare proveniente dalla famiglia dei conti di Guillaume di Montpellier. Egli costruì nella sua città natale una Casa Ospitale che sorgeva nella zona oggi denominata "Pyla-Saint-Gely", e fondò un ordine regolare di Frati Ospitalieri(1170), perché si dedicassero all’assistenza degli infermi, dei fanciulli abbandonati e di tutti i quanti avessero bisogno di aiuti e di cure. Documenti che risalgono al decennio 1180-90 ci dicono che l’ospedale di Montpellier era già in auge, come d’altra parte il nuovo ordine degli Ospitalieri. Proprio questo documento testimonia la presenza in Francia di già 6 Case di Santo Spirito, che seguivano il modello di Montpellier. Dando vita all’organizzazione di Santo Spirito, Guido volle che:” l’assistenza e la cura degli infermi fosse esente dalla freddezza di un servizio prezzolato, facendola assurgere al grado di un sacro dovere, degno di essere paragonato alla purezza dell’epoca apostolica e del primo cristianesimo.” Il futuro Papa Innocenzo III già nella sua permanenza in Francia aveva potuto ammirare questa efficiente realtà, tanto da commentare: "Qui si ristorano gli affamati, si vestono i poveri, si nutriscono i fanciulli orfani e proietti, si amministra il necessario agli infermie agli indigenti si elargisce ogni consolazione. Cosìcche il Maestro e i Frati di Santo Spirito non devono denominarsi ospiti dei poveri, ma loro servi, ed essi soli sono i veri indigenti perché caritatevolmente distribuiscono quanto è necessario ai bisognosi." Ed infatti, appena salito alla soglia papale, Innocenzo III celebrò pubblicamente l’istituzione delle case di Santo Spirito: ”Da sicure informazioni sappiamo che l’ospedale di Santo Spirito, fondato in Montpellier dal nostro diletto figlio Frate Guido, su tutti gli altri ospedali di nuova fondazione rifulge per Religione e per esercizio della più grande carità Ospitaliera, come sanno bene tutti coloro che ne hanno avuto l’esperienza”. La stima di Innocenzo III verso Guido era tanta che il Papa lo nominò commissario contro gli eretici in Francia. Con la bolla del 1198 egli confermò la fondazione degli Ospitalieri e l’accolse sotto la sua protezione, insieme a tutte le filiali francesi e quelli nascenti a Roma, come Santa Maria in Trastevere e Sant’Agata sulla via Aurelia. Il desiderio di Guido ebbe la fortuna d’incontrarsi con il pensiero di Innocenzo III. Il Papa stesso, in una sua lettera ai vescovi della Francia, proclamò Guido come “Uomo timorato di Dio e dedicato alle opere di Carità”. Nel 1471 l’ospedale fu preda di un imponente incendio che lo ridusse in uno stato fatiscente. Sisto IV, in visita all'ospedale poco dopo la sua nomina a pontefice(1471-1484), lo descrive: “ le mura cadenti, gli edifici angusti, tetri, privi d’aria e di ogni più elementare comodità, offrono l’aspetto di un luogo destinato più alla relegazione che a ricuperare la salute”. Ne decise la ricostruzione immediata, anche in previsione del Giubileo. Grazie a Papa Sisto IV si poté assistere ad una vera e propria rifioritura del nosocomio, che divenne il più importante luogo della ricerca scientifica: basti ricordare che al suo interno si avvicendarono medici illustri come Giovanni Tiracorda, medico di Clemente X, Lancisi, Baglivi, i quali furono protagonisti di importati studi medici. Inoltre non bisogna dimenticare che all’interno dell’Antica Spezieria fu sperimentato l’utilizzo della corteccia di china nel trattamento della malaria. Dal punto di vista religioso è importante ricordare che l’ospedale poté godere della presenza di personalità come San Filippo Neri e San Camillo De Lellis. Infine, non si può dimenticare l’importanza del Teatro di Anatomia che fu di richiamo per artisti e scienziati come Michelangelo, Leonardo Da Vinci e Sandro Botticelli, che riprodusse la facciata dell’ospedale nello sfondo dell’affresco “ La purificazione del lebbroso”. A fondamento dell’ordine Ospitaliero è la Regola che consta di ben 105 brevi capitoli, molti dei quali riprendono per lunghi tratti doveri di altri ordini religiosi sorti precedentemente. Della Regola del Santo Spirito esistono due esemplari di epoca posteriore: uno si trova nell’archivio di Stato in Roma e l’altro nell’archivio dell’ospedale di Digione, ambedue risalenti al XV secolo. Questa Regola ha la grande efficacia di calarci nell’ambiente ospitaliero, pervaso da disciplina e altruismo, e chiarisce in maniera esaustiva com'era scandita la vita quotidiana nell'ospedale. In particolare, è importante sottolineare come la maggior parte dei capitoli siano incentrati a rendere più confortevole e sana la permanenza degli infermi nella Struttura. Così il Cap. 1 afferma che ogni bene è comune e che "Nessuno ardisca dire che una cosa è sua", oppure nel Cap.15 "Norma costante sia lo spirito di carità", o infine nel Cap. 33 dove si trovano norme scrupolose riguardo la necessità di provvedere agli indumenti ed alla nutrizione degli orfani. Già sul finire del XII secolo si riscontra l’esistenza in Roma di due ospedali dell’Ordine di Santo Spirito: il primo (quello di cui si parla maggiormente in questa trattazione) vicino S.Maria in Trastevere; l’altro nei pressi di Sant’Agata, alle porte della città. Mentre nel XII secolo in Italia se di ospedali sotto quest’ordine se ne potevano contare sostanzialmente 3, includendo anche quello vicino la chiesa di S. Biagio ad Orte, già alla fine del secolo seguente gli Ospedali di Santo Spirito ammontavano già a un centinaio, molti dei quali nel Lazio e gli altri in Umbria, Abruzzo, Marche, Toscana e Regno di Napoli. Di questi ricordiamo i più famosi ed importanti: oltre alla casa madre di Roma, quello di Firenze, di Milano.

Fonte: Wikipedia

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