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mercoledì 13 febbraio 2013

BENEDETTO IX, IL PAPA DELLE RINUNCE

Papa, Papa dimissionario, Papa ricandidato, antipapa. Nella vicenda umana di Benedetto IX è accaduto quasi di tutto ed i giudizi su di lui sono estremamente negativi, ben lontani dall’essere ammorbiditi dall’attuale contingenza diplomatica dei buoni rapporti, specialmente nel tempo medievale in cui riparazioni delle offese, faide, macabri  processi a vivi e a morti, abituavano l’opinione pubblica a temibili spettacoli di fatti sanguinosi. Benedetto IX, il Pontefice che pare fosse eletto a solo dodici anni, ebbe come nome di Battesimo Teofilatto ed apparteneva alla famiglia forse più potente di Roma, quella dei Conti di Tuscolo (da cui derivò l’altra grande stirpe dei Colonna) cui appartenne Alberico duca di Spoleto, sposo della famosa Marozia che fu anche moglie del re Ugo di Provenza. Fra parenti diretti, consanguinei e persone legate da affinità alla sua Casa, si contavano i Papi Benedetto VII e VIII, Giovanni XI, XII, XIII, XV e XIX. Per gli esponenti più illustri dei Conti di Tuscolo non fu quindi difficile intervenire su un’elezione che a quei tempi era ancora slegata dal controllo di cardinali provenienti da tutta Europa, mentre a Roma si svolgevano le principali manovre per il rafforzamento del potere locale e peninsulare. Benedetto, dunque, rappresentava per la sua famiglia un elemento di continuità con una vera tradizione pontificia nel senso di un legame di sangue quasi ininterrotto fra gli uomini che ascendevano da decenni al Trono di Pietro : una persona che da giovane e poi da adulto avrebbe continuato a garantire innanzitutto gli interessi politici della sua Casa e della fazione ad essa collegata. Anche per questo, se la sua futura attività pastorale fu esente da deviazioni dottrinali, la sua educazione spirituale non fu seguita né indirizzata, e consentì che la condotta personale del giovanissimo Pontefice, distolta dalla guida effettiva guida della Chiesa, fosse presa come esempio per indicare vizi e difetti. Il Papa Vittore III che certamente era un mite e rigido monaco non incline a fare politica, mezzo secolo dopo scrisse che aveva persino orrore a descrivere le nefandezze di cui si era macchiato Benedetto. Simonia, inclinazione per le esperienze sessuali, uso del Pontificato per i suoi scopi personali sono le accuse che più spesso circondano la storia del Pontefice. E S. Pier Damiani lo bolla con un giudizio durissimo, come “un diavolo vestito da prete”.Cinque anni dopo la sua elezione, quindi giovane se non ancora adolescente, fu cacciato da Roma proprio a causa delle sue scostumatezze, e trovò rifugio presso l’imperatore Corrado il quale poco dopo lo restituiva al Soglio in cambio di un appoggio politico. In particolare con la scomunica comminata nei confronti dell’arcivescovo milanese Ariberto, tenace avversario del sovrano. Tuttavia nel 1045, anche in seguito alla spinta dei riformatori ansiosi di restaurare la dignità apostolica e quella della vita religiosa, Roma insorgeva contro Benedetto. Secondo le parole di Gregorovius, il Papa conduceva in Laterano “una vita da sultano orientale”. E i suoi avversari capeggiati dalla famiglia Crescenzi ebbero quindi facile opportunità di proporre un altro Papa nella persona di Giovanni, vescovo della Sabina che prese il nome di Silvestro III. I Tuscolani ripresero però il controllo della situazione anche se per facilitare un accordo generale, Benedetto IX fu indotto a rassegnare le dimissioni insieme all’antipapa Giovanni. Al loro posto fu eletto Pontefice l’ecclesiastico Giovanni Graziano, seguace della sospirata riforma dei costumi, che assunse il nome di Gregorio VI. Quest’ultimo, avendo rinunciato Benedetto, è da considerarsi il vero nuovo Papa; così come fu considerato dai contemporanei presso i quali fu stimatissimo. Tanto che lo stesso S.Pier Damiani, l’ispiratore dell’austerità religiosa del tempo, gli indirizzò una lettera in cui lo paragonava alla colomba tornata all’Arca di  Noè dopo il diluvio, tenendo nel becco il ramo d’olivo. Ma la sua elezione fu ugualmente ritenuta viziata dall’ “acquisto” della Tiara. Infatti, pur di strappare il Soglio di Pietro dalle mani di Benedetto, gli era stata pagata una somma altissima (che pare ascendesse a oltre 600 chili d’oro). Benedetto IX, sempre pronto a manovrare i seguaci della sua famiglia, aveva in effetti deciso di lasciare definitivamente la sua Dignità ma cercando di ottenere il più possibile. In particolare il danaro che gli consentisse una vita sicura e in grado di offrirgli vasta influenza politica. Forse desiderava mantenere il controllo di Roma. E per questo chiese addirittura al nobile Gerardo, capo dei rivoltosi, di avere in sposa sua figlia dopo la rinuncia al pontificato. Gerardo promise ma poi non mantenne; forse anche a lui il gesto sarebbe apparso troppo audace. E già allora nacque quel luogo comune delle propagande politiche del tempo, secondo cui il Papa attirava le fanciulle con filtri magici e frequentava convegni infernali nei boschi.Anche la politica per molti versi rivoluzionaria di Gregorio incontrò tuttavia moltissime difficoltà. Da una parte l’imperatore Enrico III vedeva in lui un antagonista al potere imperiale; potenziale sostenitore di quello stesso spirito di indipendenza che sarebbe poi esploso vittoriosamente con Gregorio VII. Il popolo romano non tollerava di essere irreggimentato nel rigido controllo del Papa e gli usurpatori dei beni ecclesiastici furono costretti a restituire quanto avevano depredato nel periodo dei disordini. Tutte queste forze ottennero la sua deposizione ad opera del sovrano e poi il suo allontanamento in prigionia  alla volta della Germania .Un  nuovo concilio convocato dall’imperatore nel 1046 fu allora convocato nella basilica di S.Pietro. Nel corso dei lavori Benedetto IX fu solennemente scomunicato e al suo posto, nel giorno di Natale, fu eletto con il concorso del popolo romano il vescovo di Bamberga Suidgero che prese il nome di Clemente II. Anche questa elezione, però, dopo un breve periodo di attività spirituale fra cui la decisa condanna della simonia , provocò torbidi a Roma. In quegli stessi giorni (1047) moriva anche Clemente. Dei disordini ancora una volta approfittò Benedetto IX che si era ritirato a Tuscolo in attesa degli avvenimenti. Egli rioccupò il Trono per pochi mesi ma fu ancora scacciato nel 1048 dalle truppe tedesche che insediarono il vescovo Poppone di Brixen, il nuovo Pontefice imposto dall’imperatore, che prese il nome di Damaso II. Benedetto riparò allora a Tuscolo. Le notizie successive sono poco attendibili. Secondo la tradizione si ritirò stanco nell’abbazia di Grottaferrata dove avrebbe finalmente abbracciato una vita di penitenza e dove morì verso il 1055. Le sue abdicazioni non sono da considerare effettivamente tali. Ogni volta fu in pratica costretto dagli avversari a rinunciare al Trono pontificio. Giuridicamente si sarebbe dovuto parlare di abdicazione invalida. Ma con il suo comportamento egli aveva intanto dimostrato di non avere in conto la Sede pontificia se non come oggetto di scambio per le sue ambizioni. E in questo vizio di volontà si forma la motivazione giuridica della successiva invalidità delle sue riassunzioni della Dignità e delle successive abdicazioni.

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati. 

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