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venerdì 16 novembre 2012

GOFFREDO DI BUGLIONE


Goffredo di Buglione, in francese Godefroy de Bouillon (Baisy, c. 1060 – Gerusalemme, 18 luglio 1100), è stato un conte fiammingo. Era il primogenito (o il secondo figlio) del conte Eustachio II di Boulogne e di Ida di Boulogne, figlia di Goffredo II della Bassa Lorena. Fu uno dei signori feudali della Prima crociata (Crociata dei baroni). Goffredo fu designato da suo zio, Goffredo il Gobbo, suo successore in Bassa Lorena, ma nel 1076 l'Imperatore Enrico IV gli assegnò la sola marca di Anversa, che faceva parte della signoria di Buglione, riprendendosi il feudo della Bassa Lorena, visto che suo zio non aveva discendenti né eredi maschi diretti. Ciò nonostante il suo ducato si estendeva dal Brabante al Lussemburgo, comprendendo le regioni dell'Hainaut, del Limburgo, del Namur e parte delle attuali Fiandre. Goffredo, ora di Buglione, combatté per Enrico sia a Elster sia nell'assedio di Roma e nel 1082 gli fu finalmente affidato il ducato della Bassa Lorena. La Lorena era stata fortemente influenzata dai riformatori cluniacensi e Goffredo sembra sia stato un uomo pio. "Appena i vescovi, dopo il trionfo della Riforma cluniacense e la lotta per le investiture smisero di appoggiare gli Imperatori germanici, la provincia immediatamente si ridusse in piccoli domini feudali" (Catholic Encyclopedia, "Lorraine"). Il fatto che egli avesse servito sotto Enrico IV contro il papato, lo ascriveva nel novero di quei nobili europei fortemente compromessi dopo la vittoria della riforma gregoriana. Perciò Goffredo ritenne utile liquidare letteralmente la maggior parte di quanto possedeva (soprattutto ai vescovi di Liegi e di Verdun) e unirsi alla prima crociata, proclamata da Urbano II al Concilio di Clermont (1095). Coi suoi fratelli Eustachio e Baldovino di Boulogne (il futuro Baldovino I di Gerusalemme) Goffredo partì dalla Lorena nell'agosto 1096 alla testa di un'armata forte di circa 12.000 uomini, seguendo la strada "di Carlo Magno" (attraverso la valle del Danubio e i Balcani), che sembra Urbano II avesse chiamato (secondo il cronista Roberto il Monaco) la "Strada di Gerusalemme". Dopo alcune difficoltà in Ungheria, dove egli non fu in grado di impedire ai suoi uomini di saccheggiare i correligionari cristiani, Goffredo giunse a Costantinopoli nel novembre. Fu il primo dei crociati ad arrivare ed entrò in conflitto quasi subito con l'Imperatore bizantino Alessio I che pretendeva da Goffredo un giuramento di fedeltà all'Impero bizantino. Goffredo alla fine giurò nel gennaio 1097, imitato da molti altri baroni, garantendo la restituzione all'Impero dei territori strappati dalle proprie truppe ai turchi. Quest'azione assicurò ai crociati l'attraversamento in sicurezza degli stretti passaggi situati dopo Costantinopoli. All'inizio del 1099 Goffredo era una figura secondaria nella crociata, con Baldovino, Boemondo di Taranto, Raimondo IV di Tolosa e Tancredi d'Altavilla che determinavano il corso degli eventi. Goffredo fu il primo a presentarsi all'assedio di Nicea ma il suo solo risultato significativo in questa parte della crociata fu il soccorso prestato all'esercito di Boemondo durante la Battaglia di Dorileo allorché questi s'era dovuto arrendere ai turchi selgiuchidi di Qilij Arslan I. L'esercito di Goffredo, in realtà, fu anch'esso costretto alla resa finché non giunse un altro gruppo di crociati agli ordini di Ademaro, vescovo di Le Puy che attaccò l'accampamento selgiuchide. Nel 1099, dopo la conquista di Antiochia al termine di un lungo assedio, i Crociati si divisero su cosa avrebbero dovuto fare. Molti fanti volevano proseguire verso sud alla volta di Gerusalemme ma Raimondo, a quel tempo considerato il capo della Crociata, era esitante nel proseguire la marcia. Goffredo, che sembra fosse influenzato da motivi religiosi piuttosto che politici, convinse Raimondo a condurre l'esercito a Gerusalemme. Goffredo fu attivo nell'assedio della città e il 15 luglio fu tra i primi ad entrare coi suoi Lotaringi in città che vide un massacro generale di musulmani ed ebrei. I cronisti riportano alcune note sul suo carattere: coraggioso e valoroso, ma anche ripiegato su sé stesso, tormentato, talvolta indeciso, forse ammalato nel fisico. Questa sua debolezza fu forse ciò che convinse gli altri crociati a affidargli la corona gerosolimitana, non subendo il veto di alcuna compagine (a differenza per esempio dell'energico Raimondo IV di Tolosa, osteggiato dai normanni). Si cercava infatti un personaggio non di spicco, vista la rinuncia di Raimondo a brigare il titolo regio, e Goffredo sembrò il candidato ideale, tanto che quando venne incoronato, il 22 luglio, egli decise di prendere il titolo di "Advocatus" (cioè difensore, ossia protettore laico) del Santo Sepolcro. Questo attributo inoltre era tipico di chi reggeva beni ecclesiastici, per cui sottintendeva che la Terra santa appartenesse alla Santa Sede. Goffredo rifiutò dunque di essere incoronato "re" nella città in cui il Cristo era morto, assumendo il meno tronfio titolo di Advocatus Sancti Sepulchri, "difensore del Santo Sepolcro". Per tale scopo, egli fondò l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel corso del suo breve regno di appena un anno, Goffredo dovette difendere il nuovo Regno di Gerusalemme dai Fatimidi d'Egitto, che in agosto furono sconfitti nella Battaglia di Ascalona. Fronteggiò anche l'opposizione di Dagoberto da Pisa, il Patriarca di Gerusalemme, che s'era alleato con Raimondo. Raimondo, secondo alcune fonti, avrebbe impedito a Goffredo di conquistare Ascalona dopo la battaglia ma altre fonti sostengono che le gelosie erano in realtà reciproche e che, anzi, gli abitanti della città costiera islamica avrebbero preferito di gran lunga arrendersi a Raimondo (di cui era ben nota la fedeltà alla parola data) anziché a Goffredo e che, a causa della contrapposizione fra i due comandanti crociati, alla fine non se ne fece più nulla. Ascalona restò così con le sue porte sbarrate, approvvigionata regolarmente dalla flotta fatimide che in quella parte del Mediterraneo non aveva ancora rivali. Nel 1100 Goffredo fu in grado d'imporre la sua autorità ad Acri, Arsuf, Giaffa e Caesarea. Nel frattempo il contrasto con Dagoberto continuava: Goffredo e Boemondo avrebbero preferito Arnolfo di Chocques come Patriarca ma Dagoberto voleva trasformare il Regno in una teocrazia, col Papa alla sua guida. Dagoberto riuscì a forzare Goffredo a una tregua e si concordò che Gerusalemme e Giaffa sarebbero state assegnate alla Chiesa se i Crociati avessero potuto conquistare Il Cairo per trasferirvisi. Tuttavia Goffredo morì il 18 luglio senza aver conquistato l'Egitto e la questione di chi avrebbe dovuto governare su Gerusalemme rimase senza risposta. I sostenitori di una monarchia secolare chiamarono il fratello di Goffredo, Baldovino (diventato nel frattempo conte di Edessa), affinché assumesse la corona. Dagoberto – che era fuori Gerusalemme con Tancredi per assistere alla conquista di Acri e al massacro della sua popolazione di fede israelita – dovette piegarsi e con riluttanza incoronò Baldovino re il 25 dicembre 1100.

Fonte: Wikipedia




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