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martedì 20 novembre 2012

ARALDICA MEDIEVALE 6: RICONOSCERE LE FAMIGLIE E LE PERSONE


Ovviamente uno stemma non è portato da una sola persona. Tranne che non si tratti di una concessione individuale, le armi appartengono ai genitori, ai nonni, a zii e cugini di primo o terzo grado, se costoro discendono da un antenato comune. Ma come riconoscere se le armi sono quelle del capofamiglia, della moglie, del fratello o di uno fra i cugini? In linea di principio, lo stemma familiare è uno solo, e tale rimane per tutti i rami della stirpe. Tuttavia, è possibilissimo individuare i personaggi, il sesso, la condizione, e in molti casi persino il grado di parentela fra quanti hanno diritto alle stesse armi. In primo luogo, possiamo riconoscere dalle partizioni e specialmente dagli inquartamenti (lo stemma diviso in quattro parti uguali) una specie di storia familiare: le armi dei nonni, quelle dei genitori; le armi di un parente di cui si è eredi o di cui si è aggiunto un secondo nome. Lo stemma di una donna, specialmente nei Paesi del Nord Europa, in Inghilterra, Svezia, Paesi Bassi, è sempre compreso all’interno di una losanga, ossia una sorta di quadrato schiacciato e posto in verticale con i due lati più lunghi verso l’alto e verso il basso. Attualmente si usa farlo sormontare da un fiocco per una donna non nobile mentre per una nobile è d’uso la corona corrispondente al titolo della sua famiglia. Nell’araldica inglese, scozzese e irlandese si è sempre usato inquartare lo stemma del padre (1 e 4) e quello della madre(2 e 3) se la famiglia di costei ha avuto una qualche influenza sui nipoti: aggiunta del cognome, eredità o coeredità di un titolo o di un importante feudo o possedimento, pretensione a un titolo materno, semplice ricordo affettivo. Spesso, nel caso in cui si discendeva in qualsiasi modo, anche lontanamente, da un esponente della Famiglia reale, ci si sentiva in dovere di usare le armi reali. Gli Howard duchi di Norfolk, primi Pari d’Inghilterra, avevano conseguito il loro titolo principale perché Sir Robert Howard, nato nella prima metà del Quattrocento, aveva sposato Margaret de Mowbray, figlia del Duca di Norfolk, a sua volta figlio di Elizabeth, figlia ed erede di John, Lord Segrave, e di Margaret Plantagenet, figlia di Thomas Plantagenet soprannominato Brotherton, Conte di Norfolk e figlio del Re Eduardo I e di sua moglie Margaret, figlia del Re di Francia Filippo III, sposata nel 1299. Questi matrimoni e imparentamenti che ci possono sembrare intricati e difficili da ricordare, erano però conosciutissimi e memorabili per i nostri  antenati, anche perché legati a titoli e incarichi che venivano ereditati di padre o madre in figlio. Così gli Howard hanno sempre avuto nelle proprie armi anche quelle delle più illustri famiglie parenti di cui erano eredi: i Mowbray e i Brotherton. I Conti di Carlisle, ramo della famiglia Howard, molto più tardi avrebbero diviso in sei parti il loro stemma, portando nelle tre parti superiori e nella prima inferiore gli antichi stemmi della Casa. L’altro ramo dei Conti di Wiclow, al solo antico stemma degli Howard avrebbe inquartato le armi dei Forward, di cui erano divenuti eredi; ma i Baronetti Howard, altra diramazione dei Wiclow, ebbero unicamente lo stemma originario della famiglia. I Baroni Howard de Walden, invece, preferirono adottare le armi dei Baroni Audley di Walden, di cui erano eredi. Ma questo riguarda le figure degli stemmi e può interessare in particolare le famiglie che si imparentano con altre di grande distinzione. In altri casi, o in aggiunta a questi, è possibile che siano adoperati riconoscimenti molto diversi. Innanzitutto, di grande antichità è l’uso della brisura, della bordura e del lambello che distinguono i rami ultrogeniti. Nel duomo di Salerno, il sepolcro della Regina Margherita d’Angiò-Durazzo, morta nel 1412, mostra il grande stemma della Famiglia che è costellato (seminato) con i gigli d’oro su campo azzurro dei Capetingi francesi (di cui gli Angioini erano un ramo, poiché il capostipite Carlo I d’Angiò Re di Sicilia era fratello di S.Luigi IX Re di Francia); esso è però circondato da una bordura composta di rosso (quadretti di colori alternati che dovrebbero raffigurare castelli) e nella parte superiore (in capo) contiene il lambello, considerato la più nobile tra le brisure. Il lambello -che grosso modo assomiglia a una grande m-  sembra essere stato introdotto in Italia proprio da Carlo d’Angiò che in seguito lo avrebbe concesso a famiglie nobili a lui fedeli. Non credo a questa interpretazione: evidentemente gli Angioini introdussero quest’uso dai loro domini francesi (in Francia lo avrebbero poi adoperato gli Orléans, altro Ramo dei Capetingi) inserendo nel nuovo stemma reale una figura che assomiglia a veri segni di diramazione; mentre non poche famiglie adoperano a loro volta questa figura per distinguere gli ultrogeniti. Abbiamo avuto così bordure quando una famiglia reale, non potendo per la sua importanza inquartare le proprie armi con nessuna altra, doveva inserire un segno di distinzione tra i differenti rami mentre quello del primogenito conteneva solo le armi “pure”. Le bordure erano a loro volta semplici, composte (con più colori), caricate di figure (castelli, per esempio), merlate, scanalate, scanalate (raffigurate come una specie di merlettatura), triangolata, vaiata, doppia. Questo nel caso in cui abbiamo a che fare con rami legittimi di una famiglia. 
La regola valeva anche per le famiglie nobili e non reali. In Inghilterra e Scozia, le numerose famiglie nobili Stuart innalzarono sovente armi con le medesime figure dello stemma reale ma lo differenziarono sempre a seconda delle alleanze matrimoniali o con simboli fantasiosi. Così gli Stuart baronetti di Allanbank introdussero un leone passante al di sopra dell’antica banda; i Baroni Stuart de Rothesay una brisura e una stella al di sopra della banda. I Murray ebbero tre stellette (disegnate 2 e 1, ossia due nella parte superiore dello stemma e una in quella inferiore). Il ramo dei Duchi di Atholl continuò ad usarle nelle armi in una tarda partizione di 6 (3 nella parte superiore e 3 in quella inferiore), insieme a quelle dei Stuart, degli Strabolgie Conti di Atholl (come lontani discendenti da queste famiglie), degli Stanley (per il matrimonio del Conte Murray di Atholl con la sola figlia del Conte Stanley di Derby), Isola di Man, Strange. L’isola di Man, pur essendo posta sotto l’alta sovranità britannica, era considerata uno stato mezzo-sovrano, concesso nel 1406 dal Re Enrico IV a Sir John de Stanley e così passato ai Murray per matrimonio e rimasto fino all’avocazione alla Corona di tutte le sovranità presenti sul territorio inglese nel 1765. Il Governo in quella data pagò ai Murray un risarcimento di 70.000 sterline, somma enorme per quei tempi; e pure, alla famiglia rimasero sull’isola le terre personali, il patronato sulla sede episcopale anglicana, altri benefici ecclesiastici, in cambio dei quali i Duchi di Atholl pagavano ai Sovrani inglesi 101 sterline l’anno oltre alla medievale consegna di due falconi nel giorno della loro incoronazione. Mentre i Duchi, quindi, avevano questo stemma partito, i Murray Conti di Mansfied usavano solo tre stellette all’interno di una brisura; i Murray Baroni di Elibank, tre stellette intorno a un merlo; i Baronetti Murray di Blackbarony  usavano le tre stellette in capo dello stemma sopra una mangiatoia per cavalli; i Baronetti Murray di Clermont, diramazione di questi, tre stellette su una mangiatoia all’interno di una brisura; i Baronetti Murray di Stanhope lo stemma inquartato con quello dei Fraser, usando tre stellette in capo a una cornetta da caccia; e i Murray Baronetti di Ochtertyre tre stellette intorno a una Croce d’argento. Quando invece si voglia distinguere un ramo illegittimo della famiglia, l’uso è di inserire una brisura chiamata appunto di illegittimità: una sbarra scorciata che dal lato superiore sinistro dello stemma procede verso quello inferiore destro. Oppure un bastone o un filetto (quinta parte della banda), sempre accorciati in segno di non completezza perché la famiglia nobile era considerata corpo unico solo nella complessità di tutti i componenti. Così sempre usarono tutti i rami illegittimi della famiglia reale francese. Così fecero i figli nati fuori dal matrimonio dei Re di Inghilterra; e basterebbe ricordare fra gli esempi più famosi, anche se in tempi molto più recenti, il caso dei Fitzroy Duchi di Grafton (discesi da un figlio di Carlo II) che avevano lo stemma inquartato 1 e 4 con le armi di Francia  e Inghilterra (a loro volta inquartate), 2 con quelle di Scozia, 3 con quelle di Irlanda. Su tutto, però, si trovava il bastone accorciato procedente dalla sinistra dello scudo. La diramazione dei Fitzroy Baroni Southampton, adoperò lo stesso stemma incluso il bastone di illegittimità, senza altre distinzioni, poiché il riconoscimento della famiglia era dato dalla corona sullo scudo: per i Grafton quella di Duca, per i Southampton quella di Barone. Lo stesso usarono i figli illegittimi dei principi francesi e dei Duchi di Savoia, come i Duchi di Vendome o il Conte di Romont. E del resto in Francia e in Savoia le legge stessa prescriveva l’uso di queste differenziazioni. Altro segno di nascita non legittima fu poi considerato un ornamento esterno dello stemma come l’elmo. In questo caso, invece di guardare a destra, l’elmo che sormonta le armi guardava verso sinistra. Per quanto riguarda le singole persone, infiniti i riconoscimenti, in particolare nell’araldica inglese. L’uso è antichissimo fin dal Medioevo. Edmondo, Conte di Kent (1301-1329), figlio di Edoardo I, inseriva le armi d’Inghilterra in una cinta d’argento. Suo zio Edmondo, Conte di Lancaster, sulle armi poneva un lambello caricato di tre gigli di Francia per ciascuna punta. E oggi, il lambello che contraddistingue lo stemma della Principessa Anna, figlia della Regina, è a tre punte e contiene un cuore al centro e due croci nelle punte laterali. Suo fratello Principe Andrea, invece, usa il lambello caricato di un’ancora nella punta centrale. In Scozia a distinguere figli e diramazioni sono in genere le bordure. Il secondo figlio del capofamiglia, il terzo, il quarto e così via, scelgono colori diversi per ogni bordura. Il secondo, il terzo, il quarto figlio (e così via) del secondo figlio avranno una bordura che è di volta in volta merlata o triangolata. Il primo figlio del secondo figlio avrà la stessa bordura del padre; gli ultrogeniti cinte merlate di vario colore. Invece di queste differenziazioni o insieme a queste, si può usare un sistema forse meno complesso che va benissimo per le famiglie con molti esponenti, ed era già usato in Inghilterra e Irlanda sul finire del Quattrocento. Il secondo figlio (di qualsiasi ramo) userà inserire nelle proprie armi (in capo o nel centro, se lo scudo è inquartato) una mezzaluna (crescente), il terzo una stelletta, il quarto una rondine, il quinto un anelletto, il sesto un giglio araldico, il settimo una rosa, l’ottavo una croce ancorata (con doppia punta ad ogni braccio), il nono una rosa ad otto petali. La fantasia può creare altre distinzioni strettamente personali. Nella Russia dell’Imperatrice Elisabetta i militari suoi sostenitori avrebbero ricevuto la concessione di tre granate (le bombe) nella fascia a capriolo dei loro stemmi. Le corporazioni medievali di sarti, pellicciai, calzolai, conciatori, falegnami, birrai, fabbri, macellai, fornai, librai, avrebbero ricevuto armi al cui interno erano inserite le figure degli attrezzi necessari ai rispettivi lavori. E non mancano i casi, anche recenti, dei gentiluomini che nello stemma inserivano come riconoscimento richiami alla propria attività. E’ classico il caso di John Bell Irving il quale, per distinguere il suo stemma da quello del fratello maggiore, inseriva nella parte sinistra della bordura cinque gocce di inchiostro che ricordavano il suo lavoro di tipografo.

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati

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