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sabato 24 novembre 2012

ARALDICA MEDIEVALE 7: LA CORONA NEL MEDIOEVO

Esistono diverse possibilità di riconoscere gradi e dignità di coloro cui appartengono gli stemmi; epoche e nazioni di cui i personaggi fecero parte. Le corone manifestano chiaramente le condizioni sociali. Usate fin da tempi antichissimi come ornamenti di personaggi sacri e reali, poste con foglie e fiori persino sul capo degli animali da sacrificare o portati in processione; oppure usate con decorazioni che ricordavano le divinità o gli uomini che si voleva onorare: inserti pieni d’uva per Bacco, di spighe per Cerere. Anche i Romani, anzi, avevano una gradazione di importanza per questa decorazione, tutte riconoscibilissime e ben presenti ai militari e ai cittadini: corona d’olivo quando si attribuiva a un soldato che aveva reso possibile un’azione militare degna del trionfo per il suo generale; di ovazione, composta da ramoscelli di mirto per premiare i comandanti di un esercito che aveva combattuto contro nemici di scarso valore o potenza; trionfale, la più importante, composta di alloro per essere posta sulla fronte di colui che riceveva l’onore del pubblico trionfo, di oro con gioielli e tenuta sospesa sul capo del generale acclamato durante la corsa per le strade, d’oro che era inviata dalla provincia in cui il generale aveva militato. La corona castrense era composta da un cerchio d’oro ornato con la figura di una palizzata, e veniva concessa al primo soldato che entrava a forza in un campo nemico. Murale, era d’oro e con il disegno di merli, per colui che avesse scalato per primo le mura di una città. Navale, sempre d’oro e con la figura dei rostri, per il primo marinaio che avesse abbordato una nave della flotta avversaria. Civica, fatta di quercia, per il soldato che avesse salvato un cittadino in battaglia. Assidionale, corona di gramigna e fiori selvatici, presentata dall’esercito al generale che fosse riuscito a far togliere un assedio. Il mondo medievale, uscito impercettibilmente da quello romano, ne eredita le consuetudini esterne che simboleggiano incarichi, dignità e mentalità. Per lungo tempo, i sovrani che vengono quasi considerati alla stregua di divinità, continuano ad usare l’antica corona aurea. I Re Merovingi, l’affascinante Dinastia con legami che affondano le proprie origini in ascendenze nobilissime ed antichissime, cingevano la fronte con un diadema di perle, portato come le bende sacre e molto simile a quello di alcuni imperatori romani. I Carolingi portavano invece una doppia fila di perle. E i Capetingi un cerchio d’oro e pietre preziose. Questo ultimo diadema venne successivamente arricchito con la figura del giglio, emblema dei Capetingi; fiordaliso che verrà più tardi usato per decorare stemmi e abiti da cerimonia. La corona medievale è usata però soltanto dal sovrano il quale la usa come segno di regalità e di riconoscimento. La corona, lo scettro, il globo, la spada sono i simboli più noti che lentamente si aggiungono l’uno all’altro nel corso delle incoronazioni che tendono a perfezionare i loro rituali e che offrono al pubblico infiniti segnali, destinati a far filtrare tra i sudditi la consapevolezza e la convinzione della sacralità del sovrano. Simboli che saranno poi teorizzati da infiniti libri scritti su ispirazione stessa degli esponenti della Corte, in cui si impegneranno per secoli i più importanti ecclesiastici e uomini di cultura, tutti intenti a cercare accostamenti fra passi del Vecchio Testamento e le consuetudini riguardanti la persona del Re. In battaglia, la fascia d’oro che cinge le tempie e la fronte del Re al di sopra della maglia di metallo necessaria a difendere il suo capo, lo rende visibile e riconoscibile a fedeli e a nemici. La corona, dunque, come ricordava Enrico Clerici, simboleggiava il circulum orbis, arcus super coronam curvatur, eo quod Oceanus mundum dividere narratur: la corona rappresenta il cerchio del mondo e l’arco che la sormonta è la curva dell’Oceano che si dice divida il globo. Si dica fra parentesi: sia la corona che il globo dimostrano come i nostri antenati di epoche antichissime sapessero bene che la terra era rotonda, essendo del tutto inventata solo da pochissimi secoli la favola del mondo piatto che è stata insegnata a scuola. Carlo il Calvo, infine, nel IX secolo, concesse ai duchi l’uso della corona. Ma qui siamo nel campo della pubblica amministrazione e non della araldica nobiliare, poiché in quell’epoca i titoli di duca, marchese e conte erano legati ad incarichi anche lunghissimi ma non necessariamente ereditari e non legati a feudi e titoli familiari. La corona non è altro, dunque, se non la concessione di un simbolo della regalità che il duca assume temporaneamente quale rappresentante del sovrano. Si dice qualche volta che Carlo VIII cingendo a Napoli la corona dell’Impero bizantino di cui si riteneva erede, abbia arrotondato la propria insegna in segno di regalità sul mondo o su una sua sostanziosa parte. Ma non si deve credere che questo privilegio della chiusura sia stato esclusivo degli imperatori o dei più importanti sovrani. La Corona di S.Venceslao, per esempio, è composta da un cerchio d’oro decorato con gemme e con quattro fioroni, e chiuso da una berretta rossa ricamata d’oro. Certamente, è da pensare che la berretta sia stata usata in un primo tempo per difendere il sovrano dal freddo. Ma il ricamo aureo e la decorazione del globo ornato dalla Croce che la sormonta, dimostrano come il berretto stesso sia divenuto segno regale. Divenuto o sempre considerato tale; se si pensa che il Doge di Amalfi, rappresentante del Sovrano bizantino in un lontano possedimento campano, una volta asceso al potere locale, riceveva quale segno del suo stato di sovrano praticamente indipendente, un berretto che gli veniva posto sul capo nella chiesa di S.Salvatore de Bireto, situata nel vicinissimo paese di Atrani. E ancora nel Sacro Romano Impero, il Duca sovrano portava sulla propria corona una berretta che ne chiudeva la parte superiore. Luigi XII non portò più la corona chiusa. Ma la usò nuovamente Francesco I, specialmente in risposta alle pretese dei rivali Carlo V ed Enrico VIII che portavano chiuse e arrotondate le loro. Ed è solo dopo questi periodi che la corona si diffonderà anche per i personaggi di famiglie non reali e si differenzierà a secondo del rango e dell’importanza; ma questo avverrà solo per decorazione dei simboli e non per un riconoscimento pratico sul campo di battaglia.

Articolo di Carmelo Currò Troiano, tutti i diritti riservati.

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