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sabato 15 giugno 2013

GLI ANTICHI MATRIMONI DELLE FAMIGLIE REALI

Per le famiglie reali i matrimoni hanno sempre costituito un momento importante di strategia politica, in modo da inaugurare o rinsaldare alleanze, in campo interno o a livello internazionale. In particolare, nei secoli in cui gli Stati non costituivano ancora un’Entità sufficientemente irrobustita, i sovrani tendevano a stringere vincoli di parentela anche con esponenti di famiglie importanti all’interno dei loro Regni, così da tenere legati a sè gli uomini più in vista delle diverse fazioni o da incamerare le doti di ricchissime eredi. Questo è avvenuto in tutta Europa, dall’Inghilterra alla Scozia alla Sicilia. Gli esempi sono moltissimi. Per restare nell’ambito inglese, ricorderò le nozze celebrate nel ramo di Thomas, nipote di Enrico III, il quale sposò Alice, figlia ed erede di Henry Lacy, Conte di Lincoln, assumendo in tal modo la Contea; il suo fratello ed erede Henry impalmò Maud, figlia ed erede di Sir Patrick Chaworth; le figlie di questi contrassero matrimoni con grandi personaggi di Corte non originati però da stirpi reali: Blanche sposò Thomas, Lord Wake di Lydell; Maud in prime nozze andò sposa a William de Burgh, Conte di Arundel, e in seconde a Ralph de Ufford, giustiziere d’Irlanda; Eleanor a John, Lord Beaumont, e poi a Richard Fitz Alan, Conte di Arundel; Joan a John, Lord Mowbray di Axholme; Mary a Henry, Lord Percy. Altra Mary, figlia di Enrico VII, Regina vedova di Luigi XII di Francia, e zia di Maria Stuart, sposò in seconde nozze Charles Brandon, Duca di Suffolk, e dalle figlie Katherine ed Eleanor con grandi nobili inglesi fiorirono le famiglie dei Duchi di Somerset, di Chandos e Buckingham, dei Duchi di Northumberland, dei Conti di Derby e Hungtindon. Nella Casa reale di Scozia, fra i numerosi esempi, Roberto II sposò Elizabeth, figlia di Sir Adam Mure e poi Euphemia, Contessa di Moray; e le figlie del suo primo matrimonio furono Margery che fu data in moglie a John Dunbar, Conte di Moray; Jane, a Sir John Lyon, antenato dei Conti di Strathmore (e quindi della Regina Madre di Elisabetta II), e poi a Sir James Sandelans, antenato dei Lord Torpichen; Elizabeth, a Sir Thomas Hay, antenato dei Conti di Erroll. Con l’ascesa al Trono inglese della Dinastia Hannover e la definitiva sconfitta degli Stuart, la nuova Casa regnante si trovò a capo di uno Stato unito e forte, e si cercò di consolidare l’immagine di una Famiglia reale slegata da qualsiasi legame politico, stretta invece da vincoli di parentela a stirpi importanti e sovrane, i cui antenati fossero originati da re ed eroi le cui genealogie e storie erano andate ricomponendosi ed aggiustandosi ad opera di volenterosi storiografi nel corso del Seicento. Per consacrare il ruolo di Dinastia protestante vittoriosa, nel 1701 il Settlement Act proibiva il matrimonio di esponenti della Casa reale con persone di Religione cattolica. E nel 1772 il Re Giorgio III faceva emanare il Royal Marriage Act con cui si vietava ai discendenti di Giorgio II il matrimonio senza l’esplicita approvazione del Sovrano. Era una risposta alle unioni “sgradite” dei fratelli del Re stesso con dame ritenute di rango non sufficientemente elevato secondo gli schemi della nuova politica dinastica. William-Henry, Duca di Gloucester, aveva infatti sposato nel 1766 Maria, Contessa vedova Waldegrave e figlia illegittima di Sir Edward Walpole; ed Henry-Frederick, Duca di Cumberland, aveva sposato Anna Luttrell, figlia di Simon, Conte di Carhampton e vedova di Christopher Horton. I figli del Re a loro volta avrebbero dovuto soggiacere al Royal Act: non solo Augustus-Frederick, Duca di Sussex, fu costretto a vedere sciolto il suo matrimonio con Lady Augusta de Ameland, figlia di John Murray, Conte di Drumore; ma anche il futuro Giorgio IV, da di Galles, fu obbligato a vedere annullate le sue nozze con Mary-Anne Smythe, figlia di Walter Smythe (2° figlio di Sir John Smythe), vedova di Edward Weld (alla famiglia appartenne nello stesso periodo il Cardinale Thomas Weld) e di Thomas Fitzherbert. Questa dama, benché molto rispettata e benvoluta, e appartenente ad antica famiglia nobile, univa alla doppia vedovanza la “colpa” di essere una cattolica praticante. Dunque, anche l’Inghilterra ha avuto i suoi limiti, per ragioni di opportunità politica, nel vietare alcuni matrimoni regali, molto prima dell’episodio di Wally Simpson. Oggi, constatati i numerosi fallimenti di matrimoni reali in tutta Europa, ci sarebbe da chiedere se fosse necessario reintrodurre una ponderata riflessione sulle effettive qualità degli sposi, prima di molte nozze “ineguali” che corrono il rischio di partire come romantici colpi di fulmine e di rivelarsi invece quali semplici colpi di testa, culminanti in clamorosi fallimenti a tutto discapito dell’Istituzione regale.

Articoloi di Carmelo Currò. Tutti i diritti riservati

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