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lunedì 17 giugno 2013

LA PRIVAZIONE DEI TITOLI NOBILIARI

Un re o un principe pretendente può legittimamente privare un insignito dei titoli nobiliari e cavallereschi che gli aveva concesso. E lo Stato può persino privare una famiglia dei titoli più antichi di cui era in possesso.
Gli esempi non si contano. Mi limiterò a ricordare il caso degli Howard, appartenenti alla più importante Casata d’Inghilterra, nelle cui vene scorre sangue reale, il cui Capo porta il titolo di Duca di Norfolk e di Primo Pari del Regno. Tra l’altro, erano Howard anche Elizabeth, figlia del secondo duca, moglie di Thomas, visconte Rochford e madre della famosa Anna Bolena, la moglie di Enrico VIII per la cui bellezza il re volle divorziare e dare vita allo scisma anglicano; e sua nipote Catherine, nipote del secondo duca, che fu elle stessa moglie del re. .
Per motivi politici e in particolare per essere rimasti strenuamente fedeli alla Religione cattolica anche nel corso delle persecuzioni protestanti, gli Howard subirono infinite vessazioni. Per primo Thomas, 3° Duca, fu “attainted” nel 1542 e perse tutti i suoi onori, insieme al figlio Henry, Conte di Surrey, uno tra i più grandi uomini di cultura ed eroi del momento. Il figlio di questi, Thomas, riebbe i titoli familiari ma ne venne nuovamente privato nel 1572. Philip, figlio di Thomas, aveva conservato i titoli di Conte di Arundel (che gli derivava dal semplice possesso feudale di questo castello) e di Barone Fitz-Alan che aveva ereditato dalla madre; e tuttavia nel 1590 fu privato anche di questi onori. Al figlio Thomas, per concessione reale, venne poi lasciato l’unico titolo di cortesia di Lord Maltravers, e solo nel 1603 un Atto del Parlamento gli riconcedeva i titoli di Conte di Arundel e Barone Fitz-Alan. Finalmente al nipote di questo Thomas, altro Thomas, con nuovo Atto del Parlamento del 1664, veniva restituito il titolo di Duca di Norfolk con tutti gli altri che aveva avuto la famiglia, e con le precedenze già in possesso del 1° Duca ma senza che nella numerazione ducale fossero calcolati il padre, il nonno e il bisnonno che non avevano potuto portare il titolo di famiglia. 
Per disordini scoppiati in un luogo pubblico di Londra, nel 1541 venne privato dei suoi titoli Thomas Fienes, nono barone Dacre, e solo nel 1562 la baronia fu riconcessa al figlio Gregory, con lo stesso collegamento temporale al writ di Eduardo I (1274-1307) e a quello successivo del 1459. Si trattava di collegamento che all’epoca non erano di poco conto, poiché tra i Pari le rigide precedenze erano stabilite in base ai diplomi di concessione della nobiltà. Una nobiltà nuovamente concessa e non ricollegata a quella antica della prima concessione poteva quindi far retrocedere un nobile dietro a un personaggio di minore importanza a cerimonie di grande rilievo come le incoronazioni o le visite reali. 
Ovviamente, nel periodo in cui non portarono titoli, agli Howard e agli aristocratici che n venivano privati, erano sempre riconosciute la condizione di nobile non titolato e le armi familiari, in quanto onori personalissimi acquisiti con la nascita, come il cognome o il diritto all’integrità fisica.
Se una persona ha ricevuto da un sovrano o da un pretendente titoli (non quello di patrizio che esiste in Italia e non è attribuito da un sovrano), onorificenze e stemma, di questi può essere legittimamente privato.
Al concessionario rimane solo la possibilità di continuare ad usare uno stemma, semmai adottando una leggera modifica al disegno che gli fu rilasciato, e non ne avesse già precedentemente uno di famiglia. E questo perché l’uso dello stemma non costituisce pratica legata alla sola aristocrazia, specialmente nell’Europa settentrionale o in Italia dove bastava laurearsi o entrare nella cerchi dei benestanti “mastri” di provincia, per far innalzare al proprio figlio armi di recentissima invenzione. In questo caso, però, l’ex-concessionario privato degli onori non potrà più fare uso nelle armi di corona o di cimiero nobile corrispondenti al titolo di cui è stato privato.
Se poi si dovesse scoprire che il pretendente è uno fra i tanti falsari che circolano in Italia, allora il concessionario ne guadagna in dignità e le armi che userà saranno tutte sue, senza che alcuno possa muovergli commenti.

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati

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