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sabato 29 giugno 2013

LA FORTEZZA DELLE VERRUCOLE: UNA GARFAGNANA DOVE "IL TEMPO NON CORRE"

Non è facile descrivere le emozioni che si provano nell’arrivare a Verrucole, borgo garfagnino dove le solide case, sparse attorno alla parrocchiale in pietra dedicata a San Lorenzo, sembrano ancora oggi subire, timorose, la maestosa potenza dell’antico castello e dei suoi baluardi. Tutto sembra immutato dal tempo in cui i Conti delle Verrucole, nobili di stirpe longobarda, abitavano il loro palazzotto arroccato sul colle di basalto che domina, orgoglioso, l’alta Garfagnana. Ancora oggi, per il visitatore, non c’è niente di più rassicurante del ritrovarsi all’interno delle solide mura del castello, o in quel mastio poligonale, chiamato “Rocca Tonda”, dimora per tanti e tanti secoli dei capitani venuti a comandare il Forte, ricco di misteri e segreti. Varcando la soglia della più importante Porta Piana, difesa dalla severa guardiola, si ha la percezione che niente sia mutato. Tutto ci riporta indietro nel tempo, grazie ad un’opera di restauro che il Comune di San Romano in Garfagnana ha curato con instancabile determinazione dagli anni Ottanta, quando decise di acquistare il fortilizio e renderlo pubblico di nuovo, come ai tempi del basso Medioevo. Mura merlate, camminamenti di guardia, prigione, chiesina, baluardi, casamatta, feritoie e  cisterne per l’acqua, porta del soccorso: il castello ha tutto quanto possiamo aver immaginato nella nostra personalissima idea della storia militare, e forse anche di più. Entrando nel recinto murato non vi sarà difficile, chiudendo gli occhi, percepire le strazianti grida dei briganti che vi venivano torturati, farsi cullare dai versi poetici dell’Ariosto che qui pernottò, rivivere le organizzate esercitazioni dei militari estensi e udire le pietre del mulino che, ritmicamente, macinava la farina per il corpo di guardia e per la famiglia del Castellano. Tutto questo merita una visita alla Fortezza e ai luoghi circostanti, alle immense selve che salgono sull’Appennino, all’Orecchiella e alla Pania di Corfino. Con un po’ di fantasia, o per chi crede ai fantasmi, non sarà impossibile incontrare, a cavallo del suo stallone, la Marchesa di Fosdinovo, che nel Seicento cacciava frequentemente in questi boschi, accompagnata dal fidato Castellano delle Verrucole... 

Testo di Manuele Bellonzi

Foto di Roberto Rocchiccioli

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