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sabato 9 marzo 2013

LA "PEREGRINATIO" DI SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

La conversione per Bernardo era strettamente legata al viaggio verso Gerusalemme, viaggio che era considerato anche una peregrinatio verso la conquista della grazia di Dio. Proprio in questa ottica, Bernardo fornisce ai Templari una serie di Luoghi Santi che miravano ad inculcare nel cavaliere la voglia di una continua ricerca di Dio attraverso i luoghi cardine della storia di Cristo Betlemme offre suggestive riflessioni sul mistero dell’Incarnazione traformando il viaggio in un «Itinerarium mentis et cordis in Deo» verso una continua ricerca di una Gerusalemme interiore, dove una volta “ucciso”  il male, la morte e il peccato il monaco-cavaliere avrebbe  incontrato Cristo. Bernardo non vide mai Gerusalemme tanto meno gli altri luoghi sacri in quanto l’idea del pellegrinaggio era ben lontana dall’idea di ascesi e di studio delle scritture che professava l’abate di Chiaravalle. Se non si intendeva il pellegrinaggio come un modo per espiare i propri peccati esso poteva divenire un pericoloso viaggio verso le tentazioni e proprio per questo Bernardo preferiva pensare a questi luoghi da un punto di vista spirituale più che materiale. I capitoli del De Laudae Novae Militiate che vanno dal cinque all’otto, sono intereamente dedicati alla topografia della Terra santa quasi a trasformarsi non tanto in una guida turistica quanto in una guida spirituale atta a spiegare il significato religioso di quei luoghi. I luoghi passati in rassegna sono Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, Bethfage, la valle di Josafat e il Tempio. Il primo luogo esaminato da Bernardo è proprio il Tempio luogo che dà il nome all’Ordine stesso mettendo in evidenza le differenze tra l’attuale Tempio, sobrio e povero, con quello originale, maestoso. Gli ornamenti ricchi del Tempio vecchio, vennero sostituiti da armi e scudi e da qui i militari di Cristo partivano per liberare le terre di Cristo dagli infedeli. Bernardo è la seconda tappa della peregrinatio che permette allo stesso di spiegare il mistero dell’Incarnazione spiegano il significato di “casa del pane” punto di partenza della spiegazione dell’offrirsi del Verbo agli uomini come pane spirituale, per dirla con parole più semplice, il luogo dove nacque il figlio divino. Nazareth è il luogo dell’infanzia di Cristo e il significato “fiore” rimanda alla crescita del figlio di Dio il cui “profumo” era stato avvertito dai profeti ma non dal popolo ebraico, il suo popolo. Mentre gli ebrei lo hanno “assaporato” e “odorato” per poi lasciarlo morire, i cristiani lo hanno odorato ed assaporato fino a nutrirsi del pane spirituale che in lui prendeva forma. Bernardo arriva al Monte degli Ulivi e alla Valle di Josafat due luoghi che hanno un forte valore simbolico: il monte simboleggia la misericordia, la valle indica il luogo dove si manifesterà la giustizia divina. Bernardo ritorna su un punto fondamentale: la contrapposizione tra l’umiltà (dei Templari) e la superbia (la cavalleria laica) cogliendo l’occasione per parlare della confessione. La tappa successiva, il fiume Giordano, permette a Bernardo di parlare del battesimo. Ma è solo con il Calvario e il Sepolcro che il viaggio mistico entra nel vivo: il Calvario è il luogo della morte di Cristo attraverso la quale ha liberato l’umanità da ogni male, il Sepolcro è dove Cristo ha riposato dopo la deposizione. Parlando del Sepolcro Bernardo afferma che non Cristo ha liberato l’umanità con il perdono dei peccati ma ha dato a tutti gli uomini la speranza della resurrezione mettendo in stretta correlazione i termini di morte e peccato affermando che con il peccato l’uomo perde la vita andando incontro ad una duplice morta, sia spirituale che corporale ma quando il Cristo ha scelto di morire per gli uomini ha cancellato questa situazione. Ma quando il Cristo ha scelto di morire per gli uomini, ha cancellato questa situazione. In un secondo momento Bernardo si interroga sulla volontà soteriologica, giustizia e natura del Cristo. Secondo Bernardo l’uomo raggiunge la salvezza completa proprio nella figura del Cristo animata da giustizia, pietà, modestia e che rendendosi simile ad un uomo ha scelto di morire rimettendo i peccati. L’abate poi definisce “follia” le scelte fatte dal Cristo, inconcepibili per qualsiasi altro uomo, ma giuste per lui e spiega anche che affinché si compia la giustizia divina, l’uomo dovrà morire, ma risorgerà nell’amore divino quando sarà il momento.

Le ultime due tappe dell’itinerario sono i villaggi di Bethfage (la casa della bocca) e di Betania (casa dell’obbedienza), dove vissero Maria e Marta. A proposito di Bethfage l’abate  parla della confessione e a proposito di Betania, del conflitto tra la contemplazione e l’azione, che caratterizzava la vita monastica del tempo. Ne viene fuori un vero e proprio elogio dell’obbedienza, virtù che ogni buon cristiano deve avere. Attraverso l’immagine del villaggio di Bethfage, che è anche il villaggio dei sacerdoti, Bernardo invita gli uomini ad aprire non solo le loro labbra ma anche il cuore sigillato dal peccato, nel sacramento della confessione. Col villaggio di Betania si tratta della contemplazione, che è rappresentata da Maria, mentre Marta simboleggia l’azione. Alcuni monasteri sceglievano di praticare un modello di vita contemplativa, altri, come il monastero cistercense di Bernardo, un modello di vita attiva, fondato  sul lavoro fisico, al quale viene attribuita quella stessa grande importanza che gli riconoscevano anche i Templari.  Su entrambe però prevale quella obbedienza, per la quale il Cristo  si è privato della vita per salvare l’umanità: «Questa scelta non è priva di significato: il conflitto tra “Maria” (la contemplazione) e “Marta” (l’azione) era uno dei più sentiti negli Ordini monastici – soprattutto nel cistercense, dove il lavoro fisico (Marta, appunto) era nel massimo onore – non meno che in quello templare; Bernardo vuol ricordare che né l’una né l’altra, e neppure la penitenza stessa, hanno valore se fuori dall’obbedienza». I Templari avevano assunto le funzioni di difensori delle reliquie e dei luoghi di Cristo in Oriente, diventando custodi di questi tesori interiori attraverso le armi perché questo è l’imperativo imposto dall’anima di ciascuno. Secondo il Cardini, una grande differenza divideva il crociato e il Templare, perché nella realtà il Templare non era quella figura senza macchia e senza paura idealizzata da Bernardo, né poteva esserlo. Dalla purezza di sentimenti e di intenti delle origini, l’ordine si lascia invischiare nelle comuni bassezze della guerra e nelle peggiori tentazioni, perdendo questa limpidezza primigenia ed avviandosi inesorabilmente verso la sua fine: «C’è pertanto una differenza profonda, istituzionale e spirituale, tra il templare e il crociato […] I templari, nella realtà vissuta, non erano quelli che Bernardo auspicava divenissero: né lo sarebbero mai divenuti» 

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