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mercoledì 29 gennaio 2014

LE GOFF: "MEDIOEVO E' PROGRESSO. NON C'E' STATO ALCUN RINASCIMENTO!"

Quante volte sentiamo dire in senso dispregiativo "Siamo rimasti nel Medioevo"? Tante volte...eppure questa frase denota molta ma molta ignoranza: secondo Règime Pernoud, medievista, «Quando si dice “in quel campo si è rimasti ancora al Medio Evo” si e detto tutto! Come è possibile che si sia ancora legati, nella nostra epoca scientifica, a nozioni così semplicistiche e infantili su tutto ciò che riguarda il Medio Evo? [...] dalle scuole elementari all’università — quasi senza eccezioni — si testimonia sempre lo stesso disprezzo per l’insieme del millennio che va dal V al XV secolo. È lo stesso disprezzo che manifestano i media in tutta tranquillità. Giornali, televisione e, appunto, il cinema, presentano invariabilmente gli stessi schemi: ignoranza, tirannia, oscurantismo [...] tutto ciò che ci resta dell’epoca, tutto è bello». Anche il noto storico francese Jacques Le Goff sembra essere d'accordo. In un'intervista per il suo ultimo libro, Le Goff ha affermato che «come dice il nome, il Medio Evo è stato sempre considerato come un periodo di passaggio, di transito tra l’Antichità e la Modernità, ma passaggio significa soprattutto sviluppo e progresso. Nel Medio Evo progressi straordinari ci sono stati in tutti i campi, con i mulini a vento e ad acqua, l’aratro di ferro, la rotazione delle culture da biennale a triennale. Ma non c’è nessuna rottura fondamentale tra Medioevo e Rinascimento, tra il 14esimo e il 17esimo secolo. Ci sono cambiamenti che non modificano in modo sostanziale la natura della vita dell’umanità. L’economia resta rurale, ciclicamente caratterizzata da carestie. Nonostante la rottura – importante – tra cristianesimo tradizionale e riformato, è sempre il cristianesimo a determinare una visione omogenea e religiosa di un’eternità definita da Dio». Le Goff rifiuta l'idea del Rinascimento, egli vede un lungo Medioevo che è iniziato si nel VI secolo ma è terminato nel XVII secolo negando quindi l'idea di un "uomo nuovo". Della stessa linea anche il prof Alessandro Barbero del Piemonte Orientale secondo cui «nel nostro immaginario è troppo forte il piacere di credere che in passato c’è stata un’epoca tenebrosa, ma che noi ne siamo usciti, e siamo migliori di quelli che vivevano allora»

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