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mercoledì 29 gennaio 2014

ELEMENTI STORICI DEL MARTIRIO DI SANT' EULALIA

Una serie di elementi apparentemente diversi giustificano la grande diffusione nella Cristianità antica nei confronti di S.Eulalia, martire iberica. Anche in questo caso, le motivazioni spirituali assorbono il loro humus in particolari condizioni sociali e politiche che dovettero colpire la mentalità e l’emotività dell’opinione pubblica cui furono rivolti il racconto della sua morte e la diffusione del suo messaggio. La passio della Santa costituiva una trama avvincente, a causa della gioventù e per il particolare coraggio dimostrato dalla giovane nel cercare il martirio, anche senza essere stata sottoposta a ricerche e interrogatori, e presenta un episodio eroico, caratterizzante, quale l’autodenuncia. Episodio che a prima vista potrebbe sembrare un luogo comune, proprio come sarebbe potuto essere un passaggio tratto da quelle passio alto e medio-medievali, spesso così somiglianti fra loro perché elaborate su pochi elementi, su frammenti storie, su relitti onomastici: supporti talvolta deboli ma sempre suggestivi e in grado di alimentare la devozione dei fedeli e di mantenere vivo il culto per un santo di cui non si conoscono sufficienti notizie. Il “parlare bene” potrebbe sembrare da solo un onomastico ideale per l’edificazione di una storia devota facile, dal momento che per un cristiano vissuto ai tempi delle persecuzioni, parlare e operare sono azioni che non si allontanano molto l’una dall’altra, e che anzi si integrano in pieno accordo con la volontà. Si crede, si parla, si agisce, ci si denuncia come cristiani, si affronta con coraggio il martirio.  Per quanto riguarda la giovane Martire iberica, invece, possiamo credere che l’autodenuncia e la professione di fede al cospetto dei giudici, non rappresentino una semplice aggiunta posteriore e che anzi l’episodio saliente, certo non isolato, sia stato tramandato nella sua comunità di origine in maniera poco differente da come deve essersi svolto nella realtà. A giustificare come vero il meraviglioso gesto di eroismo di Eulalia è innanzitutto l’antichità della fonte che per prima ne riporta la notizia. Mi riferisco al notissimo Peristephanon Liber di Prudenzio, il Poeta iberico che lo scrisse per esaltare martiri della sua terra e altri santi romani. Le indicazioni cronologiche basterebbero da sole a confermare la notizia: l’opera, infatti, è composta verso il 404-405 quando l’Autore aveva circa 56-57 anni. Dal momento che Eulalia venne suppliziata nel corso della persecuzione dioclezianea, solo una cinquantina di anni devono essere intercorsi fra la morte della Santa e la nascita di Prudenzio il quale può aver appreso notizie relativamente recenti, senza che il tempo avesse già potuto ricoprire con sovrastrutture leggendarie un episodio di cui nel corso della giovinezza del Poeta potevano rimanere testimoni o figli di testimoni. Tanto più importante è questa considerazione, se si pensa che Prudenzio aveva personalmente compiuto visite nei luoghi dei martìri e quindi appreso di prima mano le informazioni che lo avevano maggiormente colpito. Non è poi l’unico gesto conosciuto di autodenuncia, quello di Eulalia. Fin dai primi tempi del Cristianesimo, uomini pieno di entusiasmo e attratti dalla volontà di testimoniare pubblicamente la propria Fede, sceglievano di abbracciare il martirio coronando una vita di abbandono a Dio. Non senza esagerazioni e rischi, come si sa, tanto è vero che nella lettera della Chiesa di Smirne che racconta le opere e il martirio di S.Policarpo, viene riportato il caso di un fervente cristiano, Quinto Frigio il quale “con imprudenza e arroganza” -come commenta Marta Sordi-  si era autodenunciato come cristiano “e poi, davanti alle minacce e ai tormenti, era arrivato all'apostasia”, "dimostrando a tutti che non ci si deve esporre ai tormenti e alla morte per amore del pericolo" (1) . “L'arroganza provocatoria dell'autodenuncia -continua Marta Sordi- sarà il comportamento preferito dal Montanismo, insieme al rifiuto dell'autorità statale e alla pretesa di una nuova rivelazione profetica. Opponendosi a questa mentalità, Policarpo ribadisce, davanti al proconsole d'Asia, il rispetto che i Cristiani sono abituati a mostrare alle autorità stabilite da Dio e gli autori della lettera lo esaltano come . La lettera diventa così una dimostrazione, attraverso il comportamento del martire e gli avvenimenti stessi, di quello che, secondo la coscienza ecclesiale, deve essere il martirio e del significato che la venerazione dei martiri ha per i Cristiani: non culto idolatrico che soppianta il culto di Cristo, ma manifestazione dell'amore per quelli che di Cristo sono stati " (2). Il caso di Eulalia non va ascritto certamente a questi sentimenti, pur umanissimi, di entusiasmo, o di pretesa superiorità spirituale. Nella giovane, piuttosto, la fiducia in Cristo vivifica la fiducia nelle proprie forze, secondo la promessa evangelica che Cristo avrebbe sostenuto quanti sarebbero stati perseguitati in Suo Nome. La Santa è troppo giovane per discutere e controbattere su politica e su controversie teologiche. Quanto le accade, a cominciare dal comportamento stesso dei genitori che cercano di frenare il suo fervore per salvarle la vita, ricorda invece lo stesso entusiasmo di un altro giovane, altrettanto conosciuto e famoso nella storia del Cristianesimo. Mi riferisco al celebre Origene, le cui vicende storicamente ricalcano lo stesso desiderio per il martirio. Figlio, come si sa, del martire Leonida di cui si ricordano le altissime virtù cristiane e familiari, nel periodo di detenzione del padre, il giovanissimo Origene gli indirizzò nobili parole di incoraggiamento. Una volta compiuto il martirio, il futuro filosofo voleva ad ogni costo imitare il genitore, e solo a fatica fu trattenuto dalla madre. Costei, alla fine, temendo che il figlio fuggisse di casa per autodenunciarsi, gli nascose i vestiti con la speranza -come fu- che la pudicizia di Origene gli impedisse di uscire nudo di casa per consegnarsi alle autorità (3). Eppure, si potrebbe pensare, già si era nel pieno periodo di decadenza sociale ed economica all’interno dell’Impero. Un periodo già lungo che anzi da decenni si aggravava sempre di più. Ancora una volta devo ricordare come, molto più delle motivazioni politiche, delle incapacità amministrative e dei pericoli militari, a spingere la situazione generale verso un lento ma avvertibilissimo collasso, fu in primo luogo il cambiamento del clima. Un cambiamento che causò una crisi agricola ed alimentare molto grave in alcune regioni mediterranee sotto il dominio di Roma, accompagnata o seguita da malattie genericamente classificate come “pestilenze” che causarono un diffuso impoverimento demografico, e quindi lo spopolamento di vaste aree, presto riempite dall’afflusso di quelle popolazioni che furono poi definite “barbare” ma che in realtà in molti casi erano già federate con lo stesso Impero. Sentimenti di paura per il futuro, di insicurezza, il timore per un intervento sovrannaturale deciso contro il popolo irreverente, erano ancora ben presenti all’epoca di S.Eulalia. E ancor più lo erano stati mezzo secolo prima quando la convinzione delle masse pagane di una punizione delle divinità per la diffusione della nuova Religione cristiana, ne alimentava la ricerca e la denuncia di coloro che venivano giudicati responsabili di tanti castighi. “L’ Ad Demetrianum di Cipriano, e la lettera ad Ermammone di Dionigi sono testimonianze vive  di quest’epoca di crisi, in cui l’idea di una crisi imminente, dell’impero e del mondo, è presente in modo diverso ma con la stessa intensità nei pagani e nei Cristiani (…). Mentre i Cristiani credevano giunte le ore predette dall’Apocalisse, i Romani tornavano ad essere atterriti da vecchie profezie che preannunciavano il trionfo dell’Oriente sull’Occidente” (4). Nella vicenda di Eulalia questi aspetti si indovinano solo su uno scenario che appare lontano. Come nel caso di S.Policarpo e di moltissimi altri Martiri, in un primo tempo i Cristiani si allontanano dal pericolo delle persecuzioni rifugiandosi nella campagna. I futuri Santi trovano rifugio in luoghi boscosi, isolati, impenetrabili alla vista della gente, spopolati. Non c’è lavorio, non agricoltori, non pastori, intorno alle case disperse in una solitudine che non ricorda neppure lontanamente la fertile campagna che circonda le grandi ville romane, dimora dei proprietari terrieri dove si accumulavano il grano e i prodotti della terra. Eppure, proprio in queste solitudini rapidamente riconquistate dalle foreste, Eulalia prende piena coscienza di sé, della grandezza cristiana, ed è disposta a correre il rischio della morte: un rischio accettato dagli Evangelizzatori di tutti i tempi, come S.Francesco d’Assisi che brama di diffondere la Parola divina fino ai musulmani. Del resto, dai tempi della persecuzione di Valeriano, molti aspetti socio-politici erano mutati, e solo le intemperanze climatiche erano probabilmente rimaste a preoccupare i più, dopo un alleggerimento che i Cristiani attribuiscono alla pace ristabilita da Gallieno il quale concedeva anche una larga tolleranza verso i Cristiani. Questi, infatti, con la vittoria conseguita nel 262, secondo la testimonianza di S.Dionigi di Alessandria, era divenuto così gradito a Dio da poter apportare alla società una autentica età dell’oro, cui corrispondevano la sconfitta degli Alemanni e dei Persiani, e dei Macriani rivoltosi (5). Eulalia, dunque, non teme la morte per mano dei carnefici perché ritiene che la sua vita debba comunque finire entro un breve periodo travolta da generali avvenimenti apocalittici. Non crede affatto che il mondo debba finire, come avevano pensato i fedeli esasperati dalle suggestioni escatologiche. La sua vita potrà anche finire ma non prima che ella stessa abbia messo in opera un estremo tentativo di conversione del prossimo, e quindi messo in moto in vista della conduzione degli altri ad una santa vita terrena. Si può affermare a pieno titolo che non la sfiora nessun’ombra delle paure che solo fino a poco tempo prima avevano alimentato le ansie delle masse pagane e di non pochi Cristiani.  Dovranno passare pochi anni, del resto, e la stessa Penisola iberica sarà rivitalizzata da nuove speranze, dall’essere patria dell’imperatore Teodosio e della sua dinastia che sembra perpetuarsi con splendore mai pari nel mondo. E questa volta la nuova età dell’oro sembra confermata e rafforzata proprio da un recente passato di gloria che ammanta una terra ormai conquistata al Cattolicesimo, le cui gesta Prudenzio si affretta a diffondere e tramandare al pubblico colto dei suoi lettori, quello stesso che potrà poi permeare le convinzioni e la spiritualità dell’opinione pubblica di ogni classe all’interno delle proprie comunità. 

Articolo di Carmelo Currò Troiano. Tutti i diritti riservati.

Note

1 Cf. M. SORDI, I caratteri dei Martiri cristiani dei primi secoli , in Antiquitas (http://www.italyday.net/antiquitas/biblica)

2 Ibidem.

3 Cf. EUSEBIO DI CESAREA, Storia ecclesiastica, VI, 2.  

4 Cf. M. SORDI, I Cristiani e l’Impero romano, Como 2006, pp. 147-148. 

5 Id.,  p. 15  Cf. M. SORDI, I caratteri dei Martiri cristiani dei primi secoli , in Antiquitas (http://www.italyday.net/antiquitas/biblica)

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