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lunedì 24 febbraio 2014

LE CATACOMBE DEI SANTI MARCELLINO E PIETRO

File:Wilpert 060.jpg

Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sono situate sulla via Casilina nei pressi dell'omonima chiesa all'altezza di via di Centocelle. Erano chiamate anche catacombe di Sant'Elena o di San Tiburzio. L'accesso si trova presso la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros che compone con il Mausoleo di Elena e i resti di un cimitero degli Equites Singulares, il complesso chiamato "ai due allori" (Ad duas Lauros) per la presenza, probabile, di due allori. Le catacombe si estendono per 18 mila metri quadrati visitabile previo permesso speciale oppure durante la prima settimana di giugno. Nell'estate del 2003 una frana portò alla scoperta di alcuni tratti di gallerie del Cimitero degli Equites e solo nel 2006 l'Ecole Francaise di Roma e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ne dettero notizia. Le ricerche permisero di trovare un affresco alto-medievale collocabile tra il VI e VII secolo d.C. in un periodo quindi posteriore a quello ipotizzato durante le prime ricerche (III-IV secolo). Nel maggio dell'anno 2008, L'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, ha pubblicato alcuni aggiornamenti firmati dalla dottoressa Giuliani (Ispettore della pontificia Commissione) su quella che, per dimensioni, è la terza catacomba di Roma. Alcuni graffiti mostrano come in realtà le catacombe fossero state scoperte nel XVI secolo da Pomponio Leto e Antonio Bosio. Le ricerche continuano e il 31 maggio 2010 si è segnalata non solo la scoperta di un nuovo santuario ma anche nuove pitture di grandissimo valore culturale evidenziabili grazie a strumenti laser altamente sofisticati.

Bibliografia

- R. Giuliani, Ad duas lauros, un exemple emblématique de christianisation, in Les dossier d'Archeologie, n. 330, Nov. - Dic. 2008, pp. 48-57

- O. Marucchi, I Cimiteri della Via Labicana, in Le catacombe romane - Compendio della Roma Sotterranea, Roma, 1905, per catacombe SS. Marcellino e Pietro, p. 251 e ss,

- C.A. Bucci, Le catacombe dei 1200 corpi, in Repubblica, 23.5.2006

- R. Giuliani, Tutto è cominciato con un tubo rotto, Osservatore Romano online, 12-13.5.2008

IL MAUSOLEO DI ELENA A TORPIGNATTARA

Il Mausoleo di Elena è un monumento funerario situato lungo la via Casilina a Roma adiacente alla chiesa di San Marcellino e Pietro ad Duas e accessibile attraverso via di San Marcellino. L'area che ospita il mausoleo è parte di edifici storici tardo imperiali denominato Ad Duas Lauros [1] che si estendeva fra la Basilica di S. Croce in Gerusalemme, Porta Maggiore, Via Prenestina e Via Casilina all'altezza di Centocelle. Fanno parte del complesso anche le catacombe di Marcellino e Peietro. Prima della costruzione del mausoleo dedicato alla madre di Costantino I l'area era utilizzata dagli Equites singulares (una vera e propria scorta) come cimitero i cui resti sono stati trovati a seguito di una campagna di scavo avvenuta nel 1956 proprio sotto il mausoleo. Questo denota un forte spirito di rivalsa di Costantino il quale distrusse probabilmente il sepolcreto degli equites (che durante la battaglia di Ponte Milvio si schierarono contro l'usurpatore Massenzio) per costruirci il mausoleo della madre. 

Dopo la morte di Elena la proprietà fu assegnata alla Chiesa. Nell'VIII secolo il mausoleo soffrì l'erosione dovuta a forti fenomeni atmosferici a cui si aggiunse l'incuria del popolo che ne asportò pietre da utilizzare come materiale edile. Fino all'XI secolo, il mausoleo ospitò la tomba di Elena che fu successivamente traslata all'interno del laterano. Oggi è visibile in tutto il suo rosso porfido all'interno dei Musei Vaticani. Il Mausoleo è uno delle più importanti costruzioni dell'età paleocristiana: composto da due cilindri sovrapposti il cui inferiore (di forma ottagonale con nicchie rettangolari e semi circolari) misura 27,74 metri e quello superiore (con otto finestre ad arco) 20,18 ha una altezza di circa 18 metri contro i 25,42 originari. Per alleggerire il notevole peso delle cupole furono inserite delle anfore, le pignatte dando il nome alla zona Torpignattara. Nella nicchia rettangolare all'ingresso probabilmente vi era il sarcofago di Elena decorato con scene di guerra in quanto quasi sicuramente era destinato a raccogliere le spoglie mortali dell'imperatore Costantino. Durante alcuni scavi effettuati tra il 1993 e il 2000 è stato scoperto un canale che raccoglieva acque pluviali e un pozzo contenete alcuni vasi dell'XI e XII secolo.

[1] Il termine Ad Duas Lauros va attribuito a Tertulliano che, ricordando i congiurati che tramarono contro l'imperatore si rivolse ai pagani facendo una domanda: «Inter duas lauros obsident Caesarem?» ("presso i due allori tendono l'agguato all'Imperatore?"). E' proprio qui che nel 455 Valentiniano III fu ucciso da duna congiura mentre si esercitava nel tiro con l'arco nella sua residenza "ad duas lauros". La località conteneva non solo il palazzo imperiale ma anche gli accampamenti militari e il campus martius luogo di addestramento ed esercitazioni. Torpignattara fu protagonista anche del periodo della Resistenza quando la Wermacht dichiarò Roma città aperta proprio da Torpignattara.

Bibliografia Consigliata

  • Andrea Giardina, Società romana e impero tardoantico / Istituzioni, ceti, economia, Roma, Laterza, 1986. ISBN 978-88-420-2690-7.
  • Friedrich W. Deichmann, Archeologia cristiana, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1993. ISBN 978-88-7062-859-3.
  • Laura Vendittelli, Il mausoleo di Sant'Elena. Scavi 1993-2000, Milano, Mondadori Electa, 2005. ISBN 978-88-370-3368-2.
  • Laura Vendittelli, Il mausoleo di Sant'Elena. Gli scavi, Milano, Mondadori Electa, 2012. ISBN 978-88-370-8907-8.
  • Thomas Ashby, The Roman Campagna in Classical Times, London, 1927
  • D. Dionisi e G. Della Pietra, coord.P. A. Armini, Torpignattara. I luoghi della memoria - Bilancio critico delle numerose scoperte avvenute nell'area archeologica "Ad Duas Lauros", 1994, Roma 
  • Il Mausoleo di Sant'Elena a Tor Pignattara / Istituto Tecnico Commerciale "Di Vittorio". - Roma : Fratelli Palombi Editori, c1998.
  • R.Rea, Via Labicana. Centocelle: "ad duas lauros" (circ.VII), in BullCom XCI, 1986, pp.623-633.
Sarcofago di Elena

Sarcofago di Elena. Immagine tratta da Wikipedia, Autore gaspa

domenica 23 febbraio 2014

DA COSA DERIVA IL TERMINE BALDRACCA?

File:Petrarca01.jpg
La Firenze del Medioevo era ben lontana dalla città che possiamo ammirare ora: anche la zona degli Uffizi era decisamente diversa. Il rione dove sorgono gli Uffizi era luogo di osterie, bordelli, prostitute, ladri e degrado ed era nominato il "Rione di Baldracca", in riferimento ai tipi di servizi che i fiorentini potevano avere a disposizione. Contrariamente a ciò che si può pensare, il termine "Baldracca" non si riferisce all'attività più vecchia del mondo abilmente svolta dalle signorine di Firenze ma dalla celeberrima "Osteria della Baldracca" che prese il nome dalla capitale dell'Iraq Baghdad confusa con l'antica Babilonia in riferimento al miscuglio di lingue e razze che vi abitavano nella zona. In realtà la parola Baghdad verrà storpiata in "Baldacca" e successivamente "Baldracca". Anche Petrarca, nel suo Canzoniere, conferma il riferimento di Baldracca a Baghdad:
"Aspettando ragion mi struggo e fiacco/ ma pur novo soldan veggio per lei/ Lo qual farà, non già quand’io vorrei/ sol una sede; e quella fia in Baldacco"
Baldracca, inteso come quartiere popolare lo leggiamo anche nella novella di Frate Cipolla. Cosimo de' Medici smantellò nel 1546 il quartiere facendolo attraversare con una strada da piazza della Signoria dell'Arno e nell'anno 1559 affida addirittura al Vasari la costruzione di un palazzo dove far convogliare le Magistrature che avevano il compito di regolare la vita urbana. Nonostante questa vera e propria "iconoclastia" sono rimasti ancora luoghi che ricordano quel passato poco gratificante come proprio il "Teatrino della Baldracca" nato sul luogo dell'osteria che si trovava proprio all'altezza della Biblioteca degli Uffizi. Il Teatrino era frequentato da artigiani e bottegai e le cronache dell'epoca che lo raccontano come un teatro di spettacolo osé per un massimo di quattrocento persone. Ovviamente in questi luoghi alta era l'affluenza della nobiltà locale che doveva godere di stanze che potessero garantire l'anonimato completo. Sembra, addirittura, che il teatrino fosse collegato alla casa dei Medici da un passaggio riservato che si affacciava ad una finestrella sul teatro. Il passatempo finì nel 1600 quando si decise di riportare la città all'ordine e al rigore, ordine e rigore che naturalmente erano di facciata...anche allora come oggi non erano rari altri posti dove gli uomini fiorentini potevano soddisfare i propri istinti

sabato 22 febbraio 2014

LA CATTEDRA DI SAN PIETRO


File:Saint Peters Basilica Interior21.jpg


Oggi 22 febbraio si festeggia la Cattedra di San Pietro, il celeberrimo trono ligneo conservato in Vaticano venerato come sedia episcopale di San Pietro. Per secoli è stata ritenuta come il seggio da cui Pietro predicava ma la prima attestazione del culto rivolto al seggio si trova in alcuni importanti scritti di Sant'Antonio da Padova che in una predica dell'anno 1231 racconta la sua ostensione al popolo. Dal XIII secolo la cattedra è meta di pellegrinaggio e di culto infatti ogni 22 febbraio veniva portata in processione in Basilica, collocata su un altare ed esposta tutto il giorno alla venerazione dei fedeli, alcuni dei quali riuscivano anche a prendere delle piccole schegge come "souvenir". Fino alla metà del 1300 la Cattedra aveva un ripostiglio e per circa un secolo rimase in prossimità dell'ingresso alla Basilica dove vi rimase fino a poco prima del 1450, anno del Giubileo, quando fu spostata sopra l'altare di Sant'Adriano per poi essere rimossa definitivamente nel 1576. La Cattedra continuò ad essere trasportata da una parte all'altra della Basilica Vaticana fino a quando papa Alessandro VII la portò nell'abside incaricando Bernini a di creare un qualcosa che gli rendesse onore. Il 18 gennaio del 1666 la Cattedrà fu trasferita nella sua nuova sede.
La Catterdra è composta di tre parti:
- Gabbia esterna di legno del XIII secolo che la funzione di custodia della cattedra stessa
- Seggio di stampo carolingio di legno di rovere con fredi color avorio
- Pannello d'avorio con diciotto quadri che rappresentano le Dodici fatiche di Ercole e sei creature mostruose. 
Sul pannello vi sono le ipotesi pià disparate: secondo alcuni la parte d'avorio sarebbe di età carolingia  e questo potrebbe indentificare il trono di Carlo il Calvo donato a Giovanni VIII in occasione della sua incoronazione imperiale avvenuta a Roma nell' 875. Sappiamo infatti che Carlo il Calvo elargì doni in quantità al papa tra cui una splendida Bibbia miniata tutt'ora conservata presso la Basilica di San Paolo fuori le mura. 
Vi sono altri esperti che affermano che il pannello sia in realtà stato realizzato in Egitto tra il III e IV secolo, tesi questa sostenuta da Margherita Guarducci che individuò elementi iconografici molto simili all'iconografia imperiale, particolarmente fiorente ai tempi di Costantino e Massimino. Per questo si pensa che il pannello d'avorio fosse la spalliera del trono dell'imperatore romano che si trovava presso Domus Faustae e che Costantino consegnò a Miliziade nel 313. Solo nel XIII secolo il pannello fu utilizzato per il trono donato da Carlo il Calvo. Mario D'Onofrio va controcorrente affermando che la Cattedra sia addirittura il trono di Carlo Magno portato a Roma non per donarlo al pontefice ma per attestare il suo dominio su Roma. La prova verrebbe dalla particolare affissione delle formelle d'avorio poste in modo da formare un dittico che avrebbe costituito la copertura esterna di un oggetto dall'immenso valore ossia due lastre argentee che raffigurano le mappe di Roma e di Costantinopoli che Carlo Magno lasciò in eredità alla Basilica di San Pietro.

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Ricardo Frantz

CATTEDRALE DI SANTA MARIA (ANAGNI)


La Basilica di Santa Maria è il cuore pulsante religioso di Anagni, cittadina laziale in provincia di Frosinone. La costruzione risale al 1072-1104 per opera di Pietro da Salerno. La cattedrale è romanica ma l'interno è un gotico lombardo dopo il restauro dell'anno 1250 quando Pandolfo vescovo fece sostituire le capriate in legno della navata centrale con transetti in stile gotico. La presenza della vicinissima sede papale ha fatto si che la cattedrale fosse teatro di molti eventi importanti come la canonizzazione di San Bernardo di Chiaravalle, Santa Chiara d'Assisi, Edoardo il Confessore re d'Inghilterra e San Pietro eremita vescovo di Trevi. Nella cattedrale furono anche scritti decreti di scomunica contro Ottaviano Monticelli, antipapa, Federico Barbarossa, Federico II e Manfredi. L'edificio sacro è a tre navate costruito dai maestri comacini. Caratteristico il pregevole pavimento a mosaico eseguito nel 1231 dalla celebre famiglia di marmorari romani, i Cosmati (da qui l'aggettivo cosmatesco). La lunetta interna sopra la porta centrale raffigura la Madonna con bambino tra S. Magno e S. Secondina (fine sec. XIII). Sullo sfondo dell'abside centrale, sopra il panneggio del Cisterna, campeggiano le figure degli Apostoli, ognuno caratterizzato dal proprio attributo, opera del Borgogna (sec. XVII), in alto le figure dei santi venerati ad Anagni, l'Annunciazione e l'Eterno Padre opera dei pittori Pietro e Giovanni Gagliardi. Nell'abside di sinistra i discepoli di Emmaus e gli angeli adoranti. In quella di destra il matrimonio tra S.Giuseppe e la Vergine ed il Transito di S.Giuseppe. Nell'abside maggiore possiamo ancora ammirare tre pregiate opere del Vassalletto (1263): una bellissima colonna tortile mosaicata per il candelabro del cero pasquale, la cattedra episcopale e il ciborio che copre l'altare, tutte opere volute dal vescovo Landone. Si affacciano sul vano della chiesa il battistero e le cappelle Lauri, Caetani, Raoli (detta anche cappella di S. Carlo) con il quadro della Madonna della Misericordia opera del Frenguelli donato da Papa Leone XIII. Ai lati due tele dei fratelli Gagliardi. La Cripta della Cattedrale di Anagni, dedicata a San Magno, patrono della Città, è una delle più belle e importanti di Italia e d'Europa. Fu costruita contemporaneamente alla chiesa superiore. Conosciuta come "La Cappella Sistina del Medioevo", il suo pregio consiste nell'armonia di un mirabile intreccio di archi romanici, nel pavimento cosmatesco originale e negli splendidi affreschi che ricoprono una superficie di 540 m². Il ciclo pittorico è opera di tre botteghe di artisti ignoti, meglio noti come Primo Maestro o Maestro delle traslazioni, Secondo Maestro o Maestro Ornatista e Terzo Maestro o Maestro di Anagni (riconosciuto anche come l'autore degli affreschi dell'Aula Gotica della chiesa romana dei Santi Quattro Coronati). Esso rappresenta la storia della salvezza dell'uomo dalla sua origine al suo giudizio. Sulle ventuno volte, infatti, si trovano raffigurate scene dell'Antico e Nuovo Testamento (storia dell'Arca dell'Alleanza e Apocalisse) e un raro e importante ciclo scientifico sulla creazione del mondo e dell'uomo, in cui la concezione del microcosmo nel macrocosmo è accompagnata dalla figure dei medici Ippocrate e Galeno e dalla Teoria degli Elementi di derivazione platonica. Sulle pareti, invece, sono affrescate le storie dei miracoli attribuiti a S. Magno e le agiografie dei santi sepolti negli altari, nei quali riposano i corpi di S. Magno, patrono della città, SS. Aurelia e Noemisia, S. Secondina e reliquie di S. Oliva, S. Sebastiano, S. Cesareo e altri martiri. Il Tesoro del Duomo di Anagni raccoglie una campionatura particolarmente selezionata di ori, smalti, avori, reliquiari (come il cofanetto di san Thomas Becket), preziosi tessuti (famoso il piviale di Bonifacio VIII) e antifonari in pergamena con miniature in oro. Essi, per la varietà di tecniche, manifatture, stili e provenienze, testimoniano uno dei momenti più densi e vitali della cultura artistica del duecento. Attigua alla sala del Tesoro è la medievale Cappella del Salvatore con affreschi del XII-XIII secolo. In essa sono conservate pregevoli opere lignee tra le quali spicca una cattedra episcopale del XII secolo, tra le più antiche d'Europa. L'Oratorio di S.Thomas Becket è situato accanto alla Cripta. Nel vestibolo, dove prima erano i sepolcri di famiglie illustri della Città, si apre una porta che introduce nell'antico mitreo, di cui si conserva ancora l'ara sacrificale, trasformato più tardi in oratorio cristiano. Particolarmente interessante è il ciclo pittorico che ha lo scopo di catechizzare il popolo attraverso le immagini di episodi biblici: dalla creazione dell'uomo alla nascita di Gesù, fino al Giudizio Universale e al trionfo di Cristo. Di particolare bellezza è l'affresco della parabola delle Vergini stolte sulla parete d'ingresso. Inoltre, è presente un ciclo di storie su Thomas Becket (+1170), tra cui il suo martirio. Lo stesso santo è raffigurato sulla parete di fondo, accanto al Cristo benedicente. Thomas Becket venne canonizzato da Alessandro III nella vicina Segni il 21 febbraio 1173, dunque la realizzazione di queste pitture è da collocarsi dopo quella data. Il Museo Lapidario si trova accedendo da una porta laterale nella navata di destra. Esso raccoglie marmi, antiche lastre mosaicate e cosmatesche, lapidi ed iscrizioni romane, frammenti di pietre tombali, stemmi e cippi funerari, testimoni dei tempi passati. Di particolare importanza sono i famosi cippi romani posti dinanzi la cancellata della cordonata, ritrovati ad Anagni in località detta "Terme di Piscina". Alcuni di questi reperti non appartengono ad Anagni né al suo territorio, ma provenienti da Roma e dalle catacombe romane, furono regalati in passato alla Cattedrale.

Fonte: Wikipedia

I MAESTRI COMANCINI

File:Como, basilica di sant'abbondio, esterno 09.JPG

I Maestri Comancini erano esperti nell'arte delle costruzioni, muratori stuccatori che erano raggruppato in una corporazione composta da professionisti attivi tra il VII e l'VIII secolo tra il comasco, la Lombardia per arrivare anche nel Canton Ticino. L'Editto di Rotari è il primo documento che cita i Maestri Comanicini esattamente nel 643. Ma anche l'Editto di Liutprando del 28 febbraio 713 riporta un tariffario tecnico in appendice dal nome memoratorium de mercedibus commacinorum. Anche se il nome ha probabilmente origine da Como, nel XX secolo Ugo Monneret de  Villard sostenne che il termine "comancini" si riferisce alle impalcature ed argani che erano utilizzati da loro stessi per le opere. I maestri comancini erano anche scultori ed abilissimi decoratori soprattutto nell'ambito del romantico lombardo. Gli scultori si spostavano molto anche nel Lazio, marche, Umbria per arrivare addirittura nella Danimarca, Germania e Svezia. Una delle principali opere dei maestri comancini è la decorazione esterna della basilica di Sant'Abbondio a Como oppure il coro della chiesa di San Fedele fatta di figure a forma di animale e grifoni. Le figure umane sono molto stilizzate e quasi grottesche, molto più precise di ottima fattura sono invece le figure di animali e di piante.

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Sailko

Bibliografia
  • Girolamo Luigi Calvi, Notizie sulla vita e sulle opere dei principali architetti scultori e pittori che fiorirono in Milano durante il governo dei Visconti e degli Sforza, Milano 1859, I, 39-40.
  • Giuseppe Merzario, I maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800), Milano 1893, I, 135-136.
  • Adolfo Venturi, Storia dell'arte italiana, Milano 1936.
  • Emilio Lavagnino, Storia dell'arte medioevale italiana, Torino 1936.
  • Pietro Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1951.
  • Corrado Ricci, Manuale di storia dell'arte, Bergamo 1957.
  • Eva Tea, Medio Evo, Torino 1957.
  • Touring Club Italiano, L'arte nel Medio Evo vol I e II, Milano 1964 e 1965.
  • AA. VV., a cura di Santo Della Torre, Tiziano Mannoni, Vittoria Pracchi, Magistri d'Europa. Eventi, relazioni, strutture della migrazione di artisti e costruttori dei laghi lombardi. Atti del convegno (Como, 23-26 ottobre 1996), NodoLibri, Como 1997.

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