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mercoledì 17 febbraio 2016

RIEVOCAZIONE STORICA DEL PRODIGIOSO INCONTRO TRA SAN FRANCESCO E IL LUPO


È stato un incontro storico quello del Fraticello con il feroce lupo, carico di significati, tanto da essere sempre vivo nella memoria dei cristiani di tutto il mondo. Chiunque sia venuto a conoscenza dell’episodio, anche in età giovanissima, non ne ha perso nel tempo, il ricordo, anzi ha mantenuto impresso nella mente l’ammansimento del feroce lupo che aveva tramutato la sua forte carica aggressiva in forza d’amore. 

Lo slancio che ha animato la Ribeca-onlus in questa inedita rievocazione è il frutto di una storia sempre attuale: riconciliazione con Dio e ringraziamento al Creatore, la pace infatti, passa attraverso la riconciliazione con Dio e tra gli uomini. Il significato del messaggio che giunge dall’opera è che occorre avere la pace nel cuore di ciascuno, perché è dal cuore che sorgono gli ideali di pace con l’uomo e con la natura.

A rievocare il miracolo di Gubbio, i ragazzi del Centro Diurno di Laterza magistralmente diretti dalla loro coordinatrice la Dott.ssa Anna Maria Malizia e dalle loro educatrici,Leda,Marilena,Angela. Il lupo di Gubbio, divenuto mansueto grazie a Francesco, adombra la figura di un brigante convertito dalla bontà del poverello di Assisi. Il “Fioretto”, che, con tanta maestria, racconta questo episodio, non solo è metafora del male ammansito con la dolcezza, ma è la descrizione allegorica di ogni nostra relazione con il diverso, con lo sconosciuto, con colui che vive fuori dal nostro territorio, dalla terra familiare del nostro “io”.

Gubbio, infatti, è, in senso lato, immagine di quello “spazio conosciuto” dove ciascuno di noi vive e nel quale intesse relazioni; è il luogo delle certezze, della quiete, della sicurezza, della ferialità; è la propria città, il proprio paese, il quartiere dove ogni cosa è familiare e dove, persino le strade, le case, i campanili, i boschi e i torrenti ecc. rivelano la nostra identità e la nostra appartenenza. Più sottilmente, “Gubbio” è la personalità di ciascuno, con tutto ciò che gli appartiene e che lo caratterizza: carattere, sensibilità, gusti, ideali, stile di vita, interiorità, ogni “territorio” affidato alla nostra cura e alla nostra attenzione.

In questa terra, dove tutto potrebbe essere a nostra misura, si inserisce il diverso, lo sconosciuto, l’altro; proprio nella “nostra casa” scopriamo fratelli e sorelle lontani mille miglia dai nostri parametri razionali, incomprensibili nel linguaggio, nella logica . Il diverso allora diventa veramente, suo malgrado, un mostro da tenere ancor più lontano dal nostro territorio, perché brigante, assassino, ladro dai quali difenderci con la sua stessa arma.

Il “Fioretto” di Francesco è una perla di saggezza, di realismo, di umanità, di vangelo: esso ci mostra che la fecondità delle nostre relazioni dipende dalla nostra disponibilità a farci prossimi, dalla nostra apertura mentale e dalla nostra convinzione che l’altro, anche se diverso, è innanzitutto un fratello.......

“E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch’egli potea di fede. E allora disse santo Francesco: ‘Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio’."

Articolo per gentile concessione della dott.ssa Nunzia Minei

Sabato dalle ore 9:30 alle ore 12:00
Palazzo Marchesale Laterza 

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