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mercoledì 9 luglio 2014

BOLLA DI SCOMUNICA AD ELISABETTA I - TESTO INTEGRALE IN ITALIANO

Pio Vescovo, servo dei servi di Dio, a futura memoria sulla questione. Egli che regna nell'alto dei Cieli, a cui è dato ogni potere in cielo ed in terra, ha affidato la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, al di fuori della quale non c'è salvezza, ad uno solo in terra, cioè al principe degli apostoli Pietro, e al successore di Pietro, il pontefice di Roma per essere da costui governata con pienezza di potere. Costui e solo costui è stato costituito principe di tutte le genti e di tutti i regni, per erigere, demolire, disgregare, disperdere, impiantare e costruire, perché possa preservare il suo fedele popolo, cinto dal legame reciproco della carità, nell’unità dello Spirito e presentarlo salvo ed incolume al suo Salvatore. Obbedendo a tale dovere, noi chiamati per bontà di Dio al governo della suddetta Chiesa, non tralasciamo alcuna fatica, adoperandoci con ogni sforzo, affinché la stessa unità, e la religione cattolica (il di cui Artefice dovendo provare la fede dei suoi, e correggere noi, ha permesso venisse provata con così tante tribolazioni), sia conservata integra. Ma il numero degli empi è cresciuto talmente che nessun posto al mondo è risparmiato perché questi non tentino di corromperlo con le loro pessime dottrine; fra questi è subentrata Elisabetta, serva di persone ignobili, che si pretende regina d’Inghilterra, presso la quale come si trattasse di un rifugio inviolabile hanno trovato asilo pessime persone. Ella stessa, occupato il regno, sta usurpando con atti mostruosi a suo favore il luogo del supremo comando della Chiesa in tutta l’Inghilterra nonché la sua più alta autorità e giurisdizione, riconducendo lo stesso regno, che era stato da poco riportato alla fede cattolica e alla retta via, ad una misera condizione. Proibendo con mano violenta la professione della vera religione, già una volta destituita da quell'apostata di Enrico VIII ma poi ripristinata dalla regina legittima di chiara memoria Maria, seguendo ed abbracciando gli errori degli eretici, ha alterato il consiglio reale rappresentante della nobiltà d'Inghilterra riempiendolo di oscuri uomini eretici, ha represso i cultori della fede cattolica sostituendoli con improbi imbonitori e ministri di empietà. Ha abolito il sacrificio della Messa, le preghiere, le feste religiose, la selezione dei cibi, il celibato ed i riti cattolici. Ha disposto che in tutto il regno venissero distribuiti libri contenenti manifeste eresie, stregonerie e che quei riti empi e prescrizioni di Calvino, da lei stessa accettati ed osservati, venissero seguiti anche dai suoi sudditi. Ha vietato ai prelati, al clero e al popolo di riconoscere la chiesa romana nonché di ottemperare ai suoi precetti e alle leggi del canone; obbligando molti a giurare di sottomettersi alle sue leggi immonde e di abiurare l’autorità e l’obbedienza del pontefice romano, facendo riconoscere solamente se stessa come signora delle cose materiali e spirituali. A coloro che si sono dichiarati non disposti ad obbedire ha inferto punizioni e supplizi e a questi medesimi, che hanno perseverato nell’unità della fede e nell’obbedienza suddetta, si è imposta. Ha messo in prigione i vescovi cattolici ed i parroci delle chiese dove, infliggendo loro a lungo grande dolore e tristezza, hanno miseramente terminato la loro vita. Essendo tutti questi fatti ben palesi e noti a tutte le nazioni e comprovati da pesantissime testimonianze di molti, cosicché non vi è più spazio rimasto per giustificazioni, difese o temporeggiamenti, d’innanzi all’empietà e ai crimini moltiplicati senza fine, nonché alla persecuzione dei fedeli e al tormento della religione, per impulso e ad opera di detta Elisabetta, ogni giorno sempre più gravi, poiché vediamo il suo animo così rigido ed indurito che ella non solo ha ignorato le pie preghiere e le ammonizioni di salvezza e conversione a lei rivolte dai prìncipi cattolici, ma non ha neppure permesso ai nunzi a lei inviati a tal motivo da questa sede di raggiungerla in Inghilterra, siamo costretti dalla necessità a levare contro di lei le armi della giustizia, non potendo placare l’indignazione, a ciò essendo addivenuti con quell’unica consapevolezza, che i padri della comunità cristiana con così mirabili opere hanno guadagnato. Sorretti dunque da quella Autorità che volle collocarci su questo supremo trono di giustizia permettendo tale dismisurato onere, in pienezza della potestà apostolica, dichiariamo tale Elisabetta eretica, nonché generatrice di eretici, assieme ai suoi seguaci suddetti per essere incorsi nella sentenza di scomunica venir così distaccati dall’unità del corpo di Cristo. In aggiunta, dichiariamo la medesima Elisabetta, con il predetto diritto, privata del regno, così come di ogni dominio, dignità e privilegio; nonché solleviamo i nobili, i sudditi ed i popoli di questo regno, e tutti gli altri uomini, e coloro che hanno in qualche modo prestato giuramento, e noi stessi con la presente autorità, dal rispettare ogni altro suo potere, fedeltà e debito, ora e per sempre. Raccomandiamo ed ordiniamo a tutti e ai singoli nobili, ai sudditi, ai popoli e agli altri già detti, di non obbedire ai suoi ordini né alle sue leggi. Coloro che agissero diversamente, li includiamo nella sentenza della stessa scomunica. Poiché sarebbe in realtà troppo difficile che tali atti venissero portati ovunque sarebbe necessario, vogliamo che le copie di questi, effettuate per mano di un pubblico notaio e sigillate con il sigillo di un prelato ecclesiastico di questa curia, abbiano validità in ogni procedura giuridica, e in qualunque località presso qualunque popolo, nel caso siano esibite o esposte.

Dato a Roma presso il santuario di Pietro, nell’anno dell’incarnazione del Signore 1570, il 25 febbraio, nel quinto anno del nostro pontificato.

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