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Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

giovedì 4 agosto 2011

IL PALAZZO DEI PAPI DI VITERBO

Il Palazzo dei Papi di Viterbo è, insieme al Duomo di Viterbo, il più importante monumento storico della città. Esso fu eretto nella forma attuale ampliando il palazzo sede della Curia vescovile della città allorché papa Alessandro IV (1254 – 1261, papa dal 1254), a causa dell'ostilità del popolo e della borghesia, capitanata dal senatore Brancaleone degli Andalò, trasferì la sede della Curia pontificia nel 1257 a Viterbo. L'ampliamento fu disposto e curato dal Capitano del Popolo Raniero Gatti, appartenente ad un'influente famiglia cittadina. Egli fece costruire tra l'altro una grande sala per le udienze nota con il nome di Aula del Conclave per il fatto di aver ospitato il primo e più lungo conclave della storia. Notevole anche la Loggio delle benedizioni (più nota come Loggia dei Papi) eretta nel 1267 per volontà del Capitano del Popolo Andrea Gatti. La visita del Palazzo è possibile rivolgendosi presso il Museo del colle del duomo di Viterbo. Il Palazzo è una costruzione massiccia che, dal lato opposto alla piazza, strapiomba con possenti contrafforti sulla valle di Faul. Esso termina alla destra con la imponente Sala del Conclave, che si affaccia sulla piazza con sei finestre bifore sormontate da altrettante a feritoia (la stessa struttura si presenta dal lato opposto, sulla valle Faul). L'accesso alla sala avviene dalla piazza tramite un'ampia scalinata, terminata nel 1267, che conduce ad un portale con volta a tutto sesto, sormontata dallo stemma di San Bernardino e da una mensola reggente la statua di un piccolo leone.
Fra il colmo dell'arco del portale e la mensola è posta, incorniciata, una lapide quadra in memoria di Raniero Gatti. La facciata del Palazzo è ornata di merlature rettangolari, poste esattamente al fondo della falda del tetto. Accanto al portale è sita un'apertura più modesta, anch'essa con volta a tutto sesto, cui si accede da un ballatoio e che tramite una cancellata dà accesso diretto al balcone della loggia, proprio accanto all'uscita della Sala del Conclave sulla loggia. La scalinata è retta da un arco a sesto acuto al di sotto del quale si accede ad una sala che è sita esattamente sotto quella del Conclave. La loggia, detta delle Benedizioni (ad essa si affacciava il Papa uscendo dalla Sala del Conclave), si apre sul lato della piazza con un gioco di archi sorretti da slanciate colonnine. Al centro si contano tre archi a tutto sesto ed ai lati due mezzi archi, terminanti al colmo con i muri rispettivamente del Palazzo (sinistra) e della curia (destra). A questi se ne intrecciano altri tre, per cui l'effetto è quello di sette aperture a sesto acuto poggianti su sei colonnine, con archi trilobati. Lungo tutta la parte superiore degli archi corre una trabeazione la cui fascia inferiore è arricchita da formelle quadrate recanti simboli cittadini, imperiali e papali. La parte piana della loggia è costituita da un ballatoio al centro del quale è posta una fontana del XV secolo, ornata al bordo del catino con simboli della famiglia Gatti. Sul catino insiste una vasca superiore coronata di getti a forma di testa di leone e sormontata al centro da un pinnacolo. La loggia è sostenuta da due archi a sesto ribassato e da un enorme pilastro a sezione ottagonale. Anche la parte della loggia opposta alla piazza era originariamente dotata di identica fuga di archi e colonnine, struttura che sorreggeva insieme alla facciata che prospetta sulla piazza, un tetto. Nel 1325 tetto e struttura ad archi lato Valle Faul crollarono e da allora il ballatoio della loggia è a cielo aperto. 

LA MALEDIZIONE DI JACQUES DE MOLAY

Fu davanti a Notre Dame a Parigi che Filippo IV il Bello, nella volontà di distruggere l’Ordine dei Templari, fece bruciare al rogo il grande maestro dell’Ordine Jacques de Molay e i 37 cavalieri dell’Ordine accusati di eresia. Quando il grande Maestro vide il rogo chiese ai suoi giustizieri di essere rivolto verso la cattedrale: “Vi prego di lasciarmi unire le mani per un’ultima preghiera. Morirò presto e Dio sa che e’ ingiusto. Ma io vi dico che la disgrazia cadrà su coloro che ci condannano ingiustamente.” E poi rivolgendosi al papa Clemente V e al re Filippo il Bello aggiunse “Vi affido entrambi al tribunale di Dio, tu Clemente nei prossimi 40 giorni e tu Filippo prima della fine dell’anno”.
La predizione di Jacques de Molay si realizzò poiché il papa Clemente V morì un mese dopo e il re Filippo il Bello fu vittima, nello stesso anno, di un incidente di caccia a Fontainebleau. La maledizione sembra essersi protratta nel corso dei secoli come una vendetta implacabile fino alla tredicesima generazione che guarda caso, concide con la decapitazione di Luigi XVI il cui boia disse "De Molay è vendicato"proprio a dimostrazione del fatto di come la stessa Rivoluzione Francese abbia una matrice non solo esoterico-massonica ma anche templare!

Tratto da:  http://italianiaparigi.wordpress.com

mercoledì 3 agosto 2011

VIAGGIO NELLA CAPITALE DELL'ESOTERISMO: "SONO QUI I TESORI PERDUTI: TROVEREMO ANCHE L'ARCA"

Al bar-ristorante «Le jardin de Marie» la birretta ristoratrice viene interrotta da un’americana pazza che, ricoperta di collane e amuleti, chiede a tutti dov’è la tomba di Cristo e di Maria Maddalena. Cosa si può risponderle, di domandare a Giuseppe d’Arimatea? Cose che capitano a Rennes-le-Château, dipartimento dell’Aude, guardando una carta della Francia, in basso a destra. Rennes-le-Château: 23 abitanti nel villaggio, 65 nel comune, 120 mila turisti ogni anno, aumentati dopo il boom del Codice da Vinci e dei suoi derivati. Perché il piccolo paese è una delle grandi capitali dell’esoterismo. Al supermarket del mistero non manca nulla: Templari, Catari, priori di Sion, il Graal e naturalmente i tesori nascosti, non si sa se spirituali o più concreti. Per cercarli, arrivano qui gli svitati di tutto il mondo, ma anche pochi studiosi seri e molti curiosi. E sembra di vivere dentro un programma di Roberto Giacobbo. 

UNA SUGGESTIVA GITA A VISITARE LA SPADA NELLA ROCCIA!


Autore Vignaccia 86 www.wikipedia.it

L'abbazia di San Galgano è un'abbazia cistercense, sita ad una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino. Il sito è costituito dall'eremo (detto "Rotonda di Montesiepi") e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico. La mancanza del tetto - che evidenzia l'articolazione della struttura architettonica - accomuna in questo l'abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, di Tintern in Inghilterra, di Cashel in Irlanda e di Eldena in Germania. Di san Galgano, titolare del luogo che si festeggia il 3 dicembre, si sa che morì nel 1181 e che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. Il momento culminante della conversione, avvenne nel giorno di Natale del 1180, quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l'arma in una croce; in effetti nella Rotonda c'è un masso dalle cui fessure spuntano un'elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di plexiglas. L'evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del santo chiusdinese.

PER LA SINDONE DEI TEMPLARI, STORICI IN BATTAGLIA A COLPI DI LATINO


Fusteum ofustanium ? La differenza sembra poca, ma su di essa si gioca una teoria che ha fatto sognare molti: la Sindone di Torino risalirebbe all’epoca in cui visse e morì Gesù Cristo. L’aveva riassunta Barbara Frale in un libro fortunatissimo dal titolo inequivolcabile ( La Sindone di Gesù Nazareno , edito dal Mulino), fornendo ogni genere di argomenti che suonavano come prove irrefutabili. Uno poi era decisivo: il passaggio cioè del lenzuolo tra le mani dei Templari, l’ordine monastico cavalleresco fondato in Terrasanta e distrutto dal re di Francia a furia di roghi. Sarebbe testimoniato, secondo la storica, da vari interrogatori: ma in particolare da uno, in cui uno sventurato templare confessava agli inquisitori di aver adorato una stoffa, un fustanium . Ora però un altro storico, Andrea Nicolotti, torinese, in un volume pubblicato da Salerno ( I Templari e la Sindone, storia di un falso ) smonta la ricostruzione della Frale, che era riuscita a collegare in modo assai affascinante la storia europea della Sindone a partire dal XIV secolo e la sua preistoria bizantina. In particolare esibisce una bella, chiarissima foto, del misterioso documento. Non c’è scritto «signum fustanium», ma «signum fusteum»: che per Nicolotti significa inequivocabilmente «un’immagine di legno». Sottigliezze latine?

Fonte: LaStampa.it

martedì 2 agosto 2011

TEMPLARI: VALORI, GESTA E NEMICI DEI DIFENSORI DELLA FEDE

IN EDICOLA!



I Cavalieri templari, soldati di uno degli ordini religioso-cavallereschi più noti della cristianità medioevale, assieme ai loro più acerrimi nemici, in una collezione straordinaria di fedeli riproduzioni in metallo e dipinte a mano.

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