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giovedì 28 gennaio 2016

LA SESSUALITA' NEL MEDIOEVO


Come era considerata sessualità nel Medioevo? Era "cortese" o profana? In realtà fu un passaggio graduale dalla sessualità romana, molto profana e molto esaltata, a quella medievale dove, a causa dello stretto controllo della chiesa, non era così palese. Il Cristianesimo, infatti, trasformò la sessualità in un coacerbo di regole con la condanna totale dell'aborto e dell'omosessualità.

Quante volte abbiamo sentito parlare di sveltine? Ebbene...non costituivano un peccato per la chiesa, la motivazione è molto semplice: un rapporto sessuale lungo e duraturo era considerato estremamente debilitante per l'uomo sia fisicamente sia mentalmente non consentendogli di raggiungere la salvezza. Questo diede un brutto colpo all'istituzione matrimoniale dato che sovente ci si limitava ad un rapporto molto veloce senza che questo costituisse piacere per il gentil sesso.

Lo sapevate che c'era un calendario dell'amore? La chiesa proibiva categoricamente il sesso in alcuni periodi dell'anno e nei fine settimana arrivando a circa 185 giorni in cui le coppie potevano sentirsi liberi senza contare il normale ciclo femminile. Significativo, in questo senso, fu un decreto di Burcardo di Worms “Con la tua sposa o con un’altra ti sei accoppiato da dietro, come fanno i cani? Devi fare penitenza per 10 giorni a pane e acqua. Ti sei unito a tua moglie mentre aveva le mestruazioni? Farai penitenza per altri 10 giorni con pane e acqua. [...] Hai peccato con lei in giorno di Quaresima? Devi fare penitenza 40 giorni con pane e acqua o dare 26 soldi di elemosina; ma se ti è capitato quando eri ubriaco, farai penitenza per solo 20 giorni"

L'adulterio era un crimine gravissimo solamene se perpetrato da una donna. In alcuni stati europei, addirittura, l'uomo poteva era considerato adultero solamente se aveva rapporti con una donna già sposata: se si intratteneva con una giovane "single" aveva commesso peccato anche se non grave. La donna invece era accusata di adulterio per rapporti al di fuori del matrimonio

In Europa non sono pochi i casi in cui, a causa di queste restrizioni, ci si ribellava sotto le coperte. In Germania la poligamia era pratica comune e diffusa, mentre la poliandria era totalmente sconosciuta in Occidente. Si parla di poliandria in riferimento al buddhismo tibetano dove una donna era sposata anche dai fratelli. 

Ma come ci si preparava alla prima notte d'amore? Le donne lasciavano la fronte libera dai capelli che venivano rialzati secondo i canoni di bellezza medievali e usava, dopo essersi recata in un bagno pubblico, usare profumi speziati. L'uomo si presentava il giorno dopo con il cosiddetto "dono del mattino" per ricompensare la sua compagna che aveva appena perso la verginità.

L'omosessualità era un crimine molto grave ma, nonostante la lotta della chiesa per combattere questa "piaga", i rapporti con persone dello stesso sesso furono tollerati fino al secolo XII anche perché era una pratica diffusa soprattutto in ambiente ecclesiastici. Non sembra essere vera l'omosessualità del grande Riccardo Cuor di Leone, così come per i templari nonostante ci fosse stato qualche caso di templari che usavano sollazzarsi tra di loro. 

mercoledì 27 gennaio 2016

CRISTIANESIMO IN RETE - AVELLINO, SABATO 30 GENNAIO 2016 ORE 17

Il lavoro che sarà presentato il 30 Gennaio 2016 presso il Circolo della Stampa di Avellino è il risultato delle ricerche condotte dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e dai Laboratori di Archeologia Tardoantica e Medievale (LATEM) diretti dal Prof. F. Marazzi, nell’ambito del progetto CARE ITALIA, che vede la compartecipazione di numerosi atenei italiani, come Bologna, Padova, Siena e Roma.Il team di lavoro campano è composto dagli archeologi Alessia Frisetti, Consuelo Capolupo, Federica D’Angelo e Alessandro Luciano. Il progetto CARE (Corpus Architecturae Religiosae Europeae) nasce nel 2001 per volere dell’International Research Center for Late Antiquity and the Middle Age (IRCLAMA), riunito a Poreč, in Croazia. Il suo obiettivo è quello di creare un database dell’architettura religiosa europea per i secoli dal IV al X. Le prime nazioni a partecipare al progetto sono state l’Italia, la Spagna, la Francia e la Croazia: i paesi europei con la più alta densità di edifici religiosi databili al I millennio. Le schede complete del CARE ITALIA sono consultabili on-line tramite la piattaforma WIKICARE (http://147.162.44.131/care/index.php/Pagina_principale).  Il database in rete, standardizzato e continuamente modificabile ed implementabile, è simile, nell'aspetto e nella strutturazione delle schede, a quello realizzato per gli altri progetti europei.  La consultazione di tali piattaforme sarà uno strumento indispensabile per le sintesi interpretative, i confronti e le ricerche, sia a livello nazionale che europeo, permettendo, così, di studiare il fenomeno dell’edilizia religiosa medievale su una scala molto più ampia dell’attuale: passando dal locale al globale, dalla chiesa in sé al suo contesto e velocizzando ogni tipo di ricerca.  

Lo studio dell’architettura religiosa che per l’alto medioevo è, in alcuni casi, l’unico indicatore per le analisi delle tecniche edilizie e del cantiere di costruzione, potrebbe essere una chiave per agevolare la comprensione delle dinamiche insediative e di popolamento, e, quindi, per capire i cambiamenti che, con modalità e tempi diversi, si sono succeduti, dal IV secolo d.C., su tutto il continente europeo. L’edilizia cristiana, inoltre, se indagata insieme al suo contesto, potrebbe essere letta come una testimonianza concreta di credenze, ideologie e gerarchie dei gruppi sociali e dell’universo intangibile legato, indissolubilmente, alle strutture. 

La provincia di Avellino, la prima ad essere stata indagata e censita per la Campania, si presenta, allo stato attuale, con ben 87 luoghi di culto databili al periodo medievale, le cui schede sono già consultabili sul WIKICARE. Le ricerche hanno interessato i territori comunali di 36 centri della provincia di Avellino, in particolare: Altavilla Irpina, Ariano Irpino, Atripalda, Avella, Avellino, Bagnoli Irpino, Calabritto, Casalbore, Cassano Irpino, Conza della Campania, Domicella, Flumeri, Forino, Frigento, Lapio, Luogosano, Mercogliano, Mirabella Eclano, Montecalvo Irpino, Monteforte Irpino, Montella, Montemarano, Montemiletto, Montoro, Nusco, Pago del Vallo di Lauro, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Quindici, Rocca San Felice, Sant’Angelo a Scala, Sant’Angelo dei Lombardi, Serino, Summonte, Taurano, Tufo e Venticano. 

Il quadro prodotto, di cui verranno illustrati i dati fondamentali e la loro fruizione attraverso le nuove tecnologie (tra le quali anche la creazione di una piattaforma GIS), rappresenta, allo stato attuale, un ottimo punto di partenza per lo studio e la conoscenza del territorio avellinese in tutto l’arco del medioevo. Il censimento sistematico dei 35 edifici conservati ancora in elevato e delle loro caratteristiche, dall'organizzazione spaziale delle aule di culto alla loro stratigrafia, dalla tecnica costruttiva all'arredo decorativo e scultoreo ed alla topografia e tipologia funeraria, è stato integrato con le informazioni desunte dai documenti d’archivio e dalle fonti storiche. 

Per i 52 edifici andati distrutti nel corso dei secoli e dei quali, spesso, di cui non è individuabile con certezza l’ubicazione è stata effettuata unicamente un’analisi documentaria, cercando, dove possibile, di ricostruire l’assetto planimetrico del luogo di culto. L’analisi per le province di Benevento, Caserta e Napoli è tuttora in corso e sono da prevedere aggiunte e migliorie anche per le schede già concluse. 

Circolo della Stampa di Avellino
Corso Vittorio Emanuele - 83100 Avellino

COSA SIGNIFICA IL DETTO "METTERSI NELLE MANI DI QUALCUNO"?


Il modo di dire "Mettersi nelle mani di qualcuno" deriva dal Medioevo e indica il giuramento di fedeltà del vassallo al signore, cerimonia nata durante l'epopea carolingia infatti, con la "immixtio manuum" (immissione delle mani"), il vassallo metteva le sue mani in quelle del feudatario legandosi tra di loro. 

Il sistema feudale non è da considerarsi come una forma di potere piramidale, ma era una condivisione di prerogative stabilite secondo un patto stretto e sacro da un padrone e un vassallo.

Durante la luminosa epoca di Carlo Magno, le guerre rappresentavano il mezzo attraverso cui era possibile conquistare grandi appezzamenti di terra: la divisione che ne nasceva portò alla necessità, per il sovrano, di avere tanti altri governatori "minori" che amministrassero le rendite in cambio di concessioni e benefici

La parola omaggio deriva dal latino "homagium" (parola composta da homo e agere) che sta proprio a significare come il nobile si lasciava guidare dal proprio padrone. Abbiamo detto nobile, infatti solo una persona di alta elevazione sociale poteva prestare omaggio sancito durante la cerimonia che doveva avvenire in maniera solenne sotto giuramento di combattere per il proprio padrone.

L'omaggio si pronunciava mettendo una mano sui Vangeli o sulle reliquie dei santi più importanti; successivamente il vassallo baciava (osculum) il feudatario sulla bocca diventando "uomo di bocca e di mani". La cerimonia dell'omaggio cambia anche il modo di approcciarsi alla preghiera, non più con le braccia aperte e mani rivolte verso il cielo ma a mani unite.

LE SETTE NOTE MUSICALI


Le sette note musicali sono esistite fin dai tempi antichissimi ma vi siete mai chiesti quale fosse l'origine del loro nome? Ancora una volta è il nostro amico Medioevo che ci viene incontro! Il monaco benedettino Guido d'Arezzo, nell' XI secolo nominò le note utilizzando le sillabe dei primi sei versi di "Ut queant laxis", un inno dedicato a San Giovanni Battista:

«UTqueant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
Sancte Johannes»

martedì 26 gennaio 2016

ORIGINI DEL TERMINE "METTERE LE CORNA"


Il termine di uso comune "mettere le corna" deriva, come sempre, dal nostro amatissimo Medioevo: ci troviamo a Bisanzio quando l'imperatore Andronico I Comneno, un grande amatore e abile seduttore cospirò violentemente contro Manuele I, suo cugino, che si trovò obbligato ad imprigionarlo. Andronico, pur di salire sul trono, era pronto a tutto tanto che uccise la vedova di suo cugino e l'erede Alessio II tessendo per tutto il tempo relazioni peccaminose e talune volte anche incestuose.

Lottò prepotentemente contro gli aristocratici: li faceva arrestare, rapiva le mogli con cui usava divertirsi per molto tempo e, in senso di sfregio, appendeva sui palazzi delle sue vittime teste di cervi uccisi durante le innumerevoli battute di caccia.

Nell'anno 1185 i soldati di Guglielmo II, dopo la conquista di Salonicco, notarono questa strana usanza senza capirne il perché: quando gli fu spiegato nacque il termine "mettere le corna". La parola "cornuto" ebbe, quindi, grande diffusione soprattutto in Sicilia.

Che fine fece Andronico Comneno? Fu linciato dalla folla proprio come fu raccontato da Boccaccio nel "De casibus virorum illustrium" in cui si raccontano le vicende di 58 personaggi famosi a cui la fortuna voltò improvvisamente e rovinosamente le spalle.

sabato 23 gennaio 2016

ITINERARIO NEI LUOGHI DI MATILDE DI CANOSSA



Se vuoi ripercorrere gli antichi luoghi che hanno visto la nascita e il raggiungimento dell'apice di Matilde di Canossa non ti resta che armarti di pazienza e affrontare uno degli itinerari più belli ed importanti dell'intero Medioevo. Il percorso unisce la città di Mantova a Lucca passando per Reggio Emilia e la via di San Pellegrino in Alpe, famosissimo ospizio medievale. 

Il cammino vi consentirà di rimanere a contatto con la natura, conoscere il patrimonio artistico e culturale di una delle più importanti e influenti donne del Medioevo e di godere di pievi, torri e castelli che rendono ancora più suggestiva l'atmosfera. Le tappe sono dodici e il percorso è aduagatamente segnalato secondo lo standard nazionale del Club Alpino Italiano. La Provincia di Reggio Emilia rilascia, come sempre in questi casi, la Credenziale del Pellegrino.

Dettaglio del Sentiero di Matilde

Per il percorso Tappa per Tappa si rimanda al sito ufficiale

Regioni attraversate: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana
Tappe: il cammino parte da Mantova e giunge a Lucca con tratti di lunghezza variabile di km 20/25 circa e sono divisibili come segue:
1° tappa: Mantova – San Benedetto Po
2° tappa: San Benedetto Po – Guastalla
3° tappa: Guastalla – Reggio Emilia
4° tappa: Reggio Emilia – Vezzano sul Crostolo
5° tappa: Vezzano sul Crostolo – Canossa - Carpineti
6° tappa: Carpineti – Toano
7° tappa: Toano – Morsiano (Villa Minozzo)
8° tappa: Morsiano (Villa Minozzo) – San Pellegrino in Alpe
9° tappa: San Pellegrino in Alpe – San Romano in Garfagnana
10° tappa: San Romano in Garfagnana – Castelnuovo di Garfagnana
11° tappa: Castelnuovo di Garfagnana – Borgo a Mozzano
12° tappa: Borgo a Mozzano – Lucca
Su questa direttrice è in progettazione una pista ciclo-pedonale che consentirà una maggiore fruizione da parte di turisti e pellegrini anche in bicicletta.
Lunghezza: il tratto in Emilia-Romagna è lungo 256 km
Livello di difficoltà: facile, legato perlopiù alla lunghezza delle tappe. Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche.

Informazioni sul sentiero


Sito web: www.sentieromatilde.it
Sulla vita di Matilde di Canossa

Ufficio Informazioni Turistiche di Reggio Emilia
Tel. +39 0522 451152
iat@municipio.re.it

Ufficio Informazioni Turistiche di Canossa
Tel. 336 2287340
uit.terrematildiche@gmail.com

Ufficio Informazioni Turistiche di Castelnovo ne' Monti
Tel. +39 0522 810430
iat@appenninoreggiano.re.it

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