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lunedì 16 febbraio 2015

"LA COLOMBA E I LEONI - LA TERRA DEL TRAMONTO" LIBRO DI MARIA CRISTINA CAVALIERE

Si è svolta venerdì 16 gennaio presso l'Enoteca Letteraria Archeologica e Barocca di via delle Quattro Fontane a Roma, la presentazione del libro di Maria Cristina Cavaliere intitolato "La Colomba e i Leoni - La Terra del Tramonto". Ha moderato la discussione Emiliano Amici di Sguardo Sul Medioevo. La serata è stata molto piacevole anche perchè il testo di Maria Cristina Cavaliere è estremamente attuale; abbiamo fatto un rapido accenno ai templari e al contesto storico e culturale in cui il testo è ambientato.

Quarta di copertina

Nell’anno di Nostro Signore 1095, corrispondente all’anno dell’Egira 488, e dopo l’appello di papa Urbano II, gli eserciti dei principi cristiani si preparano a fluire da ogni parte d’Europa per mettere a ferro e fuoco il Vicino Oriente in nome della fede. Le esistenze di diversi personaggi, nemici per razza e religione, sono così destinate a intrecciarsi in maniera indissolubile. Un vecchio medico e seguace sufi parte dai pressi di Damasco per recarsi nella “terra dove il sole tramonta”, il lontano Marocco, e iniziarvi una missione singolarissima. Il cavaliere fiammingo Geoffroy de Saint-Omer è costretto ad abbandonare tra i normanni di Sicilia il suo unico, adorato figlio. Un irrequieto principe e cacciatore di leoni chiede allo zio, sovrano dell’impero musulmano almoravide, una nave per assaltare e saccheggiare le coste dei cristiani nel Mediterraneo. Passato, presente e futuro di popoli e individui scorrono in un unicum inscindibile, sotto lo sguardo sofferente di un giovane schiavo con una maschera d’oro sul volto. Pur tormentato dalle visioni, anch’egli si prepara ad affrontare il suo orgoglioso Amir. Sarà uno scontro dove combatteranno fra loro l’ultima, la più dolorosa delle battaglie; e dove sarà rivelato il più terribile dei segreti.



Estratto dal romanzo – Dopo la presa di Gerusalemme avvenuta nel 15 luglio 1099 da parte degli eserciti crociati, i musulmani cercano di riorganizzarsi. Tra loro, è il principe maghrebino Ghassan ibn Rashid. Sulla piana di Ascalona, all’alba l’accampamento musulmano è colto di sorpresa da un attacco improvviso.


La terra del tramonto. La colomba e i leoni. Vol. 1D’un tratto, dalla nuvola di polvere grigiastra da cui erano emersi gli arcieri, dissoltisi nel frattempo, cominciarono a provenire sordi grugniti d’animali e, prima che il giovane potesse rendersi conto di quel che accadeva, una nuova compagine, stavolta armata di corna e zoccoli, ne emerse come una valanga. Mandrie di cavalli, bovini, greggi di pecore e capre, in un concerto assordante di muggiti, grugniti, belati, in uno scalpitio infernale di zoccoli, si precipitarono a testa bassa contro i musulmani. Il giovane guerriero comprese al volo l’astuzia dei cristiani, che avevano liberato contro di loro il frutto di razzie precedenti: mandrie di cui avevano massacrato, o preso prigionieri, i pastori. Ghassan si vide sfilare ai lati tori e capre, che galoppavano come impazziti, e prese a mulinare la spada a destra e a sinistra per allontanare i capi più grossi e possenti, quelli che minacciavano di infilzare con le corna la pancia del suo cavallo, per rovesciarlo e calpestarlo insieme con lui. Aveva, nondimeno, l’occhio fisso su quella nuvola torbida e opaca, come in attesa d’una rivelazione: l’esercito nemico era ormai vicinissimo e l’impatto imminente. Il destriero scartò di lato, e il giovane lo trattenne, stringendo la briglia al petto, mentre, all’intorno, i compagni ancora erano intenti a schivare la mandria impazzita. Molti erano già appiedati, e si stringevano tra loro, spalla a spalla, a reggere l’urto di quella furia, i piedi invischiati nell’impasto di polvere mista a sangue degli animali caduti, le spade levate a compierne scempio. Furono quindi i suoi occhi a scorgere per primi l’esercito invasore. Lo vide emergere come da una visione, indistinto nella nuvola di polvere e calore, le armature opache, coperte da quel velo impalpabile, mentre a tratti, dagli scudi, bagliori si levavano, accecandolo. Li scorse mentre avanzavano compatti, i fanti innanzi a tutti, la cavalleria ai lati; e, in lontananza, due ali si disegnavano indistinte, rivelate solo da fiochi baluginii. Levò la mano ad allontanare il riverbero, il cavallo che s’impennava, furente. Poi il suo sguardo spazzò la piana e, finalmente, li scorse con chiarezza. Vide lunghe chiome fluenti, barbe dorate, carnagioni color latte o arrossate dal sole; e lo scintillio delle lame, le croci cucite sul petto e sui mantelli. Cavalcavano al seguito di quelle mandrie di animali, da essi stessi liberati, con moto leggero, quasi elegante, come se, a causa di quella nuvola di polvere cinerina, essi non poggiassero gli zoccoli dei cavalli, o dei calzari, sulla terra, ma avanzassero sopra un tappeto invisibile e compatto che li sosteneva a un palmo dal suolo. Sembravano aerei, allegri, come impazienti di partecipare a una danza, e Ghassan intravide i loro occhi chiari, sotto gli elmi, e gli parvero appartenere a creature ultraterrene. Lo sgomento lo attraversò con un lungo brivido… e in quel momento avvenne l’impatto, con il fragore di mille fulmini e tuoni che si abbattono tra le foreste e contro il fianco di una montagna.

BookTrailer



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