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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

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lunedì 20 agosto 2012

CISTERNA TORNA AL MEDIOEVO CON LA "GIOSTRA DEL SARACENO"

Domenica 2 settembre Cisterna farà un balzo nel passato per rivivere una “tipica” giornata medievale. Nell’arco della sua storia bimillenaria, Cisterna è stata più volte contesa e distrutta da invasioni esterne, per poi ogni volta risorgere a nuova vita. Oltre agli eventi dell’ultima guerra, tappa fondamentale nella storia della città dei butteri è stata l’invasione dei terribili saraceni che dalla Sicilia presero d’assalto le coste e l’immediato entroterra pontino radendo al suolo l’antica e florida stazione di Tres Tabernae determinando, più tardi, la nascita dell’attuale Cisterna. La Giostra del Saraceno rievocherà gli allenamenti dei cristiani nel tentativo di contrastare l’invasione dei terribili predoni arabi provenienti dalla Sicilia.L’iniziativa è frutto dell’impegno di Mario Orsini, presidente dell’Associazione Araldica Tres Tabernae, col patrocinio della Regione Lazio, Provincia di Latina, Camera di Commercio di Latina, Comune di Cisterna di Latina, Pro Loco Cisterna e sponsor privati.Balestrieri, fanti, scudieri, dame, musicanti, sbandieratori, cavalli bardati e tante scene di “quotidiano medioevo” animeranno il centro urbano di Cisterna nella giornata di domenica 2 settembre con un prologo nella serata del prossimo 26 agosto quando un colpo di mortaio annuncerà l’inizio delle prove con l’esibizione degli sbandieratori di Cori e gli arcieri si iscriveranno alla giostra per il sorteggio nell’ordine di gara. Quello di Cisterna, infatti, sarà un appuntamento con lo spettacolo, il costume, la storia, le tradizioni ma anche con lo sport. Sarà inoltre una delle poche giostre con il simulacro di Aladino “mobile”. Questo scorrerà su un binario e gli arcieri, distinti per contrade, dovranno centrarlo totalizzando il massimo punteggio. In palio l’ambita freccia d’oro.

domenica 19 agosto 2012

SENTIERI MEDITERRANEI

Un viaggio nel medioevo tra antichi costumi, dame, cortigiani e archibugieri. Appuntamento per domani con l’evento di presentazione del Festival internazionale di Musica Etnica “Sentieri Mediterranei”. Sarà il corteo storico mediavele ad avviare i festeggiamenti nell’ambito dell’ampio programma di festeggiamenti relativi alla quattordicesima edizione del festival Internazionale di Musica Etnica “Sentieri Mediterranei”. Alle 10.30 si aprirà la manifestazione presso il Palazzo Abbaziale del Loreto a Mercogliano dove si terrà una sfilata in costumi d’epoca nell’accogliente chiostro abbaziale. Nel pomeriggio il corteo farà tappa a Summonte. La partenza è fissata per le 18.30 dalla sede municipale in piazza De Vito. I cento fuguranti attraverseranno le vie del centro storico, percorreranno via Borgonuovo, arriveranno presso l’arco San Nicola e si incammineranno lungo la torre angioina. Trombettieri, archibugi e Signori animeranno il piccolo paesino ai piedi del Partenio. 
Alle 19.30 il corteo arriverà al Complesso Castellare della Torre Angioina dove, nella sala del museo civico regionale di Summonte dove avverrà la consegna della pergamena del  1201, menzionata nel Codice Virginiano, conservata presso la Biblioteca Statale di Montevergine. Il manoscritto sarà consegnato dall’Abate di Montevergine, Padre Beda Paluzzi, al primo cittadino di Summonte, Pasquale Giuditta. 
La pergamena racchiude quelli che sono gli antichi legami tra la famiglia Malerba, feudatari di Summonte, e il  Santuario di Montevergine. Dopo questo momento storico di estrema importanza per le due comunità, alla quale prenderà parte anche il Responsabile culturale dell’evento, Padre Andrea Davide Cardin, Direttore della Biblioteca Statale di Montevergine, seguirà uno spettacolo musicale classico-napoletano che vedrà l’esibizione dei Nuje Simme d’o sud. 

BIENNIO TUFFO NEL MEDIOEVO

Si avvia quest'oggi la 22esima edizione della Mostra mercato di Bienno, che fino al 26 agosto porterà all'interno del suo borgo, uno tra i più belli d'Italia, artisti e artigiani intenti a mostrare le proprie capacità, musicisti e ballerini che intratterranno il pubblico, osti e cuochi che serviranno prelibatezze. Negli anni, gli avventori che premiano la manifestazione con la loro presenza sono arrivati a quasi 150mila, a dimostrazione di una formula che piacealla gente. Si parte oggi, quindi, in grande stile, con una cerimonia di inaugurazione alle 18 nella Chiesa di Santa Maria Annunciata. Nella vernice della mostra si parla di tempi moderni, con Federico Acuto, docente al Politecnico di Milano, e la professoressa Maria Luisa Ardizzone, docente di letteratura italiana alla New York University, che renderanno omaggio alla Ghitti. La Mostra ha riservato due spazi alla scultrice: un'installazione fotografica e l'esposizione di alcune sue opere. Sarà presente al taglio del nastro anche una delegazione di Saint Paul de Vence, mentre una decina di artisti provenzali esporrà a palazzo Simoni Fè, ricreando a Bienno il tipico «Borgo degli artisti» francese. Tra gli eventi di maggiore impatto, vale la pena di citare le ballerine sul palazzo Simoni Fé, i trampolieri, l'Incanto Armonico con le sue musiche e l'esibizione del camuno Boris Savoldelli. Tra le novità, c'è poi la sfilata in abiti d'epoca dei ragazzi del paese; e poi ancora corsi, stage, laboratori, visite guidate, concorso fotografico e installazioni artistiche, possibilità di visitare i musei. Da non perdere lo scultore del fil di ferro, che crea installazioni a grandezza naturale. La mostra, organizzata da Bienno Eventi, è aperta nei feriali dalle 17, nei festivi dalle 10 e il 25 agosto dalle 14 sempre sino a mezzanotte. È disponibile un bus navetta con partenza dalla zona industriale di Berzo Inferiore. Il programma è su

giovedì 16 agosto 2012

IL CAPITANO DEL POPOLO

Il Capitano del Popolo fu una figura politica dell'amministrazione locale in uso in Italia nel medioevo, istituita essenzialmente per bilanciare il potere e l'autorità delle famiglie nobili. Il "Popolo" era il nascente ceto medio dei populares escluso inizialmente dall'attività politica che era ad esclusivo appannaggio dei potentes, gli aristocratici di stampo feudale. Con l'apogeo delle città si era venuto a creare ceti di "gente nova" (per citare la stessa espressione usata da Dante Alighieri), che erano composti dai signori del contado inurbati in città, arricchiti dalla richiesta di derrate alimentari causata dalla crescita demografica, dai banchieri, dai mercanti, dai professionisti di arti liberali (giuristi e medici), dagli artigiani e, nelle città di mare, dagli armatori che si erano arricchiti con i commerci con gli stati crociati.
A partire dall'inizio del XIII secolo i populares riuscirono a entrare gradualmente nella vita politica di molte città italiane, tramite l'istituzione di assemblee del "Popolo" che eleggevano un Capitano del Popolo che andava ad affiancare il podestà, espressione della classe aristocratica. Il Capitano del Popolo, esercitava il suo controllo sul Podestà mentre rimanevano autonomi due consigli a cui partecipavano i rappresentanti delle Arti e dei Mestieri e i Gonfalonieri, capi di compagnie militari legate alle varie parrocchie. In pratica la figura del Capitano del Popolo doveva bilanciare politicamente la forza delle famiglie nobili rappresentando il ceto borghese dell'epoca. A Bologna si ebbe un Comune del Popolo e un Capitano del Popolo già a partire dal 1228. Nell'esperienza di Firenze, nel 1250, per liberarsi dal dominio di Federico II i fiorentini cercarono di darsi un proprio ordinamento politico istituendo un governo del Popolo Vecchio (o Primo Popolo) di cui il Capitano del Popolo era una delle massime magistrature assieme al consiglio degli Anziani e partecipava quindi alla vita politica della città. Nella Compagna Comunis da cui doveva nascere la Repubblica di Genova, il ruolo del Capitano del Popolo - che avrebbe prodotto figure di rilievo storico come quella di Guglielmo Embriaco - ebbe ugualmente fondamentale importanza. Mantova ebbe con Luigi Gonzaga il suo primo capitano del popolo che, con l'uccisione di Rinaldo Bonacolsi, diede inizio alla signoria dei Gonzaga, durata sino al 1708.

Fonte: Wikipedia

IL PODESTA'

Verona, Palazzo Cangrande (Palazzo del Podestà)
Autore: Pentti Helenius(PenttiH)
Il podestà era il titolare della più alta carica civile nel governo delle città dell'Italia centro-settentrionale durante il Medioevo. Nei secoli successivi e fino al 1918 il termine fu impiegato per designare il capo dell'amministrazione comunale, in particolare nei territori di lingua italiana soggetti al dominio dell'Impero austro-ungarico; il titolo fu ripreso durante il regime fascista con lo stesso significato. In Svizzera, il termine podestà indica a tutt'oggi il capo dell'amministrazione comunale nei comuni italofoni del Canton Grigioni, diversamente dai comuni del Canton Ticino dove è denominato sindaco. Il termine deriva dal latino potestas, col significato di autorità, potere, sovranità. La carica di podestà, la sua durata, nonché la residenza e il territorio di giurisdizione erano chiamati podesteria, in particolare durante il Medioevo e nei secoli successivi, più raramente durante il regime fascista.  La figura politica del podestà fu sostituita a quella del consiglio dei consoli che governava i Comuni medievali a partire dalla fine del XII secolo.

mercoledì 15 agosto 2012

LA VIA FRANCIGENA

Da francigena.com
La Via Francigena, anticamente chiamata Via Francesca o Romea e detta talvolta anche Franchigena, è parte di un fascio di vie, dette anche vie Romee, che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell'epoca medievale: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. I primi documenti d'archivio che citano l'esistenza della Via Francigena risalgono al XIII sec. e si riferiscono a un tratto di strada nel territorio di Troia in provincia di Foggia. Il percorso di un pellegrinaggio che il vescovo Sigerico, nel X secolo, fece da Canterbury per giungere a Roma rappresenta una delle testimonianze più significative di questa rete di vie di comunicazione europea in epoca medioevale, ma non esaurisce le molteplici alternative che giunsero a definire una fitta ragnatela di collegamenti che il pellegrino percorreva a seconda della stagione, della situazione politica dei territori attraversati, delle credenze religiose legate alle reliquie dei santi.  Il pellegrinaggio a Roma, in visita alla tomba dell'apostolo Pietro era nel medioevo una delle tre peregrinationes maiores insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela. Per questo l'Italia era percorsa continuamente da pellegrini di ogni parte d'Europa. Molti si fermavano a Roma, gli altri scendevano lungo la penisola fino al porto di Brindisi e da lì si imbarcavano per la Terra Santa. Una tappa importante prima di giungere a Brindisi era il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, sul Gargano, in provincia di Foggia. Nella maggior parte dei casi i pellegrini seguivano le Strade consolari romane. I pellegrini provenienti soprattutto dalla terra dei Franchi in età post carolingia cominciarono a valicare le Alpi ed entrare in Italia. Con l'itinerario primitivo si entrava in territorio italico attraverso il Colle del Moncenisio (talvolta transitando anche dal Colle del Monginevro), dando così alla strada il nome di Francigena, cioè proveniente dalla Terra dei Franchi. La via prese quindi a far parte di quella vasta rete di strade e percorsi che segnava l'Europa di pellegrinaggio e che univa tutti i maggiori luoghi di spiritualità del tempo.
La presenza di questi percorsi, con la grande quantità di persone provenienti da culture anche molto diverse tra loro, ha permesso un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture e linguaggi dell'Occidente Cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati. Un passaggio continuo che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa moderna; è nota la frase del poeta Goethe secondo cui la coscienza d'Europa è nata sulle vie di pellegrinaggio. A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa" assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale. Oltre a Sigerico Un'altra testimonianza di pellegrinaggio sulla Via Francigena è quella risalente al XII secolo dell'abate islandese Nikulás da Munkaþverá. Di questo autore si sa ben poco ed anche il nome è incerto: Nikulás Bergsson o Bergþórsson. Era un monaco benedettino, nel 1154 ritornò in Islanda da un pellegrinaggio in Terra Santa e nel 1155 fu consacrato abate del monastero di Munkaþverá (circa 15 km a sud di Akureyri), fondato in quell’anno dal vescovo Björn Gilsson della Diocesi di Hólar. Qui egli rimase fino alla morte, avvenuta intorno agli anni 1159-60. Il resoconto del suo pellegrinaggio dall'Islanda in Terra Santa è contenuto nel Leiðarvísir (Itinerarium). Il viaggio si colloca cronologicamente tra il 1152 ed il 1153, mentre la scrittura dell'itinerarium avvenne fra il 1154, anno del rientro in Islanda, ed il 1160, anno indicato dalle fonti come quello della sua morte. Il viaggio inizia dall’Islanda, attraversa un tratto di mare verso la Norvegia fino alle coste della Danimarca; passa quindi in Germania occidentale (contrariamente a Sigerico che attraversa la Francia) e, risalendo il corso superiore del Reno, passa per la Svizzera e l'Italia. La parte italiana non differisce sensibilmente da quella di Sigerico nella parte toscana verso Roma, ma poi prosegue sull'Appia Traiana per l'imbarco dai porti pugliesi. Dopo l'Italia, infatti, inizia un nuovo percorso marittimo che, toccando in più punti coste ed isole della penisola balcanica e della Grecia, conduce fino all’Asia minore in Turchia e poi a Gerusalemme. Vengono fornite dettagliate descrizioni di strade, luoghi, chiese e monumenti di interesse religioso - e non solo - attraversate dai viaggiatori e pellegrini scandinavi che si recavano in Terra Santa. Si legge che ad Utrecht "gli uomini prendono il bordone e la bisaccia e la benedizione per il pellegrinaggio a Roma". Sono menzionate, tra le altre, le città di Magonza, Strasburgo, Basilea, Solothurn e a Vevey (sul lago Lemano) incontra franchi, fiamminghi, inglesi, tedeschi e scandinavi diretti a Roma.  La Francigena non era propriamente una via ma piuttosto un fascio di vie, un sistema viario con molte alternative.
Il tratto da Canterbury a Roma si sviluppa su di un percorso di 1.600 chilometri che parte da Canterbury, e arriva a Dover per attraversare la Manica; da Calais, passando per Reims, Besançon e Losanna si arriva alle Alpi che vengono passate al colle del Gran San Bernardo. Dalla Valle d'Aosta si scende a Ivrea, quindi Vercelli, Pavia e si attraversano gli Appennini tra le province di Piacenza e Parma passando per Ducato di Montebello, Segalara, Fornovo di Taro e poi Berceto. Da Pontremoli si prosegue per Lucca, Porcari, Altopascio, Galleno, Ponte a Cappiano, Fucecchio, San Gimignano o Poggibonsi, Siena, Viterbo per terminare a Roma. Delle settantanove località attraversate da Sigerico nell'itinerario originale, si segnalano: Canterbury, Calais, Bruay, Arras, Reims, Châlons-sur-Marne, Bar-sur-Aube, Besançon, Pontarlier, Losanna, Gran San Bernardo, Aosta, Ivrea, Santhià, Vercelli, Tromello, Pavia, Piacenza, Fiorenzuola d'Arda, Fidenza, (deviazione per Parma), Fornovo di Taro, Pontremoli, Aulla, Luni, Camaiore, Lucca, Porcari, Altopascio, Fucecchio, San Genesio, San Gimignano, Siena, San Quirico d'Orcia, Bolsena, Viterbo, Sutri, Roma. Sigerico impiegò 79 giorni a percorrere, perlopiù a piedi, tutti i 1.600 chilometri del tragitto. La percorrenza media di viaggio fu quindi di 20 km circa al giorno. L'Arcivescovo di Canterbury Sigerico attraversò il Po a Calendasco (PC) nell'anno 990 d.C. durante il ritorno del suo viaggio a Roma per ricevere l'investitura dal Papa. Ma ancor più notevole è che qui c'era l'antico porto romano di Piacenza (le memorie storiche ricordano un emporium, cosa alquanto logica presso un porto ove giungevano merci). La Via Francigena è segnalata in carte del 1140, 1187, 1056, ove ritroviamo citata la "strata romea" passante "in eodem loco Kalendasco". Al porto di Calendasco le imbarcazioni dovevano pagare una gabella per l'attracco o per il solo transito in direzione di Venezia o Pavia: la località è Soprarivo (Super rivum) oggi attrezzata di un piccolo porto a servizio di pellegrini e turisti, riconosciuto come Transitus Padi ufficiale, fin dal 1994 dal Consiglio d'Europa e dal 2009 anche da due Ministeri italiani. Un accordo tra i piacentini ed i ferraresi stipulato a Ferrara il 5 novembre 1181 riporta: 

«[...] et Ferrariensis debe esse salvus et custoditus in persona et in habere in Placentia et in districtu Placentie, et non debet dare aliquam dationem in Placentia vel in districtu Placentie, nisi duos solidos de fune navis et unam libram piperis super rivum et unam aliam libram piperis ad roncarolum de sterio [...]».

Liutprando mantenne i privilegi al porto di questo luogo con un documento del 715 e Carlo Magno li ribadì per tre importanti motivi quali l'importanza della strada romana consolare Placentia-Ticinum, il porto fluviale con la riscossione della gabella e la presenza del castello e del recetto con funzione di avamposti prossimi alla città. Si ipotizza che Sigerico giunga da Piacenza seguendo la strata romea, presso il porto del Po di Calendasco, ove era l'antico passaggio della Via Francigena, sulla strada romana Placentia - Ticinum (Piacenza-Pavia) attraversa il fiume, così come tanti altri pellegrini, mercanti e viaggiatori medievali. A Calendasco i pellegrini avevano ristoro presso l'antico hospitale francescano. Questo Comune alle porte di Piacenza fa parte della "Associazione Europea delle Vie Francigene" e meritò una ampia citazione con riferimenti ai documenti storici circa il passaggio del Po, nel 'Dossier Scientifico' sulla Via Francigena voluto dal Consiglio d'Europa in vista del Giubileo del 2000. Oggi il comune di Calendasco è in grado di offrire a pellegrini e turisti, il servizio di due attracchi fluviali. Gli ostacoli naturali che i pellegrini ed i viandanti dovevano superare erano il canale della Manica, le Alpi e gli Appennini oltre che il fiume Po. Così come per valicare le Alpi le alternative erano almeno due (il valico del Moncenisio ed il passo del Gran San Bernardo), anche nell'attraversare gli Appennini, i pellegrini si trovavano di fronte a diverse possibilità. Nel tratto di Via Francigena che portava dalla Pianura padana alla Toscana, si registravano diverse varianti di percorso che sfruttavano i vari valichi risalendo la val Trebbia e passando per Bobbio (via degli Abati), oppure la val di Taro o ancora altre valli minori. Dalla val di Taro una deviazione per la Lunigiana e la Garfagnana permetteva di raggiungere direttamente Lucca evitando il passaggio costiero sulla via Aurelia, variante considerata più sicura nei momenti di crisi o guerre, poiché si snodava lungo strade secondarie meno esposte e sorvegliate da una fitta rete di castelli e monasteri. Attualmente il tratto della variante Francigena di Garfagnana è percorribile su antichi sentieri e mulattiere, con numerosi ponti medioevali per l'attraversamento del fiume Serchio e dei suoi affluenti. Anche se non ancora segnalato e non attrezzato con una rete di strutture dedicate per l'accoglienza ai pellegrini (in conventi, parrocchie ecc.) questo percorso attraversa un territorio dove l'ospitalità diffusa è garantita da una fitta rete di agriturismi, B&B, botteghe di paese, piccoli bar e ristoranti, tutto ciò rende il percorso sufficientemente attrezzato per un gradevole transito di pellegrini o trekkers. Il CAI Garfagnana può essere contattato per avere mappe del percorso, consigli o descrizioni delle possibili tappe e dei diversi itinerari. Studi recenti hanno messo in evidenza la via Francesca della Sambuca, variante che seguiva il corso del Reno fino a Porretta Terme e andava a Pistoia passando dall'antico castello di Sambuca Pistoiese e dal Passo della Collina. Un'altra variante appenninica a volte utilizzata era, almeno per alcuni tratti, la via Bolognese (fra Bologna e la Toscana). Una variante alpina della via Francigena attraversa le Alpi al valico del Moncenisio, e passa per l'abbazia di Novalesa, proseguendo per la Sacra di San Michele (monumento simbolo del Piemonte) ed infine per l'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso per poi raggiungere Torino e ricollegarsi con il tragitto principale all'altezza di Vercelli, oppure costeggiare il Po lungo l'antico Itinerarium Burdigalense fino a Pavia. Più a sud, dopo la morte di San Francesco e la sua elevazione agli altari, molti pellegrini deviavano dall'antico percorso per visitare Assisi. In sintesi si sono rinvenute una serie notevole di varianti alternative lungo la penisola, che più o meno collegate (attraverso i così detti "diverticoli") alla Via Francigena, collegavano il nord e sud Europa prendendo anch'esse anticamente il nome di Vie romee o Francesche. Negli anni Novanta del secolo XIX è nata, per ragioni turistiche più che storiche, la denominazione Via Sacra Langobardorum (in italiano: via Sacra dei Longobardi) per indicare il percorso di pellegrinaggio che partiva da Mont Saint-Michel in Francia e giungeva al Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia, percorso che è lo stesso della Via Francesca.
Un'errata campagna di informazione turistico-culturale ha comportato che nell'immaginario collettivo si creasse l'idea che questa sia una via di pellegrinaggio staccata dalla Via Francesca mentre in verità ne è una parte. Non esiste alcuna documentazione storica che cita il nome di Via Sacra Langobardorum, dizione divenuta tuttavia ormai comune per indicare l'itinerario geoculturale compreso tra Mont Saint-Michel e San Michele del Gargano. Dopo la riscoperta, avvenuta negli anni settanta, del Cammino di Santiago, ci si rese conto che anche in Italia esisteva un simile percorso di pellegrinaggio, la via Francigena. Come era successo per il cammino spagnolo, anche il percorso della Francigena giaceva in parte sotto l'asfalto delle autostrade e delle statali che, col tempo, avevano ricalcato il tracciato di quelle che già erano state le strade principali del medioevo e dell'età romana. L'interesse, dapprima limitato agli studiosi, poi estesosi a molti che, dopo aver percorso il Cammino di Santiago, desideravano arrivare a Roma a piedi e poi a Gerusalemme, ha fatto nascere una rete di amanti della Francigena che, con vernice e pennello, hanno cominciato a segnare sentieri e percorsi. Dove possibile si è cercato di recuperare il tracciato originario, ma a volte si è scelto di deviare dal percorso storico in favore di sentieri e strade meno trafficate. Constatando il sempre maggiore interesse per il Cammino di Santiago, è oggi chiaro che anche la Francigena è un tesoro dal punto di vista turistico, e se questo ha portato le amministrazioni pubbliche a prendere coscienza dell'importanza del fenomeno ha anche portato alcuni ad approfittarsi, ad esempio deviando il percorso pur di farlo passare nei pressi di quel bar o di quell'altro ristorante. Tra le regioni italiane la regione Lazio è stata molto attiva negli ultimi due anni, infatti ha investito sulla Francigena in termini di risorse e di promozione turistica, riattivando una serie di percorsi che hanno come fulcro Roma. In particolare il tratto a nord proveniente dalla Toscana e quello a sud da e verso la Terra Santa sulla direttrice Prenestina che attraversa Palestrina, entra nella Valle del Sacco e dopo Anagni si ricongiunge alla Latina per dirigersi a Benevento, dove incontra l'altra direttrice l'Appia, per molti secoli, dopo la caduta dell'Impero Romano, ridotta a via di carattere soprattutto commerciale per la presenza delle paludi pontine. È inoltre cresciuta la necessita di avere strutture idonee per l'accoglienza dei pellegrini lungo l'interno tracciato. In tale senso molte parrocchie ed istituzioni religiose ospitano i pellegrini muniti di credenziale diretti verso Roma. In anni recenti la Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia gestisce diverse strutture di accoglienza sulla via Francigena, una in Toscana a Radicofani: lo Spedale di San Pietro e Giacomo, e una a Roma: lo Spedale della Provvidenza di San Giacomo e di San Benedetto Labre. Quest'ultimo si trova a Testaccio, nel centro storico di Roma, a metà strada tra la Basilica di San Pietro e quella di San Paolo. Grazie alla collaborazione tra la Confraternita di San Jacopo di Compostella e le Figlie della Divina Provvidenza, è nata quindi la possibilità di dare alloggio a coloro che, dotati di credenziale, giungono a Roma secondo i canoni del vero pellegrinaggio. Importante è un certo interesse mediatico, come ad esempio una serie radiofonica di Rai Radio Tre dedicata alla Francigena, documentari, e la pubblicazione di alcune guide sta avvicinando un numero di persone sempre crescente che, per motivi religiosi o meno, percorre zaino in spalla l'antico percorso. Si tratta di un progetto ambizioso, che richiede tempo, forse meno di quello che c'è voluto per l'affermazione del Cammino di Santiago (circa 20 anni), ma molte amministrazioni comunali scommettono sul recupero della Francigena a piedi in Italia, anche se ancora non è decollato. I presupposti ci sono tutti e le istituzioni stanno lavorando in accordo con il Ministero dei Beni Culturali per mettere a sistema l'enorme patrimonio diffuso sula penisola, le tradizioni e le feste popolari, l'enogastronomia. Il lavoro è lungo, infatti oltre alla messa in sicurezza del tracciato, bisognerà affrontare il problema del reperimento, lungo il percorso, di strutture ricettive a buon prezzo dislocate a distanze regolari tra le tappe, così come sarà necessario stipulare accordi e convenzioni per i servizi e l'assistenza, che passa prima di tutto attraverso l'informazione delle popolazioni dei territori attraversati che saranno i principali attori di questa opportunità di sviluppo e d'incontro tra i popoli.

Fonte: Wikipedia



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