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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

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domenica 25 settembre 2011

I CARMINA BURANA

I Carmina Burana sono testi poetici contenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis o Codex Buranus, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l'antica Bura Sancti Benedicti fondata attorno al 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera) e attualmente custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera.Il termine Carmina Burana è stato introdotto dallo studioso Johann Andreas Schmeller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto. Tale codice comprende 315 componimenti poetici su 112 fogli di pergamena decorati con 8 miniature. Sembra che tutte le liriche dovessero essere destinate al canto, ma gli amanuensi autori di questo manoscritto non riportarono la musica di tutti i carmi, cosicché possiamo ricostruire l'andamento melodico solo di 47 di essi. Il codice è suddiviso in



  • Carmina moralia (CB:1-55), argomento satirico e morale;
  • Carmina veris et amoris (CB:56-186), argomento amoroso;
  • Carmina lusorum et potatorum (CB:187-228), canti bacchici e conviviali;
  • Carmina divina, argomento moralistico sacrale (CB: 227 e 228) (questa parte fu probabilmente aggiunta all'inizio del secolo XIV).

I testi (tutti in latino eccetto 47, scritti in alto tedesco) hanno argomento evidentemente molto diverso tra loro, e dimostrano la poliedricità della produzione goliardica. Se da un lato troviamo i ben noti inni bacchici, le canzoni d'amore ad alto contenuto erotico e le parodie blasfeme della liturgia, dall'altro emergono un moralistico rifiuto della ricchezza e la sferzante condanna della curia romana, nella quale molti membri erano sempre e solo dediti alla ricerca del potere. Queste parole dimostrano chiaramente come gli autori di questi versi (i cosiddetti clerici vagantes) non fossero unicamente dediti al vizio, ma che si inserissero anche loro in quella corrente contraria alla mondanizzazione degli uomini di Chiesa. Tuttavia non sono contro la Chiesa come istituzione divina, anzi, il concetto è dato per scontato in ogni canto. Nessun canto attacca la Chiesa cattolica ma solo i suoi membri corrotti. D'altra parte la varietà di contenuti di questo manoscritto è anche indiscutibilmente ascrivibile al fatto che i vari carmina hanno autori differenti, ognuno con un proprio carattere, proprie inclinazioni e probabilmente propria ideologia, non trattandosi di un "movimento letterario" compatto ed omogeneo nel senso moderno del termine. I testi originali sono inframmezzati da notazioni morali e didattiche, come si usava nel primo Medioevo, e la varietà degli argomenti (specialmente religioso e amoroso ma anche profano e licenzioso) e delle lingue adottate, riassume le vicende degli autori, i clerici vagantes altrimenti detti goliardi (dal nome del mitico vescovo Golia) che usavano spostarsi tra le varie nascenti università europee, assimilandone lo spirito più concreto e terreno. Molti dei canti dei Carmina Burana sono scritti in "campo aperto", ovvero con neumi senza pentagramma, per cui se la melodia è riconducibile al canto gregoriano il problema è quello armonico e ritmico, in quanto manca qualunque indicazione. Per quanto un'interpretazione certa ed oggettiva sia oggi molto difficile e varie soluzioni possano essere valide, tra i pochi tentativi di una corretta interpretazione filologico-musicale si possono citare lo studio e le incisioni realizzate dal Clemencic Consort, da I Madrigalisti di Genova e dallo Studio der Frühen Musik - Early Music Quartet di Thomas Binkley registrato nel 1964 (Teldec).

Si vedano i testi originali di Carl Orff: http://it.wikisource.org/wiki/la:Carmina_Burana



Fonte: Wikipedia


LA LETTERA DI CAMBIO: UNA INVENZIONE TEMPLARE

Quello della lettera di cambio fu un metodo che permise di far accumulare all'Ordine dei Templari ingenti ricchezze data anche la comodità del servizio offerto. Quando ci si addentrava in viaggi lunghi come i pellegrinaggi, era facile imbattersi in manipoli di briganti che derubavano i poveri malcapitati. Per ovviare a questo, i Templari inventarono il "buono di deposito": prima di partire, un pellegrino consegnava ai Templari una somma, il Tesoriere gli consegnava una lettera sulla quale vi era scritto esattamente l'importo depositato. Questa lettera, che era scritta a mano ed autenticata con un sigillo, fu chiamata "lettera di cambio. In questo modo il pellegrino poteva viaggiare senza soldi addosso e quindi in sicurezza. Arrivato a destinazione, si recava dai Templari del posto con la lettera e in questo modo riceveva indietro tutti i suoi soldi in moneta locale. Naturalmente per il servizio offerto vi era una sovratassa che contribuì ad alimentare le ricchezze dell'Ordine. 


venerdì 23 settembre 2011

SILVESTRO I: IL PAPA CHE CONSACRO' COSTANTINO

Silvestro I (... – Roma, 31 dicembre 335) fu il trentatreesimo Papa: succedette a Milziade nel 314 e regnò fino alla morte. Silvestro, la cui data di nascita è ignota, secondo il Liber pontificalis, era figlio di un certo Rufino, romano, mentre, secondo il leggendario Vita beati Sylvestri, o Actus Silvestri, di una certa Giusta. Dopo la morte di papa Milziade, Silvestro fu consacrato vescovo di Roma e quindi Papa; occupò tale posizione per ventun'anni, nell'epoca di passaggio tra le ultime persecuzioni e l'era di pace inaugurata da Costantino, l'era in cui la posizione pubblica della Chiesa affrontò un cambiamento epocale: il passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana. Il papa, comunque, prese parte ai negoziati sull'Arianesimo e sul Concilio di Nicea (325). L'espressione omooúsion fu, probabilmente, concordata tra lui e Costantino prima del concilio. Il pontefice inviò i suoi legati al primo concilio ecumenico, ma ancora non è certo se Costantino avesse concordato in anticipo con Silvestro la convocazione del concilio, né se, oltre alle firme dei suoi legati in calce ai documenti conciliari, ci fosse una espressa conferma papale alle deliberazioni. Silvestro promosse anche la costruzione delle grandi basiliche costantiniane di Roma.

LIBER PONTIFICALIS

Dal IV secolo in poi i compilatori sembrano muoversi su basi più sicure, anche se sono ancora presenti ovvie discrepanze ed errori. L'esame testuale suggerisce che ci furono due versioni iniziali, precedenti al sacco di Roma del 546, dopo il quale il Liber Pontificalis restò intoccato. A partire dall'inizio del VII secolo (all'incirca all'epoca del pontificato di Onorio I) le voci sono contemporanee, aggiunte poco dopo la morte di ogni papa, e anche se riflettono gli orientamenti dell'autore, sono quantomeno ragionevolmente accurate. Poiché il Liber Pontificalis venne redatto da ufficiali inferiori della corte papale, sono state setacciate le fonti degli autori alla ricerca di segni di pregiudizio, soppressione e falsificazione. Ne sono state trovate, senza però che il materiale sia stato invalidato come fonte storica per la biografia dei pontefici.

IL BESTIARIO

Nel medioevo erano una categoria di libri che raccoglievano brevi descrizioni di animali (reali ed immaginari) accompagnate da spiegazioni dotati di morale e ricchi riferimenti tratti dalle Sacre Scritture. Altre raccolte, sono riscontrabili i lapidari (che raccoglievano le proprietà delle rocce e dei minerali) e gli erbari (spesso di carattere medico, descrivevano le virtù delle piante).  L'origine è da ricercarsi nell'opera greca "Physiologus" (il fisiologo, lo studioso della natura) che proponeva l'interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa (quindi, il leone, re degli animali, è associato a Cristo). Il testo fu tradotto anche in latino e nel corso della storia si è arricchito di dettagli ed immagini sviluppandosi nei bestiari veri e propri. Altre fonti sono invece da ricercare in autori latini tra cui Plinio il vecchio, Solino, Sant' Ambrogio. Benché normalmente incluse nel testo dei bestiari le sezioni sugli uccelli possono, in qualche caso, essere estrapolate e conservate in manoscritti i cui testi sono detti aviarii. I bestiari si diffusero soprattutto tra Francia e Inghilterra nel XIII-XIV secolo anche se non mancano testimonianze posteriori tuttavia molto inferiori dal punto di vista della realizzazione artistica.

HABEMUS PAPAM

Per "Habemus Papam" (abbiamo il papa) si intende l'annuncio che il cardinale protodiacono, il primo dei cardinali dell'ordine dei diaconi, dà al popolo quando viene eletto il nuovo pontefice, subito dopo aver accettato e subito dopo essersi vestito nella "Sala del Pianto". L'annuncio viene pronunciato dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano. All'annuncio segue la presentazione del nuovo papa.

« Annuntio vobis gaudium magnum:
Habemus Papam!
Eminentissimum ac reverendissimum Dominum
Dominum (nome dell'eletto in accusativo latino),
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem (cognome dell'eletto non tradotto in latino),
Qui sibi nomen imposuit (nome pontificale in genitivo latino, seguito dall'aggettivo numerale ordinale

Che tradotto in italiano suona: 

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