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sabato 12 marzo 2016

LA PASTORALE DI GREGORIO MAGNO


La difficoltà che le gerarchie ecclesiastiche incontrarono nell’affrontare, in età tardoantica e altomedievale, il tema della diffusione di forme ibride di religiosità, determinarono l’accettazione, da parte loro, di forme di compromesso. Spesso, infatti, ci si limitò a “battezzare” i luoghi legati ai culti pagani, come alberi, fonti o pietre, con benedizioni mirate a ricondurne la sacralità nell’alveo del culto cristiano. Quanto detto viene testimoniato, ad esempio, dalla Lettera a Mellito di Gregorio Magno, scritta nell’estate dell’anno 601, in cui l’autore si raccomanda, con le gerarchie presenti nel territorio anglosassone, di procedere in questo modo. 

Gregorio suggerisce, infatti, di non distruggere i templi degli Angli, ma di costruire al loro interno altari cristiani, corredandoli di reliquie, e benedicendoli con l’aspersione di acqua benedetta. Il fine di questa pratica è, per l’autore, quello di fare in modo che la popolazione possa continuare a espletare i riti nel tempio tradizionale, ma, nel contempo, allontanando l’animo dal culto di quelli che lui stesso definisce “demoni”. Inoltre, il fedele potrà, in questo modo, continuare a praticare in luoghi familiari, attraverso sacrifici a lui noti, mutando solo l’animo e la divinità a cui dedicarli. Gli animali si sacrificheranno negli stessi luoghi, ma in onore, ora del vero Dio e non più del diavolo.

Nella conclusione, Gregorio Magno fa un’osservazione psicologica molto acuta; egli, infatti sostiene che: “E’ impossibile tagliar via tutto in un sol colpo da menti indurite, poiché anche colui che si sforza d’innalzarsi in alto, sale gradatamente e a piccoli passi, non a salti: così il Signore (…) comandò di immolare animali per offrirli a lui, perché cambiando disposizione interiore, qualcosa perdessero del sacrificio, qualcos’altro ritenessero”. (Registrum epistolarum VIII-XIV, Appendix, II, a c. di Dag Norberg, Turnhout, 1982, XI, 56, pp. 961-962).

Dunque, per ammissione dello stesso Gregorio, i riti in apparenza saranno identici, ma dovrà essere mutato l’animo di chi li compie, tanto quanto i luoghi, che saranno i medesimi, ma consacrati al nuovo culto, tramite la consacrazione di nuovi altari. Tutto ciò, comunque, non deve trarre in inganno: l’accettazione delle forme ibride sarà valida solo per le zone periferiche; quando c’era notizia di culti eterodossi nel circondario di Roma, la raccomandazione era quella di usare la repressione violenta.

Nei Dialoghi (II, VIII, 10-12) Gregorio infatti racconta che a Cassino era presente una rocca, su cui troneggiava un tempio per Apollo, circondato da boschi sacri dedicati ai demoni. “Appena vi giunse, l’uomo di Dio spezzò l’idolo, rovesciò l’altare, tagliò i boschi. Proprio dove si ergeva il tempio di Apollo costruì un oratorio dedicato a S. Martino; e dove era l’ara di Apollo, una cappella in onore di S. Giovanni”. Quindi, in maniera molto acuta, la pastorale suggerita da Gregorio era in grado di trasformare la propria azione a seconda delle esigenze concrete.

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