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martedì 25 ottobre 2011

IL MILIONE

Il Milione è un'opera saggistico-biografica che Rustichello da Pisa, prigioniero a Genova insieme a Marco Polo, scrisse sotto dettatura, forse nel 1298 (e comunque dopo il 1295), per raccontare le avventure del mercante ed esploratore veneziano Marco Polo. Si tratta del libro più universalmente noto della letteratura italiana del XIII secolo. La sua collocazione in un genere è particolarmente ardua: appartiene alla trattatistica storico-geografica e alle relazioni di viaggio. Il viaggio in Oriente descritto dal libro seguì quello compiuto dal padre di Marco, Niccolò Polo, e dallo zio Matteo, mercanti che giunsero alla corte del Gran Khan. Tornati a Venezia, i due mercanti decisero di fare ritorno in Oriente e portarono con sé il giovane Marco. Ai tre, a quanto sembra, venne affidata una missione da parte di papa Gregorio X, ma i contorni di questa missione non sono specificati. Soggiornando a lungo alla corte del Gran Khan, Marco ebbe modo di divenire uomo di fiducia dell'Imperatore mongolo. Per questo sembra che, piuttosto che esercitare la mercatura, Marco si impegnasse a percorrere varie regioni del continente, in particolare la Cina, assolvendo diversi compiti affidatigli dall'Imperatore. Al ritorno a Venezia (1295), Marco fu fatto prigioniero dai genovesi, in un'occasione di cui non si conoscono i dettagli. Relegato al Palazzo San Giorgio di Genova, vi incontrò Rustichello da Pisa, scrittore che si era impratichito in diverse occasioni nell'uso dell'antico francese (la lingua d'oïl) e che aveva usato per comporre diversi romanzi in prosa. A partire dalla narrazione orale di Marco, il testo fu composto da Rustichello originariamente in lingua d'oïl (mista a termini veneziani e italiani) e fu intitolato Le divisament dou monde ("La descrizione del mondo") o, più esattamente: Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l'on conte les merveilles du monde ("Il libro di Marco Polo cittadino di Venezia, detto il Milione, dove si raccontano le meraviglie del mondo"), o ancora, più semplicemente, Livre des merveilles du monde. La scelta del francese fu quasi certamente determinata dalla volontà di diffondere il testo ad una platea internazionale. La redazione di Rustichello è andata perduta, ma ne esiste una che sembra ad essa assai vicina, in lingua franco-veneta. Esistono poi traduzioni in diversi dialetti (soprattutto quello veneto) e in diverse lingue, oltre ad una versione in latino, che fu ricavata da una perduta versione in veneto e che contiene passi non conservati da altre versioni. Il testo fu, insomma, sottoposto a pesanti rielaborazioni, che, se pur si sono sovrapposte al dettato originale, testimoniano di un grande interesse verso il testo da parte dei trascrittori, che vi includettero forme linguistiche e stilistiche assai eterogenee. Il testo è diviso in capitoli, provvisti di rubriche che ne sintetizzano i contenuti. L'opera è preceduta da un prologo che accenna all'esperienza personale di Marco Polo. Vengono via via descritti sistematicamente diversi paesi d'Oriente e tali descrizioni vengono accompagnate talvolta dal racconto di eventi reali e immaginari. La corte del Gran Khan è descritta nell'ampia sezione centrale del libro: vengono esposte le vicende storico-militari del regno. Il titolo italiano dell'opera deriverebbe da Milion, il soprannome che contraddistinse il ramo della famiglia Polo cui apparteneva Marco. Derivato forse da Emilione, nome di un antenato, fu mantenuto dalla casata sino alla sua estinzione nel Quattrocento. Questo titolo figura nella più antica versione toscana (inizi del XIV secolo) ed è quello che adotteranno le edizioni moderne a stampa. Una volta tornato a Venezia, Marco si impegnò a diffondere il testo, che fu tradotto in diverse lingue e più volte trascritto (sono attestati circa centocinquanta manoscritti prima della diffusione della stampa e, successivamente, un numero enorme di edizioni a stampa). Quest'opera ebbe una grande importanza per la conoscenza del lontano Oriente e contribuì a segnare l'inizio di una nuova epoca: quella in cui l'uomo europeo si affacciava al mondo esterno con sguardo curioso e indagatore, come un conquistatore sicuro di sé e dei propri mezzi. Il genere letterario che iniziò a conquistare il pubblico fu, appunto, il racconto di viaggio, che per gente abituata a non lasciare mai il proprio borgo, rappresentava un'evasione fantastica da un indiscutibile fascino (si pensi alla novella boccaccesca di frà Cipolla).

Fonte: Wikipedia

Bibliografia

Al di là di Altrove - Storia della Geografia delle Esplorazioni - Ilaria Luzzana Caraci, Mursia Editore

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