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martedì 12 aprile 2016

DEMONI BONARI E PREGHIERE MAGICHE

Lille PdBA fetti gregoire.jpgDopo aver parlato brevemente di quelli che ho definito “santi vendicativi”, passo ad illustrare la tradizione dei “demoni bonari”, cioè quelli che, per bisogno di riscatto, cercano di guadagnarsi il paradiso, oppure che dimostrano di compiere il male involontariamente. Un esempio di questa seconda tradizione lo da Gregorio Magno nei suoi Dialogi (I – IV, 7), in cui narra le vicende di una suora che, entrata nell'orto, mangia una foglia di lattuga strappandola dalla pianta, e dimentica di fare il segno della croce. Il diavolo, così, ne prende possesso ed inizia a lamentarsi del fatto che lui si trovasse sulla foglia per i fatti suoi e non avesse avuto alcuna intenzione di entrare nel corpo della religiosa; a questo punto, perciò, all'ordine dell’abate di andarsene, lo fa di buon grado (“Che ho fatto? Che ho fatto io? Me ne stavo seduto su un cespo di lattuga. E’ venuta costei e mi ha dato un morso”). E’ dunque evidente che la percezione delle pratiche culturali fosse, come si diceva all'inizio, molto confuso ed influenzato in gran parte dai vecchi riti pagani, come dimostra, anche, la relativa sovrapposizione dei caratteri positivi e negativi sui santi e sui demoni, i quali mancano ancora, in questa fase iniziale, di tratti marcatamente positivi o negativi, caratterizzazione che si specificherà solo con il tempo.

Infatti, nell’Historia Francorum di Gregorio di Tours (V - 14), vediamo un conte franco che, prima di eseguire l’ordine impartitogli dal suo signore di uccidere un uomo, si affida alle predizioni, rifacendosi, dunque, più ad un passato magico e pagano che non al nuovo culto, nonostante il velo di cristianità che si vuole dare alla richiesta (“Il re Chilperico fece pervenire una lettera scritta al sepolcro di S. Martino, dove era espressa la richiesta per il beato Martino di rispondere se fosse consentito portar fuori dalla basilica Gontrano oppure no”).

Per quanto riguarda questa tematica si può prendere ad esempio anche Beda il Venerabile, il quale nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum (IV – 22 - 20) narra la liberazione del guerriero Imma, avvenuta, come per magia, grazie alle preghiere del fratello sul corpo di un defunto che credeva essere Imma stesso; ad ogni preghiera le sue catene si scioglievano di più. Dunque, sebbene l’intento dell’autore fosse di dimostrare l’onnipotenza divina, l’uso e la percezione delle preghiere erano, ancora, gli stessi delle antiche formule magiche, che operano in modo meccanico: sono preghiere funebri, ma vengono recitate per un vivo sul cadavere di uno sconosciuto, ma il loro potere salvifico non diminuisce.

Ciò dimostra, altresì, che, in fase iniziale, non sono solo le masse contadine a percepire la nuova religione monoteista come una fusione tra nuovi riti ed antiche pratiche magiche, ma anche gli intellettuali, come nel caso appena presentato. Nell'uso delle nuove preghiere, la funzione è ancora intesa come pratica e finalizzata a muovere l’intervento divino, esattamente come negli antichi sacrifici pagani.

Articolo di Valentina D'Innocenzi. Tutti i diritti riservati.

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