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martedì 12 dicembre 2017

IL NATALE NEL MEDIOEVO: LE ORIGINI, I SIMBOLI, I PERSONAGGI

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Come si viveva il Natale nel Medioevo? Di certo era ben lontano dalle tradizioni attuali. La caduta dell'Impero Romano d'Occidente del 476 e ancora prima la promulgazione dell'editto di tolleranza da parte di Costantino nel 313 consentono al cristianesimo di trovare terreno fertile nel mondo occidentale. Con l'ascesa del Cristianesimo, il culto pagano, preponderante fino all'editto dell'imperatore, si vide depauperato di due riti fondamentali che avvenivano proprio nel mese di dicembre: i Saturnalia (17-23 dicembre), feste orgiastiche dedicate a Saturno, e la festa del Sol Invictus che si festeggia proprio 25 dicembre i cui attributi furono ripresi anche dal culto cristiano, basti pensare che fu Leone Magno che assegnò l'epiteto "vero sole" a Cristo imprimendo un fortissimo colpo al rito pagano.

Natale contro paganesimo ed eresie

Sempre Leone Magno trasformò il Natale in una festa atta non solo a sopprimere i culti pagani ma anche per combattere le eresie riguardanti la natura di Cristo (quella gnostica che separava il Dio uomo dal Dio Divino, quella ariana che poneva su un piano superiore la Natura di Cristo, quella monofisita che attestava come unica, la natura divina d Cristo, e quella nestoriana che vedeva uomo e Dio che convivevano in Cristo). 

I simboli del natale?

L'elemento cardine del Natale è il presepe il cui allestimento risale ai tempi di San Francesco d'Assisi, ma vi siete mai chiesti le origini dei singoli elementi che lo compongono? Il primo a descrivere la Natività è Luca il quale non specifica una stagione particolare per la nascita di Cristo ma evidenzia la presenza della mangiatoia. Il bue e l'asinello non compaiono nei Vangeli ma sono stati inseriti da Origene che riprese una profezia di Isaia secondo la quale “un bue ha riconosciuto il suo proprietario e un asino la mangiatoia del suo padrone”[1]; in realtà, Isaia non si riferiva a Cristo e il bue e l'asinello altro non è che la rappresentazione di pagani ed ebrei per rafforzare l'universalità della venuta in Terra del Cristo.

Dal VII secolo appare la mangiatoia, grazie a Pseudo Matteo [2], ma anche questa volta è una rielaborazione di una lettura di Isaia che vedeva Cristo nato in una grotta di pietra, metafora delle molte difficoltà della vita. Matteo, di contro, non specifica il numero dei Magi. Sarà ancora una volta Leone Magno a stabilirne il numero e i nomi: Melchiorre (re della luce), Baldassarre (Signore dell'Aurora) e Gaspare di cui si ignora ancora il significato. I doni che essi portavano erano l'oro (avvento di un re), incenso (avvento di una divinità) e la mirra che rappresentava il trionfo sulla morte essendo un unguento che veniva utilizzato per le imbalsamazioni. Grazie a San Francesco e all'allestimento del presepe nel 1223 tutti gli elementi descritti fino ad ora entrano nell'iconografia classica e tradizionale del Natale cristiano. 

Annotazioni

[1] Fonte Web: Sito Resorgentia.
[2] Il Vangelo dello pseudo-Matteo è uno dei vangeli apocrifi. Scritto in latino e risalente tra l'VIII e IX secolo, viene anche chiamato "Vangelo dell'infanzia di Matteo" o "Libro sulla nascita della Beata Vergine e sull'infanzia del Salvatore".

E l'albero di Natale? Non ti resta che leggere l'articolo a questo link!

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